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Wanna Marchi nasce il 2 settembre del 1942 a Castel Guelfo, un piccolo centro della provincia di Bologna, in una numerosa famiglia contadina. Siamo in pieno conflitto mondiale e l’Italia è un Paese in ginocchio. Il destino di Wanna sembra scontato, viste le sue umili origini: la aspetta, intorno alla ventina, il matrimonio con un contadino della sua zona ed una caterva di figli da tirare su con fatica e sacrifici economici mentre il marito è nei campi, un copione visto e rivisto nell’Italia di quei tempi. Come se già tutto questo non bastasse, quando lei ha quindici anni suo padre Nino muore. Siamo nel 1957. Wanna ha la licenza elementare e per sbarcare il lunario si arrangia come può, accettando un po’ tutti gli impieghi che le capitano a tiro, tra i quali la parrucchiera e, soprattutto, l’estetista, un lavoro, quest’ultimo, al quale in un certo senso rimarrà sempre legata.

La svolta avviene nel 1960: Wanna conosce un uomo dieci anni più grande di lei, di famiglia molto benestante, Raimondo Nobile, con cui si sposa l’anno successivo, dando alla luce due figli: Maurizio e Stefania. L’Italia è in pieno boom economico e la vita della Marchi segue quel passo: ha sposato un uomo che le dà una vita agiata, ha due figli sani e vive a Bologna in una villa. I tempi della miseria di Castel Guelfo sono ormai un brutto ricordo. Wanna però è veloce, dinamica e svelta, come dice lei stessa in un suo storico adagio, e non è pienamente soddisfatta. Vuole lavorare per sentirsi realizzata e, grazie all’aiuto economico del marito, apre un centro estetico. È il mestiere che le piace fare e che ha svolto per anni (per un periodo ha anche truccato i morti per un’agenzia di pompe funebri). Wanna è un personaggio da film e pare anche che nel suo lavoro sia capace: in pochissimo tempo si fa un nome e gli affari ingranano rapidamente. Con Raimondo, però, le cose vanno male. C’è chi dice che, ormai resasi indipendente, non abbia più bisogno del ricco marito, mentre lei lo definisce un uomo infedele e manesco. Nessuno, tranne i diretti interessati, sa la verità, ma tant’è: i due alla fine degli anni Sessanta si separano.

Arriviamo agli anni Settanta. Le donne bolognesi vanno tutte dalla Wanna a farsi belle e la Nostra fa un sacco di soldi. Ma a lei continua a non bastare. Ricordate quando in Scarface parte Push it to the Limit con le scene degli scagnozzi di Tony che contano i sacchi di soldi (e tra l’altro in quelle sequenze c’è anche la sorella di Tony che inaugura proprio un salone di bellezza)? Potrebbe partire anche qui. Siamo alla fine degli Settanta e da qualche anno si vedono le prime timidissime televendite sulle reti locali del Nord. A Wanna Bologna sta stretta e vuole prendersi l’Italia intera, quindi è lì che punta: alla televisione. Nel 1978 le primissime trasmissioni registrate nel suo salone di bellezza, dal 1983 talvolta coadiuvate da una giovanissima Stefania. La Marchi è una delle prime televenditrici della storia della televisione italiana ed ha una peculiarità: urla, grida, strepita ed insulta i suoi potenziali clienti, rei di essere grassi e quindi malati, ridicoli, schifosi, sfigati e chi più ne ha più ne metta, ma ovviamente lei ha la soluzione per l’origine di tutte le loro sciagure: i suoi prodotti dimagranti miracolosi. Pillole, creme, alghe, intrugli capaci di snellire chiunque. Con i metodi di cui sopra è facile immaginare un flop clamoroso. E invece no. I suoi prodotti vanno via come il pane e nell’arco di un decennio, siamo ormai alla fine degli anni Ottanta, Wanna Marchi è famosissima: la conoscono tutti, grandi e piccini, dall’estremo Nord all’estremo Sud del Paese. Sulle tv nazionali viene parodiata continuamente dai più noti comici di quei tempi ed addirittura invitata spesso nei più importanti salotti mediatici dell’epoca. Vende trecento (300) milioni di lire di prodotti dimagranti al giorno. È ricchissima e famosissima. Sulla scorta del suo celebre D’accordo?” addirittura incide l’omonima canzone nel 1989 ed entra in classifica. Ormai Wanna è una macchina da soldi, televenditrice di grandissimo successo e personaggio mediatico enorme, un treno, un cazzo di carro armato. Sembra arrivata ed infermabile. Come tutte le cose, belle o brutte che siano, anche il suo periodo d’oro però finisce. Più sei arrivato in alto e più fai rumore quando torni giù e ti schianti al suolo. E non normalmente, in maniera graduale, ma con un tonfo tremendo: nel 1990 Wanna Marchi viene arrestata. Tra le accuse c’è il concorso in bancarotta fraudolenta: patteggia e si becca un anno ed undici mesi di reclusione. In un soffio perde tutto ciò che ha creato. Come se già non fosse abbastanza, poco dopo il suo arresto, probabilmente per il dispiacere e lo stress, sua madre Enedina muore a causa di un infarto. La sua vita, così come il suo enorme impero, si polverizza. I suoi prodotti, per giunta, vengono analizzati e dichiarati inefficaci. Non fanno dimagrire, ma non sono nemmeno dannosi. Fondamentalmente non fanno un cazzo di niente. Condannata dallo Stato, quindi, ma in un certo senso anche dai consumatori. E non c’è più nemmeno il ricco marito Raimondo, perché lo ha lasciato vent’anni prima.

