I personaggi delle Tv locali degli anni ’90 – parte 1

Oltre alla famiglia, che è ovviamente la principale influenza di un essere umano, modelliamo i nostri tratti caratteriali anche grazie a ciò che vediamo e sentiamo durante l’età formativa. Se sono un adulto completamente bruciato, insomma, lo devo forse soprattutto ai personaggi delle Tv locali con cui sono cresciuto da ragazzino. È difficile spiegare oggi ai giovanissimi, a distanza di così tanti anni, cosa rappresentassero all’epoca quei canali e quei soggetti strambi. Per averne una vaga idea, bisogna immaginare una realtà delle cose in cui i social network e Youtube non erano nemmeno un’idea (Mark Zuckerberg, alias mister Facebook, è più giovane di me, quindi ai tempi era poco più che un bambino) ed in cui internet era in una fase quasi embrionale lontana anni luce dalla forma moderna, per giunta patrimonio di pochissimi (almeno nel nostro Paese). L’intrattenimento era monopolizzato dalle Tv nazionali, ovviamente obbligate a seguire dei canoni per certi aspetti più liberi rispetto ad oggi, per altri invece più restrittivi. In questo scenario le piccole emittenti erano una sorta di Stato catodico con delle leggi proprie, dove praticamente ognuno faceva il cazzo che voleva. L’unico modo che avevano queste Tv per sopravvivere era la cessione degli spazi. In sostanza chi desiderava vendere e/o parlare di qualcosa pagava queste reti per ricevere in cambio cameraman, studio, luci, regia e tutto ciò che serviva a mettere in piedi una trasmissione televisiva. Almeno l’80% dei programmi era costituito da televendite condotte da soggetti improponibili che cercavano di sbolognare a qualcuno articoli senza né capo né coda e da cartomanti/fattucchiere felliniane che “divinavano” in diretta e nel contempo pubblicizzavano i loro studi privati. Lo schema era molto più semplice rispetto ai canali nazionali: io ti do gli strumenti per andare in diretta, tu mi paghi e dopo puoi dire/fare quello che ti pare. Fine. Sembra una logica assurda in un’epoca come quella attuale, dove tutti si offendono per qualunque cosa ed in cui pure un fotogramma sfigato può fare letteralmente il giro del mondo in meno di un mese, ma ai tempi funzionava esattamente così. La vendita degli spazi era di fatto, come già detto, l’unica fonte di sostentamento delle Tv locali e quindi nessuno poteva permettersi di fare lo schizzinoso. Paghi quanto ti chiedo? Bene, accomodati. Non voglio sapere altro”. Una logica stringente.

L’ovvio risultato della situazione appena descritta fu la nascita catodica di personaggi assurdi che dicevano/facevano qualunque cosa venisse loro in mente pur di rifilare ai telespettatori ciò che cercavano di piazzare. L’apice di questo circo mediatico nato alla fine degli anni Settanta si può collocare nei Novanta: è in questo decennio, infatti, che il meccanismo, ormai consolidato, era una vera e propria realtà in tutto il nostro Paese.

Ho sempre trovato interessante ed affascinante l’orrendo, il grottesco, il brutto, l’assurdo. Del resto, se non avessi avuto questi gusti, come avrei potuto ascoltare gruppi musicali che nei testi parlavano amabilmente, per giunta ruttando, di sbudellamenti, risse sanguinose, merda e mostri sbavanti? È facile capire che da ragazzino io fossi ovviamente un grandissimo fan dei personaggi di cui sopra, che ho sempre visto come un’estensione delle commedie italiane degli anni Settanta ed Ottanta ed anche come una forma di ribellione all’ordine plasticoso delle Tv nazionali. Cercherò di rievocarli tutti in una sorta di speciale suddiviso in più parti non consecutive: ce ne sarà una ogni tanto, praticamente quando mi girerà bene (o male, in base ai punti di vista). Sicuramente ne dimenticherò qualcuno. Il trio Wanna Marchi/Stefania Nobile/Maestro di vita Do Nascimento non ci sarà, perché ne ho già parlato abbondantemente qui.

