Ossessionati dai SODOM: quarant’anni di Obsessed by Cruelty
A maggio del 1986 uscì Obsessed by Cruelty, il primo vero album dei Sodom: oggetto leggendario, ma soprattutto instabile e problematico sotto tanti punti di vista. È necessario fare un passo indietro, perché un anno prima di Obsessed by Cruelty c’era stato In the Sign of Evil, l’EP maledetto che si era già rivelato un cataclisma, per quanto non fosse certo capitato nel vuoto: era chiaro, infatti, che ad animare l’ispirazione dei Sodom ci fossero i Venom, ma anche il lavoro dei contemporanei Hellhammer, dei Celtic Frost e probabilmente dei Bathory. Di riferimenti diretti in patria ce ne avevano almeno due: i Kreator e i Destruction, che stavano pubblicando i loro esordi proprio nello stesso periodo, ovvero quando il metal estremo stava iniziando, con la differenza che i Sodom sembravano meno formati di tutti: meno solenni dei Celtic Frost, meno spettrali dei Bathory, meno efficaci dei Kreator e meno thrash dei Destruction. Proprio per questo, però, In the Sign of Evil resta uno dei dischi più interessanti di quella stagione: anche se veniva classificato spesso come thrash, perché quella era l’etichetta che si usava, in realtà gli stessi Sodom in Blasphemer cantavano:
Black metal is the game I play
‘Cause no one show me the right way
In effetti, nella rilettura norvegese militante degli anni Novanta, In the Sign of Evil riapparve come album fondativo per la nascita del black metal moderno e con buona ragione, perché c’era tutto quello che allora bastava per sembrare arrivati da un punto più infernale e più pericoloso del metal tradizionale: cinture di proiettili, occhi pitturati, satanismo (per quanto grossolano), abbinati ad una scrittura semplice, ma basata sull’aumento della velocità e su una resa sonora cupa e aggressiva. Questo stile così immediato era già qualcosa di definito e divenne subito parte dell’identità dei primi Sodom. Il di poco successivo Obsessed by Cruelty proseguì lungo la stessa strada, però sembrò qualcosa di meno compiuto, quasi un album di transizione. Lo si può definire oggi come black speed o black thrash, qualcosa di veloce e dalle atmosfere oscure, sicuramente più articolato rispetto al precedente EP, ma comunque ancora scomposto, registrato in maniera grezza e passato alla storia anche per la sua vicenda editoriale molto confusa. Di Obsessed by Cruelty esistono infatti due versioni diverse, perché fu registrato due volte e le due versioni finirono pubblicate in territori diversi per un errore della casa discografica. La prima registrazione, della Steamhammer, fu realizzata a Berlino con Destructor [Michael Wulf] alla chitarra, ma venne giudicata troppo scadente per essere pubblicata; per questo l’album fu reinciso allo Studio Hilpoltstein, vicino a Norimberga, con un altro chitarrista Ahäthoor [Uwe Christoffers] e con l’aggiunta del famoso brano After the Deluge. Paradossalmente, però, la versione berlinese inizialmente scartata fu usata per errore nell’edizione americana della Metal Blade e poi in molte ristampe successive. La seconda registrazione, quella di Norimberga, sembra invece comparire solo nell’LP europeo Steamhammer e in un raro bootleg cileno del 2007.
Rispetto a In the Sign of Evil, che aveva una forza sacrilega più diretta e affascinante, Obsessed by Cruelty è certamente meno immediato, perché i Sodom qui tentarono qualcosa di meno facile: essendo un album completo, aveva bisogno di allargare il discorso, di variare di più le soluzioni, di spingersi oltre quella formula iniziale, allora ebbero il coraggio di diventare più estremi, ma anche più ambigui. Abbandonarono in parte l’immediatezza nera e caricaturale di In the Sign of Evil per calarsi in un thrash primordiale più ambizioso, più articolato nelle intenzioni, già proiettato verso una forma musicale meno istintiva. Il problema è che questa ambizione si risolse in un’esecuzione sbilanciata e difficile da seguire, ma proprio in questa tensione fra volontà di evoluzione e disordine reale sta gran parte del suo interesse storico. In brani poi diventati paradigmatici, come Deathlike Silence, Equinox, After the Deluge, Obsessed by Cruelty, Nuctemeron, Witchhammer, si assiste a un’estremizzazione ancora in corso, un linguaggio che si sta formando mentre viene suonato ed è per questo che il disco rimane importantissimo. È molto lontano dall’essere perfetto, la produzione successiva del gruppo arriverà con lavori più solidi e molto più leggibili: Persecution Mania e Agent Orange renderanno i Sodom una delle grandi realtà del thrash tedesco, parte di quella scuola più ruvida e violenta rispetto a molta produzione americana, una scena che avrebbe poi influenzato generazioni di musicisti estremi.
Ma tutti questi album messi insieme non hanno la sconvolgente alterità di Obsessed by Cruelty, il disco-zero, in cui quella trasformazione non è ancora compiuta, e proprio per questo conserva il fascino particolare, irripetibile per forza di cose, della sua epoca. Fu e resterà sempre un disco controverso: registrato male, complicato nella sua gestazione, difficile da ascoltare allora come oggi, eppure testimonianza importantissima per capire non solo la nascita del thrash tedesco, ma anche la successiva formazione del metal estremo moderno. È un discorso simile a quello che facemmo l’anno scorso per Infernal Overkill dei Destruction e per pochi altri: dentro quella musica ancora indeterminata, confusa tra speed, thrash e bisogno assoluto di forzare i limiti, molti avrebbero poi trovato una propria direzione. Gli stessi Sodom, da lì, sarebbero diventati una band molto più grande, più definita e più significativa a livello mondiale. Non c’è quindi da stupirsi se tanti continuano a tornare a quegli anni Ottanta, accettando lo scoglio degli strumenti che si impastano, della batteria troppo alta e di una resa sonora ostile. Superato quel primo muro, però, si capisce perché Obsessed by Cruelty non possa rimanere un reperto per completisti: al di là della confusione e dei limiti tecnici, ci sono intuizioni fortissime, destinate in breve tempo a diventare patrimonio comune di un’intera scena. (Stefano Mazza)