Insomma: si ritrova senza nulla, con la madre sottoterra e l’immagine pubblica rovinata alla soglia dei cinquant’anni. Potrebbe provare a ricominciare dall’inizio, magari fondando un’altra azienda, ma non può a causa della sua condanna. Potrebbe farlo fare a sua figlia Stefania, ma ovviamente i soldi non ci sono, visto che le hanno sequestrato tutto. Chiunque avrebbe mollato al suo posto, magari ritornando a Bologna ad elemosinare un posto di lavoro come estetista dipendente in un salone di bellezza. Ma Wanna Marchi è una sorta di Smokin’ Joe Frazier, che prendeva camionate di botte ma si rialzava sempre. E infatti sconta la pena e si rialza. Tra le tante conoscenze lavorative fatte ai tempi d’oro, c’è uno strano personaggio milanese, tale Attilio Capra De Carré. Millanta un titolo nobiliare mai dimostrato (marchese), il De Carré, ma ha i soldi. Tanti, tantissimi e molte amicizie, aziende varie, una tv privata lombarda ed è anche un membro della P2. Il presunto marchese chiede a Marchi e figlia di vendere dei prodotti di bellezza per una sua azienda, la Tv Shop, su delle televisioni private. Wanna ovviamente accetta e si trasferisce a Milano insieme a Stefania. I seguaci della Marchi sono come quelli dei Metallica o degli Iron Maiden: qualunque cosa succeda, loro sono sempre lì. E infatti i prodotti del marchese vengono piazzati a peso d’oro e senza problemi. Stefania diventa una presenza fissa delle televendite. E qui parte Push It to the Limit per la seconda volta, con quelli che contano i soldi, eccetera. Il personaggio chiave dell’intera vicenda entra in gioco adesso e grazie al De Carré, perché è proprio a casa del ricco imprenditore milanese, tra attori e gente dello spettacolo, che Wanna e Stefania conoscono Mario Pacheco Do Nascimento, un brasiliano che ufficialmente fa il maggiordomo presso il sedicente marchese, ma che, secondo i racconti della stessa Wanna, in realtà è il mago personale del danaroso piduista lombardo, inquadrato sindacalmente come cameriere per motivi legali. Secondo un’altra versione, diciamo meno ufficiale, Do Nascimento ai tempi era semplicemente uno dei domestici delle Marchi, ma la cosa non è verificabile.

Sempre stando ai racconti della stessa Wanna, è proprio ad Attilio Capra De Carré che viene in mente l’idea di portare il brasiliano in tv, coadiuvato ed aiutato da Marchi e figlia, visto che in primis non parla bene l’italiano e poi, forse soprattutto, perché è un illustre sconosciuto ed ha quindi bisogno di una sorta di spalla forte per bucare lo schermo. Le due ovviamente accettano e cominciano a trattare degli articoli nuovi per loro, quelli esoterici. Quel mercato è fiorentissimo, sia in tv che non, sin dagli anni Ottanta (siamo a metà anni Novanta in quel momento) e quindi l’occasione è ghiottissima. Dopo un paio d’anni, però, arriva la spaccatura: Wanna e Stefania mollano De Carré, perché, a detta loro, smette di pagare. Altre versioni dicono che è invece il “marchese” a mollarle, perché, da uomo scafato quale è, sente puzza di merda. Fatto sta che le Marchi, con i soldi accumulati durante il periodo al servizio di De Carré, fondano una nuova azienda, della quale per ovvi motivi figura tra i soci Stefania ma non Wanna, e si portano dietro Do Nascimento, che nel frattempo è diventato il Maestro di vita Do Nascimento.