Il primo personaggio che mi viene in mente, subito dopo il sopracitato trio, è il granitico Roberto “Baffo” Da Crema. Lo conoscerete tutti, quindi non mi dilungherò troppo. Veterano delle televisioni private, ad un certo punto diventò un personaggio anche su quelle nazionali, con tutti i risvolti del caso. Ho ancora impressa nella mente la sua televendita degli scuba, risalente ai primissimi anni Novanta, in cui il Nostro invitava i possessori di Rolex e similari a non esporsi andando in giro con quella tipologia di orologi al polso, optando quindi per i suoi scuba, cioè dei pezzi di plastica colorata da quattro soldi brutti come uno scontro frontale con un camion. Per mostrare ai telespettatori la qualità dei suoi segnatempo, Roberto li infilava in delle bacinelle piene d’acqua, dando così la prova, almeno secondo lui, che fossero subacquei. La sua tamarrissima canzone dance da tagadà, Vendo (Parola di Baffo), è ormai storia. Il suo modo di parlare “asmatico” e velocissimo ha tolto il fiato a mezza Italia. Intramontabile.

Rimanendo sempre in tema piazzisti, è impossibile non citare un altro vero e proprio gigante della materia, Roberto Artigiani. Toscano, dall’età indefinita compresa tra i 65 ed i 70 (rimaneva sempre uguale nonostante i decenni trascorsi), ha praticamente dedicato la sua intera esistenza a vendere cinesate scrause sulle Tv private. Per me i suoi best seller erano due: il portentoso Magic Harry e la megagalattica Power Player Super Joy (e tutte le sue varianti, praticamente quasi identiche a questa, ma con nomi diversi ed un’altra scocca). Partiamo da quest’ultima: in sostanza si trattava di una semplicissima console per videogames, una delle tante imitazioni cinesi (dette comunemente famiclones), con i giochi ad 8 bit già in memoria, emulati male e tra l’altro senza licenze o permessi legali. A partire dagli anni Novanta, questi aggeggi si trovavano (e si trovano ancora oggi) in giro praticamente ovunque a due soldi. Spesso cambia l’esterno, che via via che passa il tempo imita esteticamente la console del momento, ma ciò che c’è “dentro” è sostanzialmente invariato da secoli. Il prode Artigiani presentava la sua Power Player Super Joy come l’ultimo ritrovato della tecnica in fatto di videogiochi, per giunta proposta ad un prezzo a suo dire vantaggiosissimo, nonostante costasse più del doppio rispetto ai negozi fisici dell’epoca. Tra l’altro questi cloni, come accennavo prima, non erano nemmeno legali al 100%, ma eravamo sulle Tv private degli anni Novanta e valeva tutto. Nonostante l’immarcescibile televenditore toscano dicesse un sacco di fregnacce, ti faceva venire letteralmente voglia di credergli e di comprare almeno quindici delle sue prodigiose macchine da gioco. I video che si trovano in giro spesso riportano il prezzo in euro, segno che la console, già obsoleta e scadente agli inizi, è stata riproposta in varie salse per anni.

Il Magic Harry, invece, era un rasoio elettrico, ovviamente cinesissimo, con il quale in teoria potevi tagliare e/o modellare barba e capelli. Artigiani ripeteva a più riprese che il miracoloso marchingegno fosse nuovissimo e che grazie al suo utilizzo lui stesso riuscisse a risparmiare i soldi del barbiere da dieci anni. Inutile dire che il prodotto in questione qualche tempo dopo, con l’avvento massiccio dei negozi dei cinesi nel nostro Paese, fosse reperibile a meno della metà del prezzo. Ah, ovviamente non serviva ad un cazzo di niente.

