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Avere vent’anni: MEGADETH – Risk

26 agosto 2019

Generalmente si dice che Cryptic Writings sia l’ultimo album dignitoso dei Megadeth, seguito da una eclissi durata alcuni anni ed interrottasi più o meno con The System Has Failed, Chris Poland, e tutte quelle cose lì. È una bugia, una puttanata, ma anche la versione dei fatti più socialmente accettata che circola esattamente da quegli anni. La realtà è che Cryptic Writings un bel po’ di Risk ce l’aveva già dentro. È del 1997. Load era uscito da un anno, i Metallica già ne pubblicavano un altro sulla medesima linea d’onda – oltre che sessione di stesura – e di conseguenza un rosicone come Dave Mustaine non poteva attendere troppo per rispondere alla mossa dei quattro di San Francisco con quel qualcosa che, più o meno da sempre, chiamiamo allineamento.

Nell’eterna diatriba tra Metallica e Megadeth, ovvero due delle mie band preferite di sempre, io dico sinceramente Metallica. Il fermo immagine che fotografò la band di Dave Mustaine nella sua migliore condizione è quello del 1986, cioè Peace Sells puntini puntini, cioè Poland e Samuelson, cioè due tizi licenziati da un drogato perché a loro volta si drogavano. I Megadeth nel 1986 rasentavano la perfezione; sfortunatamente per loro, i Metallica contemporanei erano quelli di Master of Puppets. Che non mangia in capo solo a puntini puntini, mangia in capo praticamente a tutto da qualunque lato lo vogliate guardare. L’unico momento in cui ho trovato i Megadeth effettivamente superiori ai Metallica fu il confronto tra i due album più elaborati delle rispettive band: l’oscuro e pessimista …and Justice For All dei Metallica e l’elegante, maestoso e goliardico Rust In Peace di Dave Mustaine, oltretutto a bordo di una line-up rifatta per l’ennesima volta, solo che stavolta era stata davvero rimessa a posto. Oltre che rigenerata da una longevità che avremmo potuto accertare più avanti. Nel 1990 i Megadeth scrissero uno dei più bei dischi heavy metal di sempre, ma in particolar modo Dave Mustaine ebbe le palle giganti di interpretare lo speed metal in una maniera piuttosto inedita, il che toccava qualsiasi aspetto: produzione fuori dai canoni, dedizione alle linee soliste, ecletticità totale da parte di tutti quanti i musicisti coinvolti. Dopodiché Dave Mustaine si rimise a guardare che cosa facevano i Metallica, quanto incassavano, e solo la fortuna ha impedito che questo Orrore sotterraneo non lo costringesse a mutilarsi la reputazione pure negli oscuri tempi medievali di St. Anger. Chissà perché, ma in quella specifica occasione non se la sentì proprio. Fred Durst e Wes Borland, in compenso, avrebbero passato il 2003 ad esaltare pubblicamente il lavoro svolto da Bob Rock.

Nel 1997 accade questo: Dave Mustaine non se la sente di fare il salto nel buio totale da Youthanasia, che in sostanza era un buonissimo album di heavy metal con all’interno circa sei pezzi enormi di cui sottolineo la sottovalutatissima I Thought I Knew It All piuttosto che A Tout Le Monde un cazzo. Mustaine, quindi, si distacca soltanto per metà dalla certezza assoluta di riuscire a piacere ancora ai metallari. Scrive un singolo mostruoso come Trust, e ci mette qualche altra canzone carina ripescando alcuni dannati ammiccamenti alle chitarre d’un tempo, fotocopia di quel che accadeva con i Metallica del ritornello di Ain’t My Bitch. Metà dei brani di Cryptic Writings consistono in un piacevole heavy metal un pizzico moderno, ed il resto guarda paurosamente all’hard rock più leggerino, ovvero, quello che già nasce in contrapposizione con la definizione stessa del genere. Due anni dopo Dave Mustaine assume Jean Claude Van Damme come bodyguard per non essere picchiato nei pisciosi vicoli californiani: il cellulare dello spacciatore è spento da un pezzo e senza quella robaccia non si scrive nemmeno una Reckoning Day. I Metallica sono in pieno delirio autodistruttivo e hanno pubblicato roba come Prince Charming: cazzo volete che sia se di Cryptic Writings porterò avanti giusto la metà sbagliata?