Da questo punto in poi, siamo nel 1996, le trasmissioni verranno gestite interamente da madre e figlia ed è proprio a partire da questo momento che inizia lo spettacolo vero. I prodotti dimagranti non vengono abbandonati, ma relegati a dei piccoli spazi delle trasmissioni, mentre le “arti magiche” del Maestro di vita diventano il perno delle televendite. Si tratta principalmente di riti, talismani (poi eliminati, almeno dalle trasmissioni televisive, a causa, pare, di alcuni problemi con l’Antitrust) e, soprattutto, i famosissimi numeri fortunati del Maestro, cioè delle quaterne personalizzate per il gioco del Lotto, elaborate dal brasiliano grazie ai suoi immensi poteri. Vincite milionarie, ovviamente, garantite al 100%. Com’è evidente, si parla di “prodotti” sui quali, a differenza di alghe e creme, è difficile imbastire un discorso, ma è proprio qui che verrà fuori la genialità di Wanna e Stefania.

Le trasmissioni in questione sono fondamentalmente dei lunghissimi dialoghi in cui lo spettatore è quasi sempre passivo/esterno. Dei veri e propri siparietti trash da commedia italiana anni Ottanta di fronte ai quali è impossibile non pisciarsi addosso dalle risate. Alla fine di ogni dialogo, che vede come parte attiva, oltre alle due venditrici, spesso anche Do Nascimento, viene ficcato dentro il rito, i numeri o la cosa magica che c’è da piazzare in quel momento, con una maestria a dir poco invidiabile. I siparietti sono strutturati sempre così: loro che parlano, come se non fossero davanti alle telecamere, di presunti conoscenti o di fatti di cronaca, evidenziando l’inettitudine, la pigrizia o la stupidità di uno o più soggetti (loro amici, parenti, vicini di casa, clienti che telefonano, protagonisti dei fatti di cronaca o del gossip, eccetera) che magari fanno scelte sbagliate/sconvenienti o dicono minchiate. Alla fine del siparietto – quasi sempre lunghissimo, che ti fa pensare di star guardando non una televendita di roba esoterica ma un film trash – TAC: arrivano i numeri fortunati, il rito dei soldi, il consulto con il Maestro e via discorrendo, grazie ai quali gli spettatori possono evitare di fare la fine dei coglioni descritti negli interminabili scambi del trio, riuscendo senza dubbio a risolvere tutti i problemi e/o ad arricchirsi velocemente. Altri teatrini, invece, sono atti a glorificare le incommensurabili doti magiche di Do Nascimento, che Wanna e Stefania chiamano o definiscono sempre e soltanto Maestro di vita Do Nascimento o, più semplicemente, Maestro (ovviamente anche questa scelta è funzionale).

Uno dei più famosi siparietti di quest’ultima tipologia è quello riguardante le origini della conoscenza tra le Marchi (Stefania, nello specifico) ed il santone brasiliano. Con delle piccole varianti, la storia raccontata durante le trasmissioni è più o meno sempre questa: anni prima Stefania va in Brasile in vacanza. Durante una cena con delle persone non meglio identificate, le viene presentato Do Nascimento, personaggio del quale lei non sa niente né prima né dopo le presentazioni. Il giorno successivo trova una lettera sul pavimento della sua stanza d’albergo: qualcuno l’ha infilata sotto la porta. Quel misterioso qualcuno è proprio Do Nascimento, che in quella lettera le ha scritto per filo e per segno cosa le sarebbe accaduto da quel momento sino ai successivi due anni. Le previsioni in questione, tra l’altro mai raccontate, sono talmente nefaste che alla fine della missiva il potentissimo santone brasiliano sente il bisogno di scusarsi, aggiungendo però che più in là la figlia di Wanna lo avrebbe ringraziato. Stefania non la prende bene e cerca Do Nascimento per ribaltarlo di insulti: glielo hanno presentato la sera prima e non sa che quella persona sia in realtà un Maestro di vita capace, tra le altre cose, anche di prevedere il futuro, quindi pensa che quella lettera sia solo uno scherzo di pessimo gusto. Dopo mille peripezie, perché nonostante fosse a cena con lei ed altri amici comuni sembra che nessuno dei commensali o quasi sappia chi sia questo soggetto misterioso e dove viva, riesce a ritrovarlo e si confronta aspramente con lui. Do Nascimento, con estrema gentilezza, le dice che comprende la sua arrabbiatura e le assicura non solo che le sue nefaste previsioni si sarebbero avverate, ma che Stefania in futuro lo avrebbe portato in Italia per aiutare lei stessa, sua madre e l’intero Paese. L’ovvia conclusione è che, chiaramente, il Maestro ha ragione su tutta la linea, visto che le cose poi vanno esattamente così, per filo e per segno. La storiella è ovviamente una cazzata inventata di sana pianta, dato che saranno loro stesse a raccontare la verità anni dopo come già detto, ma la gente ancora non lo sa e probabilmente ci crede.