Aggiungo come bonus un altro mirabolante prodotto venduto dal fenomenale toscano nei primi anni Duemila, il Clear Coat (nome che quel gran campione di Robertone pronunciava esattamente nella maniera in cui si scrive), cioè una specie di pennarello grazie al quale era possibile, stando alle parole del sempre ottimo Artigiani, eliminare qualunque graffio (che lui definiva sgraffio”) dalla carrozzeria. Durante la televendita il diabolico Artigiani rigava con un chiodo fiancate di auto, moto e camper e subito dopo eliminava i vistosissimi segni causati dall’odioso atto vandalico con il fantasmagorico Clear Coat. Mi sentirei un coglione a spiegare l’evidente trucco e mi tocca pure dire che mi ha sempre stupito il fatto che un qualunque essere umano dotato anche soltanto del QI di un babbuino in coma potesse credere ad una simile puttanata. Il prodotto in questione già ai tempi veniva venduto con nomi diversi praticamente dappertutto (supermercati, negozi di ricambi per auto, altre televendite, cinesi, eccetera), spesso pure ad un prezzo inferiore, e fu anche oggetto di un’inchiesta. Non che ce ne fosse davvero bisogno: era lapalissiano che si trattasse di un’emerita cazzata senza senso, ma la gente, si sa, crede a tutto ciò che vede in tv o su internet.

Non so che fine abbia fatto l’immenso Roberto Artigiani, ma lo immagino ancora lì, con i suoi modi da rappresentante porta a porta degli anni Sessanta, vestito alla stessa maniera e con il solito aspetto di sempre, che fa venire voglia a chiunque si imbatta nelle sue televendite di comprare le sue tremende ed inutili cinesate a prezzo maggiorato.

Con il terzo personaggio inauguriamo il filone maghe/fattucchiere/veggenti/cartomanti. Uso il femminile perché erano per buona parte donne, ma, come vedremo in seguito, c’erano anche gli uomini. Agli inizi funzionava così: la “maga” era in diretta, con un comunissimo numero di rete fissa in sovrimpressione. Telefonando, il postulante aveva diritto a fare una singola domanda alla quale la fattucchiera di turno, nella stragrande maggioranza dei casi, rispondeva con l’ausilio dei tarocchi. Ovviamente si trattava di uno specchietto per le allodole, perché le risposte erano praticamente sempre evasive e generiche e – pensate che coincidenza –  necessitavano quasi tutte di un approfondimento da effettuare nello studio della veggente, chiaramente lontano dalle telecamere della rete e da qualunque altro occhio indiscreto. Fondamentalmente il business era questo: dimostrare delle capacità “magiche” rispondendo alle telefonate, quasi sempre effettuate da dei complici, per poi attirare i telespettatori, chiamanti e non, nell’intimità della propria attività individuale, cioè la vera fonte di guadagno di questi soggetti. Un lunghissimo spot televisivo basato sua una finta verità, insomma. Qualche anno dopo arrivarono le linee a tariffa maggiorata (144, 166, 899, eccetera) che in un solo colpo, per giunta mantenendo quasi invariato il meccanismo di cui sopra, facevano guadagnare la cartomante, la rete ed il gestore telefonico. La formula era talmente conveniente che fu adottata praticamente da tutti/e, tranne una (o quasi), con la quale mi sembra giusto cominciare: Nascia Prandi. Questa “compagine”, com’è semplice intuire, era composta da soggetti assurdi e a dir poco bizzarri, ma Nascia spiccava anche in rapporto al già pazzesco contesto, perché era davvero oltre ogni limite.

I dettagli della vita privata della Prandi sono stranamente molti per i canoni di questi personaggi, perché era lei stessa a sciorinarli durante le sue interminabili trasmissioni (reali o inventati che fossero).

All’anagrafe Luciana Furlan, l’istrionica maga televisiva nasce in Veneto nel 1931. Da ragazza è molto carina: i concorsi di bellezza vinti e i servizi fotografici non si contano. A poco più di vent’anni si trasferisce a Milano in cerca di fortuna. Inizialmente lavora in una pasticceria del centro come cassiera. Sposa un giornalista, da cui poi prenderà il cognome che utilizzerà in video. Ad un certo punto il marito muore, probabilmente a causa di un tumore.

