Così nacque la scena estrema italiana – parte 2: thrash metal

Alcune bancarelle delle fiere del disco avevano una caratteristica a me gradita, ovvero una suddivisione non casuale del materiale esposto, che ciascun compratore avrebbe poi mescolato come peggio poteva in seguito a una rapida occhiata. In un tavolino organizzato a scomparti poteva esser presente la sezione dedicata all’Italia: una volta portati a casa Schizo, Negazione e Raw Power, e poi quel Tension at the Seams, fu un vero casino addentrarmi nei sotterranei del thrash metal italiano e dintorni. Ma ovviamente lo feci.

In principio fu Into the Macabre. Rastrellai tutto, dai Bulldozer agli incontenibili Distruzione di Endogena e altre cose tipicamente anni Novanta, di cui si menzionavano sempre gli Extrema, finendo, con ciò, per toglier voce a interpreti efficacissimi come gli In.si.dia. Il solo pensiero che esistessero altri In.si.dia di cui ingiustamente non si parlava a sufficienza destò in me la pericolosa necessità di censire un territorio che andava dalla Valle d’Aosta alla Sicilia.

Iniziò un percorso tortuoso, per mezzo del quale avrei compreso molti aspetti della storica scena thrash metal italiana. L’estetica, innanzitutto, e poi la scelta di cantare in italiano, o l’individuazione del punto di riferimento nella Bay Area piuttosto che nella più vicina Germania: sembrava sì un cazzo di censimento ma era solamente una passione, e le fiere del disco mi offrirono opportunità che difficilmente avrei potuto cogliere in un negozio, perfino nei più forniti e in quelli dotati della celeberrima colonna dell’usato.

Bulldozer-slayer

Bulldozer e amici di un certo livello

I nomi che ho riascoltato di recente

I più noti erano probabilmente gli Alligator. Nei primi due album era come se intendessero tener botta ai voltafaccia tipici degli anni Novanta: rapidi quanto i Sacred Reich di Ignorance, e non meno oscuri dei Devastation di Idolatry, con una voce piena e rauca poterono in un certo senso richiamare i Sepultura. La loro musica era attuale eppure non rinunciava alla velocità, che accantonarono soltanto con il terzo disco, Rules del 1996. Il loro cantante, Gianluca Melino, passò pure per gli Homicide, altra band lombarda di cui ero riuscito a procurarmi una demo tape alla Data Records di Firenze. La domanda che mi ponevo sempre era: come è finita fin qui?

In un certo senso è più facile essere a conoscenza dei Fingernails, laziali, non gli unici che oggi nominerò da quella regione. La loro attività si è fatta costante a reunion avvenuta, ma l’unica pubblicazione storica resta l’omonima del 1988, che a suo tempo ascoltai, ma non mi riuscì reperire in alcun modo. Era una goduria totale basata su doppia cassa, ignoranza alla Bulldozer e una voce letteralmente ereditata dai Motorhead. L’attacco di Dirty Wheels ce l’ho impresso in testa come se ritornasse quotidianamente in loop.

A seguire ho sempre simpatizzato per i Lord Crucifier, che, a dire il vero, scoprii dopo essermi fatto una cultura sugli inglesi Acid Reign. La leggenda vuole che questa band avesse tentato di farsi strada nel paese di Xentrix e Onslaught, rimediando un solo album all’attivo al quale partecipò appunto il futuro chitarrista di Acid Reign e Cathedral, Adam Lehan. Dopodiché sono scomparsi. L’album, The Focus of Life, era una via di mezzo tra thrash metal estremo e soluzioni ai limiti del techno-thrash, più Coroner che scuola americana, con linee vocali incisive e frequenti cambi di tempo.

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La pazzesca scena torinese

Ritornando definitivamente in patria menzionerò gli Headcrasher e, da qui, aprirò un ampio capitolo sulle band che ebbero per base Torino, una autentica scena nazionale nella scena nazionale. Non mi soffermerò però sui Negazione e in generale sui nomi da vetrina: lo scopo dell’articolo odierno è esclusivamente quello di andare a scavare più a fondo possibile.