Ma la già citata gente, appunto, crede anche a tutto il resto? È impossibile che qualcuno possa prendere sul serio questo impareggiabile trio comico e poi Wanna Marchi viene da una condanna e da uno sputtanamento mica da ridere, senza contare che ciò che vende ora insieme a sua figlia è già in partenza una colossale puttanata. Festa finita, insomma. Ecco l’epilogo finale della storia: un annunciato gigantesco flop commerciale. Ma manco per il cazzo: facciamo partire la scena di Scarface con relativo sottofondo per la terza volta. La gente non solo ci crede, ma dà i soldi al trio. Un sacco di soldi, per la precisione, soprattutto per i numeri fortunati. Wanna ci ha visto giusto ancora una volta: dopo anni di prodotti miracolosi capaci di rendere bello e snello un grassone sfigato, arriva la “magia” vera e propria, che per definizione non ha limiti e che quindi può renderti attraente anche se fai schifo al cazzo, ricco anche se sei un miserabile pezzente morto di fame, scaltro ed intelligente anche se sei lo scemo del paese e chi ne ha più ne metta. Hai un’attività commerciale che non ingrana? Tuo figlio non fa una minchia tutto il giorno e sperpera il tuo patrimonio? Il tuo partner ti fa le corna? Il tuo amore non viene corrisposto? Rivolgiti al grande Maestro di vita Do Nascimento e tutto si risolverà. Oppure compra i numeri fortunati del Maestro e giocali: puntando solo mille lire vinci ottanta milioni e ti metti a posto. E se non chiami sei proprio una testa di cazzo. Ad avallare quanto affermato durante le trasmissioni ci sono delle “testimonianze”, sia video che telefoniche: gente che dice di aver comprato una casa, di aver risanato dei debiti o di aver acquistato un’auto e la dentiera per la nonna, alcune persone affermano addirittura di aver ottenuto cifre esorbitanti che non sanno come gestire, il tutto ovviamente grazie alle vincite fatte con i numeri magici di Do Nascimento, che tra l’altro vengono “regalati”. Escludendo chiaramente le “spese postali”, che però ammontano a ben 100.000 lire, cioè circa il 10% dello stipendio di uno statale medio dell’epoca. Anche su questo il trio imbastisce un fantastico teatrino: Wanna e Stefania raccontano spesso nelle trasmissioni di aver litigato con il Maestro, perché pensano che regalare i numeri fortunati sia sbagliato. Del resto, aggiungono ogni volta, permettono a tanta di gente di arricchirsi, perché il prodigioso santone, quindi, non deve pretendere dai fortunatissimi clienti un giusto compenso? Do Nascimento, irremovibile, replica sempre che lo fa perché aiutare la gente lo gratifica. Genialità allo stato puro.