Pittrice amatoriale (non di rado portava le sue opere in trasmissione), amava spesso ricordare in Tv le sue mostre degli anni Settanta, con tanto di contributi fotografici, in cui tra l’altro era sovente immortalata in compagnia di personaggi famosi. Erano innumerevoli anche gli articoli di giornale esposti fugacemente in diretta, nei quali, almeno a detta sua, veniva incensata dall’articolista di turno sia in quanto pittrice che come sensitiva.

La sua “carriera esoterica” è antecedente rispetto a quella televisiva: le prime apparizioni catodiche dovrebbero risalire agli inizi degli anni Ottanta nelle Tv private lombarde, poi anche in quelle venete, sino ad arrivare alla seconda metà dei Novanta, periodo in cui era praticamente ovunque, Sud compreso. Le sue dirette erano letteralmente incredibili. Duravano mediamente oltre un’ora ed avevano come sottofondo, in loop, Imagine di John Lennon (per lei “la canzone dei bitles”, ovviamente pronunciato esattamente così). L’argomento principale era la salute (tematica anni dopo bandita per legge dai programmi di questo genere) e le trasmissioni erano sostanzialmente suddivise in due parti: lei che si autoincensava definendosi, tra le altre cose, “una paragnosta” o “l’unica veggente al mondo”, con tanto di inviti a registrare le sue previsioni da tramandare ai posteri (ovviamente non ne azzeccava una nemmeno per sbaglio) e poi le telefonate, a loro volta ripartite in due tipologie: quelle positive e quelle negative. Le prime arrivavano molto probabilmente da complici o da amici/clienti sempliciotti, che prima la adulavano per un buon numero di minuti mentre lei gongolava, poi ponevano una domanda alla quale Nascia rispondeva chiaramente beccando tutto. Le seconde, invece, venivano effettuate da soggetti casuali, per la Prandi spesso colpevoli di porre quesiti stupidi non all’altezza dei suoi immensi poteri, oppure, peggio ancora, si trattava di persone poco assertive, quindi non funzionali ai suoi affari: non poteva permettersi, insomma, di fare una figura di merda in diretta sbagliando qualche “veggenza” e quindi, con delle scuse, regolarmente buttava giù il telefono in malo modo.

Una delle peculiarità della Prandi era il suo terrificante abbigliamento. Non è facile descriverlo, perché era davvero una delle cose più assurde del mondo. Provate ad immaginare un misto tra Moira Orfei, Wanda Osiris, Madonna dei tempi d’oro e Platinette, ma ancora più kitsch. Non era semplicemente allucinante, ma proprio allucinogeno.

Le “consulenze” di Nascia si svolgevano in questo modo: si copriva gli occhi con le mani, fingendo di concentrarsi come se andasse in una sorta di trance sciamanica, e dopo pochi secondi esplicitava tutto ciò che aveva “visto” sulla persona che attendeva il responso al telefono. A prescindere dall’argomento della domanda, lei tirava spesso fuori dei problemi di salute del postulante e non di rado consigliava consulti medici o addirittura farmaci. In alcuni casi si trattava di malanni di poco conto, come ernie lombari o gastriti nervose, altre volte, invece, vomitava tumori e morti certe come se piovesse. Un altro momento praticamente fisso delle sue trasmissioni consisteva nella lettura dei “diplomi” (così li definiva lei), cioè delle presunte testimonianze di clienti ai quali aveva salvato la vita prevedendo in tempo utile eventi catastrofici come incidenti stradali, malattie mortali, tentativi di suicidio e chi più ne ha più ne metta. I “diplomi” erano testi scritti da lei stessa, a suo dire sotto la dettatura del cliente “salvato”, su miriadi di agende e quaderni. Un’altra costante dello show prandesco era la declamazione delle sue poesie, accompagnate spesso da riflessioni sulla vita o sulla società in continuo mutamento (in peggio, manco a dirlo). Affermava frequentemente di aver avuto clienti altolocati, come Ranieri di Monaco o Stavros Niarchos.