Complici alcune demo tape spalmate negli anni Ottanta, gli Headcrasher si presentarono del tutto maturi all’esordio, ed è un complimento e allo stesso tempo un enorme fattore di rischio. Pensate agli Atrophy: Socialized Hate era già perfetto così eppure da una giovane band vorresti innanzitutto un processo di maturazione e graduale miglioramento: in certi casi capita di non andare oltre, subito. Il primo degli Headcrasher, Nothing will Remain, era prodotto discretamente ed elegantemente arrangiato: speed ‘n’ thrash con una curiosa amalgama di elementi americani e tedeschi, e brani efficaci come Live or die. A mio avviso non seppero ripetersi col successivo Introspection, dal suono potente, live, eppure un po’ confusionario.

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Jester Beast

Torino era il thrash metal, vi ho detto. Ci metto di diritto i Jester Beast, altra produzione nitida facilitata dalla sua collocazione temporale all’inizio degli anni Novanta. Contemporaneo di Angel Rat, Poetical Freakscream risentì non poco della discografia precedentemente firmata dalla band canadese, arricchendo il tutto per mezzo d’una apprezzabile ruvidezza tedesca. Per qualche anno fece parte della formazione Daniele Ambrosoli, futuro membro dei Marlene Kuntz. Non furono neppure gli unici a rivolgere lo sguardo ai Voivod.

In tal senso, ricevettero buona compagnia dai vicini di casa Braindamage: consigliatissimo Signal de Rivolta,  mentre non ho mai avuto la necessaria costanza per approfondire la discografia seguente, e ricordo soltanto che The Turning Point non mi appassionò altrettanto. Un altro gruppo dotato d’un certo talento erano i Broken Glazz, anch’essi capaci di buoni arrangiamenti appresi perlopiù dalla scuola americana. Apprezzo maggiormente Divine che il seguente Withdraw from Reality, arricchito da una pesantezza di fondo che scardinò un po’ del sano flavour ottantiano che me li aveva fatti assimilare all’istante. Chiudo la parentesi torinese con i Creepin’ Death, autori di uno speed metal piuttosto allineato con la scena tedesca dei primi Deathrow e affini.

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Boarders

Il Nord Italia dei Deathrage

Milano e in generale la Lombardia non furono da meno. Paradossalmente un nome molto seguito erano i Boarders, che però alternarono negli anni un percorso da cover band, principalmente dei Megadeth, a gruppo autore di materiale originale. In tal senso ho avuto modo di ascoltarli solo di recente, stesso discorso applicabile ai Pigspeed, e non in occasione delle demo storiche. Self Conditioned, Self Limited è invece un titolo che ricordo molto bene: segnò il debutto dei milanesi Deathrage ed era una autentica furia, con chitarre ben strutturate e la voce di Mauro Tonon che faticai un po’ a digerire. Il secondo Down in the Depth of Sickness avrà un approccio più estremo e hardcore.

Resto in tema con i Sepolmia, dalla bassa Lombardia. In When we are Upset mi ricordarono i Necrodeath di Fragments of Insanity per la perfetta unione tra materiale decisamente estremo e l’evidente volontà di cimentarsi con arrangiamenti curati. Avevano un batterista pazzesco, Max Pieri, anzi, l’intera sezione ritmica fu di un livello più che apprezzabile. Come nel caso dei Deathrage la voce era un po’ il loro punto debole. Il thrash metal era praticato ovunque anche salendo verso nord. Sempre in Lombardia, a Bergamo, erano attivi i Drunkards: le ritmiche erano quelle di Kill ‘em all e Ride the Lightning, con melodie provenienti tuttalpiù dalla N.W.O.B.H.M.

Salendo in Trentino avremmo trovato gli Still Blind, un nome a conduzione familiare autore di un unico album intitolato Whales. Paragono il loro operato a quello di Sabbat e primi Skyclad, ma è una definizione che fossi in voi prenderei con le molle: avevano ottime intuizioni e potenziale, e gli mancò un po’ di incisività. Lascio il nord Italia con lo speed ‘n’ thrash tecnico degli emiliani Oblivion: un’altra sezione ritmica semplicemente pazzesca, tanta velocità e una voce decisamente vecchia scuola. Si passa ora alle mie zone.