Qualche piccolo intoppo, tra dirette televisive e cospicui conti bancari, ovviamente arriva anche a ‘sto giro. Ci sono delle denunce nel corso degli anni Novanta. Gente che dice di essere stata truffata. Gli esposti sono diversi e nel 1999 pare che addirittura lo stesso De Carrè faccia una denuncia alla Guardia di Finanza, parlando di conti segreti in cui il noto trio nasconderebbe parecchi soldi “neri”. Nonostante tutto, non succede praticamente niente sino alla fine del 2001, quando entra in scena una pensionata della provincia di Milano, Fosca Marcon. La donna, anni prima, ha comprato dei prodotti dimagranti. Non la soddisfano, quindi non li ricompra mai più, ma nel 2001 viene richiamata da una centralinista delle Marchi che le rivela qualcosa di incredibile: Do Nascimento l’ha sognata ed ha elaborato per lei dei numeri fortunati per vincere cifre esorbitanti al gioco del Lotto. Non sono gratis, ovviamente: costano 300.000 lire. La signora rifiuta l’offerta, ma poi decide di chiamare Striscia la Notizia. Antonio Ricci sente odore di ascolti enormi ed organizza una sorta di trappola: la signora Marcon richiama le Marchi, dicendo che ha cambiato idea e vuole i numeri, che le arrivano pochi giorni dopo. Li gioca più volte, seguendo tutte le indicazioni, ma non vince un cazzo di niente. Richiama, ripresa dalle telecamere di Mediaset, per lamentarsi. Insieme al foglietto con i numeri, ogni cliente, compresa quindi la signora Marcon, riceve una bustina di plastica contenente del sale da cucina e delle istruzioni scritte, che in sostanza dicono al cliente di mettere il sale in un bicchiere d’acqua nascosto in un posto buio prima di effettuare le giocate. La centralinista delle Marchi chiede alla signora Marcon di andare a prendere il bicchiere d’acqua e controllare se il sale si sia sciolto. Il sale, ovviamente, è ancora lì (sono “esperimenti” da lezione di scienze di quarta elementare) e quindi la centralinista svela l’arcano alla cliente: quello è l’inequivocabile segno della presenza di un terribile maleficio che grava sulla Marcon e sulla sua famiglia, a causa del quale non ha vinto niente e che potrebbe potenzialmente arrecarle altri danni, anche molto più gravi. C’è ovviamente la soluzione: un rituale magico del Maestro, che per soli quattro milioni di lire eliminerà il maleficio e permetterà senza dubbio alcuno alla signora di vincere i tanto agognati soldi. Il pagamento per il rito si può effettuare solo in contanti, per ovvi motivi, da versare ad un uomo di fiducia delle Marchi che andrà direttamente a casa della Marcon a consegnarle un pacco, all’interno del quale ci sarà tutto l’occorrente per attivare il potentissimo rito di cui sopra. Il tizio arriva e la Marcon, sempre seguendo il canovaccio datole da Ricci e compagnia, gli dice di averci ripensato: non vuole più il pacco, perché la cifra è troppo alta. Il corriere a quel punto le consiglia di chiamare l’azienda delle Marchi, presumibilmente con la speranza che lì qualcuno telefonicamente riesca a convincere la signora a sganciare i soldi. La centralinista che risponde, vista la situazione, passa il telefono direttamente a Stefania, che con tono aggressivo intima alla signora di pagare, altrimenti, visto che la Marcon afferma di aver dormito poco e niente per l’agitazione, potrebbe non dormire mai più e poi riaggancia. A quel punto vengono fuori gli inviati di Striscia la Notizia, casini vari, ecc.