Alcune sue manifestazioni di mitomania e/o paranoia in breve: la scoperta dell’identità di un serial killer svizzero; il ritrovamento di un bambino rapito (sempre svizzero); l’amicizia con Little Tony, il quale però durante una trasmissione della Rai aveva finto di non conoscerla, nonostante lei lo avesse più volte aiutato nei periodi di declino artistico; una lite furibonda con Mara Venier a Domenica In; i suoi vicini (di ogni sua cazzo di abitazione) sempre e comunque maleducati, delinquenti e molestatori; furti e truffe da parte di chiunque; migliaia di vite salvate grazie ai suoi poteri; invettive varie contro i suoi concorrenti maghi, tutti truffatori (tranne lei, ovviamente). I suoi monologhi davano lo stesso effetto del crack.

Nei primissimi anni Duemila Nascia ebbe una sorta di dissing con Mediaset. Era esploso da poco il notissimo caso Wanna Marchi, quindi molte trasmissioni delle Tv nazionali trattavano quell’argomento invitando soggetti analoghi per dare colore e vivacità al dibattito televisivo. La Prandi riteneva di essere stata diffamata in quanto associata ai “maghi truffatori dai quali, urlava ogni volta, si sentiva lontana anni luce. Le invettive principali erano rivolte a Paola Perego e, soprattutto, a Maurizio Costanzo, reo, secondo la versione prandesca, di averla inserita nel suo celebre talk show serale trattandola malissimo, per giunta negandole i rimborsi promessi ed avendo inoltre effettuato tagli e montaggi atti a farla apparire in video come una persona disonesta. Nascia era talmente incazzata che, dopo innumerevoli insulti, arrivò addirittura a minacciare di morte Costanzo in diretta (“vengo lì con il fucile”). Memorabili anche i suoi strali contro gli inquilini del condominio in cui risiedeva temporaneamente, per lei maleducati e rumorosi a tal punto da impedirle di dormire, e contro gli operai di una ditta edile che, come raccontava spesso e volentieri, oltre a non aver svolto bene il loro lavoro, avevano pure tentato di derubarla e stuprarla. Sarebbe stato divertente chiederle come mai una sensitiva del suo livello non fosse riuscita a prevedere i problemi con il vicinato, con l’azienda incaricata di ristrutturarle la villa (principesca e senza citofono da sempre per sua scelta) e con Mediaset.

Nascia Prandi è morta nel 2017 alla veneranda età di 86 anni. Si era ritirata già da tempo, ma continuava e continua ancora oggi a vivere grazie agli innumerevoli video reperibili su Youtube e ad un sito ufficiale, pieno di sue foto d’epoca (alcune anche un tantino osé) e di previsioni nefaste (ce ne fosse una giusta, ma che ve lo dico a fare?). Un personaggio mastodontico che travalicava il concetto stesso di trash, nonché un vero e proprio must per tutti gli amanti del genere.

Il prossimo soggetto è un misto tra le due categorie fino ad ora descritte: vendeva dei prodotti, ma di natura esoterica. Sono fermamente convinto che siano pochissime le persone, dai 35 anni in su, che non abbiano mai sentito nominare la signora Famoso Iole (proprio così: prima il cognome e poi il nome), una ruspante maga ternana, ed il suo potentissimo talismano. Nella prima metà degli anni Novanta era possibile imbattersi nei suoi surreali spot praticamente su tutte le Tv private d’Italia. Ne ricordo diversi, ma il più noto era lungo circa sei minuti: all’inizio mostrava una serie di grottesche testimonianze rilasciate da palesi figuranti che giuravano di aver cambiato in meglio la loro triste esistenza grazie al miracoloso talismano della signora Famoso. Terminata questa sequenza, partiva la pubblicità vera e propria in cui una serissima voce narrante tesseva le lodi del magico prodotto e degli incommensurabili poteri di Iole, il tutto mentre scorrevano immagini di statuette africane e cinesi completamente a caso, nonché del talismano stesso, accompagnate da un’inquietantissima ed ipnotica musica di sottofondo. Non mancavano nemmeno i testimonial illustri: Rosanna Fratello e Sandra Milo.