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Tossic

Centro e sud, e soprattutto i Nuclear Simphony

Il gruppo che più mi sono goduto dal vivo furono i Tossic, pisani. Un carattere dissacrante, parodistico, che li rese celebri per lo storico album Il regno del cinghiale e per la militanza, fra le loro linee, del batterista Anton Chaney, lo stesso che avrebbe inciso Panic e Humanomalies con i Death SS, a cui si sommarono alcune collaborazioni con lo stesso Ross Lukather. Firenze e in generale la Toscana negli anni Ottanta e primi Novanta sembrarono maggiormente attratti da altri filoni, e la situazione, in tal senso, è decisamente migliorata nel nuovo millennio.

Scendendo in Umbria si trovavano i M.A.C.E., dalle abitudini decisamente classiche. Ricordo il loro State of Excitement del 1989 come una copertina assurda, uno speed metal assolutamente ottantiano e uno spiccato gusto melodico. E’ un vero peccato che formazioni come questa non abbiamo proseguito la propria attività, falciati via dagli anni Novanta o da una situazione nazionale priva di un adeguato supporto discografico. In Lazio furono attivi per alcuni anni i Maskim, autori di un unico album omonimo che ricalcava certe soluzioni moderne ed aggressive tipiche del power/thrash americano contemporaneo. Si parla del 1992, acquistai questo album un po’ per caso qualche anno più tardi e ne andai piuttosto soddisfatto. Ma la band più estrema dalla regione della capitale erano gli Aggressor, che, con il loro demo del 1985 The Wings of Death, spararono una autentica fucilata di metal estremo, generalmente Hellhammer e varie peculiarità accostabili al proto-black, anticipando d’un nulla The Shining Pentagram per poi scomparire per decenni.

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Nuclear Simphony

Non mancavano nomi interessanti anche al sud. Hard States of Consciousness dei napoletani Randagi fu penalizzato da una produzione davvero al limite per gli standard del genere, e nell’esser contemporaneo a realtà oltreoceano come Rust in Peace rivelava una situazione, la nostra, ancora tutta da definire. Non era questione di incidere un album su major, su Metal Blade o nello studio di registrazione di un conoscente: già in Europa, nel 1990, una produzione decente era alla portata dei più, e il nostro problema continuava ad essere di natura strettamente organizzativa e discografica. Ciò che altrove era ben radicato sarebbe giunto nel Belpaese qualche anno più tardi, e in seguito le principali etichette europee si sarebbero finalmente interessate alle nostre band di punta. Da Foggia uscirono fuori i Thrashing Rage, e non ho idea se presero o non presero il nome dalla storica canzone dei Voivod. Ne cercai il materiale per anni senza successo, e di recente ci ha pensato YouTube.

La Sicilia disponeva invece di una chicca invidiabile, quella a nome Nuclear Simphony. Considero questi ultimi una delle migliori thrash metal band nazionali, il cui Lost in Wonderland fu frutto di anni e anni di gavetta e demo tape evidentemente non rilasciate a vuoto. I punti di riferimento erano soprattutto tedeschi, una sorta di Destruction evoluti (Release from Agony) con qualche ovvio riferimento americano verso i primi Slayer e Dark Angel, e un suono purtroppo deficitario. Segnalo, dalla stessa regione, gli Incinerator, attivi nella seconda metà degli Ottanta.

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Gli italo-sloveni Bullet-Proof nel 2017 (Ph: Marco Belardi)

Conclusioni e generazioni future

Ho certamente omesso o letteralmente dimenticato non pochi nomi, e molti altri, semplicemente, non avrò avuto opportunità di conoscerli nell’intricato labirinto della scena sotterranea italiana. Un po’ perché sono arrivato tardi, un po’ perché trovare questa roba, talvolta, si rivelava una vera impresa. Certe cose ti capitavano sott’occhio, e allora avevi due possibilità: trovarti davanti a una persona competente, che sapesse consigliarti, oppure individuare quei piccoli dettagli presenti su un compact disc, quegli indizi capaci di dirti all’istante che genere suonasse un gruppo, in quale annata fosse uscito l’album e altre cose del genere. Credetemi, non era assolutamente necessario leggere l’anno scritto sul retro, in basso, a caratteri minuscoli: si andava a sensazioni, e ci si azzeccava quasi sempre.