Il risultato finale lo chiama Risk e farà scappare Marty Friedman in Giappone: non in Massachusetts, cioè dal lato opposto degli Stati Uniti, bensì dove si parla proprio un’altra lingua, il che è totalmente incomprensibile per un americano. Friedman viene umiliato e costretto a sfruttare lo 0.1% delle proprie capacità tecniche, un po’ la stessa solfa accaduta con un creativo come Nick Menza che – da Countdown To Extinction in poi – si era ritrovato nettamente al guinzaglio e museruola a non poter fare più un fill di numero. Non a caso, Nick Menza all’epoca di Risk aveva già abbandonato la nave per non farvi più ritorno, qualunque sia stato il motivo reale e non ufficiale. L’album partirebbe pure benino, Insomnia non è poi così oscena, e la seguente Prince Of Darkness la definirei addirittura carina. Il singolo del video con Van Damme non lo voglio menzionare perché l’ho sempre trovato insopportabile. Metà album è addirittura agghiacciante, in particolar modo episodi come I’ll Be There fanno male al costato come pugni dati da chi è del mestiere.

La morale è che dividendo per due i contenuti di LoadReload si otterrà un validissimo disco rock con in copertina il logo sbagliato. Ma dieci, dodici canzoni di spessore ce le tiri fuori senza problemi: la stessa Prince Charming, che non è affatto una cima, la conosco pressoché a memoria e la canticchierò appena rivedrò il Bargone per salutarlo. Per quanto riguarda Cryptic Writings e soprattutto Risk, per fare dieci o dodici canzoni di spessore ce ne vorrebbero quattro o cinque di dischi del genere, e non due. Nel 1999 si palesò il fatto che Dave Mustaine sarebbe andato dietro ai Metallica anche al costo di incidere un album ambient con i rumori emessi dai ratti nella stiva di una nave fatiscente, che sta veicolando malattie mortali da un continente all’altro in pieno Ottocento. Fece mezzo milione di copie, LoadReload complessivamente ne avrebbero fatte circa nove nei soli Stati Uniti ma non è questo il punto: mezzo milione di persone che hanno in casa Risk è l’equivalente di una città grande come Genova composta da individui che lo nascondono sotto al letto accanto a polverose videocassette pornografiche. È una roba da far paura in ogni caso. Dave Mustaine non era in grado di comporre una Until it Sleeps o una Fuel: ci mise il tempo occorso a tentare con gli MD.45, questa merda qua e i dischetti con Al Pitrelli per capire che l’unica soluzione era smetterla di fare il guardone con Lars Ulrich. Lo ammise, ne prese atto, e un giorno sarebbe stata una vittoria postuma ma totale sui Metallica stessi, anche se i Megadeth un vero e proprio capolavoro non lo avrebbero comunque rifatto. (Marco Belardi)

6 commenti leave one →
  1. weareblind permalink
    26 agosto 2019 10:31

    Risk è una merda. Load e Reload sono peggio, ma a livelli impensabili.

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  2. vito permalink
    26 agosto 2019 10:37

    a me i megadeth non mi sono mai piaciuti ! sono tecnicamente capaci di scrivere buon metal ma non mi hanno mai coinvolto perche’ conosco esattamente la tipologia di persone alla “Dave Mustaine” proliferano in tutti gli ambienti di lavoro e ogni volta che ne incontro qualcuno finisce alla “Gattuso”!

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  3. Bacc0 permalink
    26 agosto 2019 11:41

    La cosa ridicola di questo album è che pur volendo essere il più smaccatamente commerciale possibile, in realtà era già all’epoca una roba fuori tempo massimo, con quella produzione aor da anziani e quella pseudo elettronica catapultata fuori dal 1985 o giù di lì. Nonostante ciò penso che il fondo vero il buon munstaine lo toccherà con il successivo aborto con al pitrelli, veramente la peggior schifezza mi sia mai capitato di sentire. Risk è talmente improbabile e sbagliato che resta un autentico capolavoro dei vari disasterpieces di quegli anni, rvalmeno i primi due pezzi sono gradevoli, appunto.

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    • Marco Belardi permalink
      26 agosto 2019 11:59

      Il video di moto psycho in tv mi causava sangue dal naso abbondante ogni volta

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    • 26 agosto 2019 12:55

      Acuta osservazione; in effetti il produttore di Risk è Dann Huff, che, oltre a essere uno dei più celebr(at)i chitarristi di studio (ad esempio, l’assolo su Danger Zone di Kenny Loggins, nella colonna sonora di Top Gun, è opera sua), è stato anche il leader dei Giant, un gruppo di culto dell’AOR.
      Resta da capire perché Mustaine abbia improvvisamente deciso di farsi assistere da un personaggio del genere, di indubbio spessore musicale ma molto lontano dalle esigenze sonore dei Megadeth, anziché da qualcuno di più vicino al genere e “sensato” in quell’epoca, come, ad esempio, Terry Date, Brendan O’Brien o Rick Rubin. Sarei curioso di chiederglielo, ma temo mi terrò la curiosità, visto che rispondere a domande non è la cosa che gli riesce meglio, ultimamente.
      E comunque Risk fa schifo, senza se e senza ma.

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