La notorietà raggiunta dalla signora Famoso (nomen omen, è proprio il caso di dirlo) fu tale da farle guadagnare addirittura una citazione (“Sento una forza dentro di me che neanche io so spiegare come”) in Burattino Senza Fichi di Elio e le Storie Tese.

L’epilogo della carriera (mediatica e non) della mistica divinatrice ternana arrivò nel 1996, anno in cui finì in manette insieme a tutti i suoi dipendenti. Il teatrino era stato messo in piedi dalla stessa fattucchiera umbra e da un suo strettissimo collaboratore, un ex cameriere di Viterbo. I talismani, dei pezzi di metallo scadente che imitavano nella forma le monete cinesi, venivano prodotti su commissione in un laboratorio di Arezzo al costo di mille lire al pezzo, per poi finire venduti in tv a 270.000 lire l’uno (circa un quarto di uno stipendio mensile medio dell’epoca). Il giro d’affari era enorme. Da quel momento in poi, è quasi superfluo specificarlo, la mefistofelica Famoso Iole ed i suoi spot magnetici sparirono per sempre dall’etere. Di lei non si hanno più notizie da allora.

Se dovessi citare il primo personaggio delle Tv private di una volta del quale io abbia memoria, non potrei fare a meno di nominare il superlativo Mago Nicola, al secolo Nicola Quarta, salentino Doc di Corigliano d’Otranto. Da bambino (parliamo di oltre trent’anni fa) trascorrevo ore a guardare i cartoni animati giapponesi trasmessi giornalmente dalle Televisioni regionali ed una delle pubblicità più martellanti dell’epoca, infilata magari tra una puntata di Mazinga ed una di Devilman, era proprio quella dell’imbonitore salentino. Ricordo due spot. In uno, il mio preferito, il potentissimo Mago Nicola era su una scogliera e muoveva lentamente le mani indossando un mantello nero. In sottofondo c’era una musica molto evocativa tipo film horror anni Settanta (organo compreso) che andava mentre una professionalissima voce fuori campo, stile documentario, prima sciorinava il pregevole curriculum dell’esoterista e poi elencava le sedi di tutti suoi studi privati, sparsi tra la Puglia ed il Lazio. Rimanevo letteralmente incantato di fronte al sopracitato capolavoro. Purtroppo questa particolare pubblicità oggi è letteralmente introvabile.  Sono riuscito però a scovare il secondo spot di quegli anni, inferiore all’altro ma comunque assolutamente degno di nota: la musica era sempre la stessa, così come la voce narrante, ma il testo era più lungo. Qui veniva specificato addirittura che Mago Nicola fosse “diplomato in scienze occulte” e “vicepresidente associazione maghi d’Italia” e che  fosse in grado di eliminare “qualunque negatività grazie ai suoi poteri satanici”. Sì, diceva proprio SATANICI”. Nel video in questione era possibile inoltre ammirare l’illustre occultista intento a leggere la mano ad una tizia o a maneggiare i tarocchi.

Nei tardi anni Novanta l’ottimo Nicolino riuscì ad intrufolarsi nelle trasmissioni calcistiche di alcune Reti private (una delle quali condotta addirittura dal compianto Aldo Biscardi), dispensando previsioni e pareri, e qualche anno più tardi, nei primissimi Duemila, fu spesso ospite di Bruno Vespa a “Porta a Porta” quando si parlava a giorni alterni della solita onnipresente Wanna Marchi e del mitologico Maestro di vita Do Nascimento.