Gruppi come questi, considerati di culto ma nella maggior parte dei casi letteralmente sfortunati, hanno spalancato le porte alla fase successiva. Quella dei Sadist, Node, Electrocution, Distruzione e compagnia varia, del metal estremo di Necromass e Mortuary Drape e di una situazione che man mano si fece più vivibile a livello discografico. Come di recente ho fatto con il Sud America, oggi rendo onore a loro, e un domani mi riferirò alle nutrite schiere dei giorni che corrono. (Marco Belardi)

7 commenti

  • Bravo Belardi, citi nomi che mi commuovono sia per i bei ricordi di gioventù, sia perché capisco che è passato tantissimo tempo da allora. Se non sbaglio, hai lasciato da parte la scena sarda, che fu molto attiva fra la fine degli Ottanta e l’inizio dei Novanta (siamo sempre lì). Qualche nome: Why?, Brutal Mutilation, Ass Ache. Importanti gli Ass Ache, che facevano un grind metallico, il cui bassista Walter era fra i maggiori tape trader italiani (forse il maggiore nei primi 90) e riuscì a collegare molte scene grazie a un enorme lavoro di corrispondenza. Un esempio: nell’estate del ’91 riuscì a far suonare a Nuoro un gruppo internazionale come gli Agathocles. Tanto per dire, a me (che gli scrivevo dal Continente) fece conoscere gente tipo Burzum e Impaled Nazarene, prima ancora che iniziassero a incidere dischi. Dopo l’esperienza Ass Ache, fra il 92 e il 93, nacquero i Calvary, doom-death tecnico molto all’avanguardia per i tempi, che ebbero un discreto successo in Nord Europa, oggi si trovano anche su iTunes.

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    • Conosco i Why?, si li ho lasciati fuori anche se di loro non ero riuscito a trovare niente. Come i thrashing rage è un gruppo che ho ascoltato grazie a internet e non dopo averne trovata la demo o un full, quasi di ogni gruppo nell’articolo avevo qualcosa di originale, eccetto forse tre, massimo quattro nomi come i boarders. Abbiamo abbastanza sardi su MS che se un giorno uno di loro parte compensa alla grande tutto quello che è rimasto fuori a me. Adesso vado a informarmi su quei due gruppi che mi hai suggerito, sono molto curioso

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      • Ciao Marco, grazie per averci citati insieme a questi nomi storici! Dimmi cosa cerchi di nostro e vediamo di procurartelo, Egidio (Boarders)

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      • sono quasi certo di aver ricevuto l’album di cover del 2001 per la webzine in cui scrivevo all’epoca, e di averlo recensito. ricordo benissimo la copertina con le catene, le cose che mi arrivavano singolarmente in cassetta della posta (demo e autoproduzioni) mi sono rimaste molto impresse rispetto ai promo, che erano tutti insieme e poi li smistavo subito. e poi ho sentito l’altro, uscito qualche anno dopo. ero curioso di sentire le demo degli anni novanta perché appunto conoscevo il nome e la provenienza, e il fatto che facevate sia cover che inediti, ma non ho mai trovato nulla

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      • eh qualche parolina in piu’ sui Boarders sarebbe stata gradita, ma ti si vuole bene lo stesso Marco. L’album di cover del 2001 che citi è “All clear for lies” e contiene la migliore versione che io abbia mai sentito di Highway to hell, oltre ad una sublime Victims of fate. In un mondo meno marcio del nostro un gruppo di tal caratura avrebbe fatto il botto… Vabbè, vado a riascoltarmi “The world hates me” per la 74974947493854esima volta 😉

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  • Degli Outrage romani (fautori di un thrash metal) è uscito recentemente il cd con tutti i demo raccolti: Vincenzo Barone(redattore di Hm) te lo manda se solo glielo chiedi !

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  • dimentichiamo i death ss anno fatto pogare bene Milano 😈

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