Da quel momento in poi la nota trasmissione Mediaset praticamente camperà con questa storia per moltissimo tempo, mandando in onda spesso gli stessi cinque o sei servizi, girati tra il 2001 ed il 2002, per anni ed anni, aggiungendone ogni tanto qualcuno di poco conto, giusto per allungare il brodo. Il bombardamento mediatico è talmente martellante (tenendo anche conto che la trasmissione è tra le più seguite in assoluto nel nostro Paese) che l’italiano medio – da sempre bramoso di trovare un bersaglio su cui sfogare le proprie frustrazioni, soprattutto se il suddetto bersaglio ha molti più soldi di lui – arriverà ad identificare Wanna e Stefania con tutti i mali della nazione o quasi. Nel frattempo Do Nascimento scappa in Brasile. La Guardia di Finanza rintraccia un container di roba sua in partenza da Genova: tra le tante cianfrusaglie, gli agenti trovano anche oltre 200 kg di carta igienica. Wanna e figlia fanno una scelta che si rivelerà poi controproducente: vogliono le telecamere durante il processo, sempre e comunque. Rifiutano il rito abbreviato o il patteggiamento. Probabilmente credono di avere un folto pubblico dalla loro in primis e poi anche che nessuno o quasi si presenterà a testimoniare davanti alle telecamere e magari che, anche se ci fosse qualche testimone, non potrebbe provare praticamente nulla. Striscia la Notizia prosegue il suo pressing e documenta tutte le fasi del processo. Gli ascolti sono enormi. E i testimoni non mancano: sono svariate decine. La difesa delle due a questo punto effettua una piccola virata: Wanna e Stefania erano solo due volti televisivi, praticamente delle dipendenti, mentre il vero artefice è Do Nascimento e qualche altro socio dell’azienda (dalla quale Stefania, socia dalla fondazione, è uscita totalmente qualche tempo prima), con madre e figlia praticamente ignare di tutti i retroscena. Ed inoltre l’idea è stata di De Carrè, che nel frattempo è morto, quindi non può confermare né smentire. Loro, in sostanza, sono delle vittime inconsapevoli di un raggiro operato da un ex datore di lavoro prima, in quel momento già deceduto e quindi non consultabile, e dal sedicente santone brasiliano poi, latitante sin da subito, con l’ausilio di alcuni soci dell’azienda e di diversi centralinisti. Le persone non morte/non latitanti citate testimoniano tutte contro di loro, indicandole come boss e responsabili reali dell’azienda a 360 gradi, sempre e comunque. Sono queste le persone che rivelano alcuni dietro le quinte: le “testimonianze”, sia video che telefoniche, erano tutte finte, effettuate tra l’altro non da attori, ma dagli stessi centralisti dell’azienda (cosa comunque evidentissima a chiunque avesse il Q.I. anche di poco superiore a quello di un babbuino decerebrato). Il “materiale esoterico” inviato alla clientela per effettuare i riti è sempre più o meno il seguente: del comune sale da cucina, rametti tagliati da una pianta rampicante degli uffici dell’azienda, candele comprate in grandi quantità da una ditta della zona e chincaglieria da poche lire acquistata volta per volta presso un negozio etnico della provincia di Milano, gestito da un inconsapevole africano. Le tantissime testimonianze parlano di svariati milioni di lire dati alle Marchi, perché ovviamente dopo il primo rito il cliente continuava a non vincere un cazzo, quindi richiamava e gli veniva detto che il maleficio era potentissimo e serviva un altro rito del Maestro, chiaramente più potente e costoso del precedente, e così via, sino a quando la persona era disposta a pagare. Alcuni testimoni parlano di cifre esorbitanti: quattrocento milioni di lire, settecento e via così, fino ad un’anziana che afferma di aver sganciato addirittura quasi un miliardo o una signora di mezza età che in tribunale assicura di essere arrivata a prostituirsi per pagare i suddetti rituali. E qui però succede una cosa forse senza precedenti o quasi: nonostante le cifre fossero consegnate sempre in contanti, quindi non tracciate, i testimoni, alla fine del processo, verranno praticamente creduti sulla parola e quindi rimborsati tramite la vendita dei beni sequestrati ai tre, tra l’altro tutti condannati: nove anni e rotti per Wanna e Stefania, quattro anni per Do Nascimento, al quale verrà quindi riconosciuto un ruolo non centrale.

È un’ovvietà dire che la severità del giudizio sia stata influenzata pesantemente dell’opinione pubblica, incattivita a fuoco lento per anni ed anni dal bombardamento mediatico di Striscia la Notizia, che, come già detto, con questa storia farà ascolti mai avuti prima. Ci sono miriadi di casi analoghi, moltissimi anche più gravi ma assolutamente non mediatici, avvenuti sia prima che dopo questo, in cui le condanne sono state molto più lievi o addirittura, in mancanza di vere e proprie prove dei misfatti, conclusi con delle assoluzioni.

Dopo aver scontato la pena, ovviamente le due cercano di riabilitarsi, chiedendo in qualche modo visibilità presso le tv nazionali, che ai tempi d’oro hanno contribuito e non poco al loro enorme successo. Gli anni Ottanta e Novanta, però, sono finiti da un pezzo e l’immagine di Wanna e Stefania ormai è completamente stravolta da quasi due decenni di martellamenti, soprattutto di Striscia la Notizia, una delle trasmissioni più seguite e ben viste dal popolino, e quindi chi le invita segue sempre e comunque quel copione: le vuole come ospiti per metterle in mezzo e coprirle di merda, con poca possibilità di replica, se non per avere ulteriori spunti per metterle alla berlina e soddisfare lo spettatore medio, che le considera l’epicentro del male e si sente soddisfatto solo ed esclusivamente dalla gogna mediatica e spesso non perché le consideri delle delinquenti, ma semplicemente perché rappresentano ciò che lui vorrebbe essere senza riuscirci: il furbo che con poco sforzo la mette nel culo al prossimo arricchendosi sulla sua stupidità. Praticamente la massima aspirazione del perfetto italiano medio. Una buona parte di chi le condanna, infatti, al loro posto avrebbe fatto anche molto peggio. In un Paese come il nostro, dove avere ministri ed importanti figure di potere, politiche e non, con una sfilza di precedenti penali da paura è considerato normalissimo, il nemico pubblico numero uno è Wanna Marchi? Ai posteri l’ardua sentenza. (Il Messicano)

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