Il Mago Nicola è finito in tribunale svariate volte, sempre con la stessa accusa (truffa), ed ha anche subito diverse condanne. Le sue vicende giudiziarie erano spesso molto simili: eseguiva rituali e preparava filtri a delle clienti, di quelli che in teoria servirebbero a far ritornare l’amore perduto, ma puntualmente non succedeva una minchia. Sapete qual è il paradosso? La sua storica compagna, con la quale ha delle figlie ed a cui aveva intestato tutti i suoi averi per ovvi motivi, un giorno lo ha sbattuto fuori di casa cambiando la serratura e si è messa con un altro. Forse in quel momento i suoi famosi poteri satanici erano scarichi, fatto sta che ad oltre settant’anni ha praticamente perso tutto in un certo senso proprio a causa di un amore perduto.

Lo status qui sale vertiginosamente, perché è arrivato il momento della signora Rita Russo, una cartomante/sensitiva napoletana della vecchia scuola. Le peculiarità di questa donna erano due: la lingua ed i modi. Parlava un idioma che in sostanza era un misto tra il dialetto napoletano ed un “italiano” molto simile a quello di Diego Abatantuono quando interpretava il terrunciello. Il suo modo di trattare i telespettatori, poi, era davvero tutto in programma. Credo fosse l’unica cartomante televisiva che insultava la gente che la chiamava, nonostante il suo fosse un numero a tariffa maggiorata che costava una barca di soldi. Se decidevi di chiamarla, in sostanza dovevi partire dal presupposto che ti saresti ritrovato con molti soldi in meno e diverse badilate di merda in faccia in più. Se Rita vedeva un amante, tu ce l’avevi e non potevi negarlo, altrimenti ti mandava a fare in culo. Se invece era tuo marito ad avere l’amichetta, la colpa era la tua perché non eri in grado di fare“i lavori” (tradotto dal ritarussese all’italiano: “soddisfare sessualmente il tuo partner”). Se il tuo fidanzato era impegnato, lei lo percepiva subito e tu, di conseguenza, eri una zoccola sfasciafamiglie. Le sue infallibili carte napoletane sapevano tutto.

Vittima, per sua stessa ammissione, di una depressione cronica, intratteneva spesso i telespettatori, tra una telefonata e l’altra, parlando del suo psicologo e consigliava a chiunque di consultarne uno. Passava in un attimo dal riso al pianto, dalla calma all’ira, dalla gioia al dolore e ritorno. Memorabili i suoi aneddoti personali: era stata ripudiata dalle sue sorelle perché aveva previsto la morte di una persona, situazione che le aveva fatto guadagnare l’etichetta di strega malvagia. Raccontava anche di aver sventato un traffico di bambini collaborando con la Polizia. Innumerevoli le volte in cui parlava della sua sensitività, per lei un grande dono ma anche fonte di enormi sofferenze. Da annali i suoi sproloqui senza né capo né coda sull’occulto, un assurdo minestrone di cristianesimo, filosofie orientali, magia, tradizione del Sud, santeria, religioni africane, buddismo e mille altre cose ad minchiam.

Pubblicizzava, come quasi tutti i suoi colleghi, il suo studio privato, commettendo però un errore madornale: dava in diretta il numero di rete fissa di casa sua per fissare gli appuntamenti, finendo ovviamente vittima di decine di scherzi telefonici di ogni genere.

Ripeteva a più riprese che avrebbe smesso di lavorare solo una volta “sistemati” tutti i suoi figli (tre o quattro, non ricordo con precisione) e così fece. In rete, stranamente, i video delle sue storiche dirette sono pochissimi e molto brevi, mentre è possibile reperire intere trasmissioni campane successive, tipo talk show, in cui è stata ospite.

Chiudo in bellezza con un vero e proprio mito della mia adolescenza: il cartomante napoletano Gennaro D’Auria. Gli mancavano diverse dita della mano destra, aveva il labbro leporino, il setto nasale deviato, indossava sempre e comunque gli occhiali da sole ed aveva costantemente la camicia quasi completamente sbottonata. Le leggende metropolitane su queste sue particolarità si sprecavano: secondo alcune, da ragazzino si era beccato dei colpi di pistola che lo avevano mutilato e deturpato, altre invece davano la colpa ad un petardo.

Esattamente come la signora Famoso Iole, Gennaro fu citato da Elio e le Storie Tese: Cicciput, album del 2003, prende il nome da una creatura gennaresca, una sorta di angelo benefico invocato più volte dal Maestro durante le sue oniriche trasmissioni.

Urla, colpi di teatro, radio, sceneggiate napoletane, allusioni sessuali esplicite, Striscia la Notizia, Paolo Bonolis, morti invocati, pisciate, zoccole, omosessuali repressi, nomi a caso, entità, sigarette, sudore, insulti, pernacchie e tanto altro. Descrivere a parole il mondo di Gennaro D’Auria è letteralmente impossibile, ma per fortuna i numerosissimi video reperibili su Youtube ci vengono in aiuto. Unico ed irripetibile. (Il Messicano)

 

14 commenti

  • Ne dico un’altra, su una TV regionale del Lazio c’era un comitato molto serio e spartano, capitanato da una signora bionda con gli occhiali, che mandava in onda i discorsi del Caro Leader nordcoreano e li commentava trattandolo come una divinità esattamente come se fossimo a Pyongyang ! Erano dannatamente seri, non era satirico. Se non ricordo male chiedevano anche soldi per la “causa”.

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  • Messicano non dimenticarti di Maurizia Paradiso e del suo “Op Op su bel duro!”.

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  • Personalmente mi ricordo benissimo Sergio Baracco della SM gioiellieri di Valenza, poi ripreso dai fichi d’india e finito più volte su “mi manda lubrano” sui rai 3. Imperdibile.

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  • Nessuno ricorda quella specie di trans, Nicoletta Paciaroni, che alternava sensitivismo e spogliarelli?

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  • Madonna che vaso di Pandora che hai scoperchiato.
    Ce ne era una discreta collezione anche dalle mie parti di maghi e ne ho guardati un sacco. Ne ricordo una in particolare (il nome non lo ricordo) che mentre guardava le carte iniziava a buttare là ipotesi a casaccio, tipo “ma il suo matrimonio sta andando bene?” se la signora all’altro capo del telefono diceva di “no” prontamente annuiva come a dire “eh, vede, lo dicevo io”, se invece dicevano di “sì” non si scomponeva affatto e replicava “allora MEGLIO COSI'”.

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  • ragazzi in che loop catodico mi avete fatto finire… quanti ricordi.. e mentre leggevo mi inorgoglivo del fatto di riconoscere questi figuri.
    Eloquente comunque il fatto che una pubblicazione su un argomento del genere, di 20 e più anni fa, possa trovare spazio e suscitare tanto entusiasmo (il mio compreso) su un blog che tratta di heavy metal. Mancano protagonisti, mancano idee.

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  • Ma gli orologi del Baffo non erano i “Watch”?, E sbatteva fortissimo continuamente il palmo della mano sul piano del tavolo…

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  • Beh all’epoca c’era mai dire tv che ne lanciava parecchi di questi soggettoni e cmq è vero che nelle tv locali c’èra una cazzo di anarchia impensabile oggi. Ma vi ricordate quando la vecchia cara T9 mandava i pornazzi censurati verso le 2 di notte. UNa cosa assurda…

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  • Sento una nostalgia dentro che neanche io so come

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  • E naturalmente il mago Gabriel.

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  • Chi ha memoria mi aiuti!! Ho il vago ricordo di una televendita del grande baffo dove proponeva un idromassaggio da vasca. La cosa bella è che utilizzava una modella completamente nuda in una vasca trasparente!! quanti bei ricordi!!

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