Pubblicità ingannevole: WAMPYRIC RITES – Under the Tragic Fullmoon of the Vampire
Mea maxima culpa, non ho mai calcolato più di tanto i Wampyric Rites, progetto solista ecuadoriano che fa parte di tutta una schiera di gruppi sudamericani devoti al raw black metal più intransigente e distruttivo. Non so spiegarne il motivo, sinceramente di loro musica ne avevo ascoltata pochissima, di sfuggita; in pratica li conoscevo solo di nome e mi ero fatto la sbagliatissima idea che suonassero cose alla Cradle of Filth, tanto per fare breccia nel mercato appetito dalle goticone con tanto di quel cerone in faccia e rossetto nero da rischiare crisi allergiche.
Poi arriva il messaggio su Bandcamp da Inferna Profundis records, piccola indie situata in Lituania, sulla prossima pubblicazione del terzo album Under the Tragic Fullmoon of the Vampire (terzo album sì, ma contornato da una discografia che definire cospicua è limitativo: tra demo, split, Ep e collaborazioni ci avviciniamo ai 35 titoli) e tra le varie opzioni di acquisto esiste il CD in metal-box, lussuosa con patch, plettro ed altri gadget. Mi faccio tentare, del resto l’unico altro CD in metal-box che possiedo è The Final Frontier, album di rara insulsaggine, certo questo non sarà peggio. Quando mi arriva, oltre a notare l’estrema accuratezza dell’oggetto, segno che l’etichetta nei Wampyric Rites ci crede parecchio (il disco è uscito in innumerevoli altre versioni, tra vinili colorati e quant’altro), lo metto nello stereo per rendermi conto se ho fatto bene a comprarlo o meno, aspettandomi qualcosa di riccardone.
Manco per il cazzo.
Madonna quanto picchiano duro questi, ma duro veramente. In cuffia più di trenta minuti non li reggi (l’album ne dura 64), hai bisogno di una pausa perché non lasciano scampo, non danno tregua, sono ossessivi, nervosissimi, brutali sino all’inverosimile e le poche pause che concedono al malcapitato ascoltatore sono talmente illusorie da sembrare quasi uno scherzo: “Credevi che avremmo smesso di latrare, vero? Beh, scordatelo”, per poi ricominciare più violenti di prima. Hanno un modo di inserire fill di chitarra acutissimi, assoli di marca slayeriana ed accelerazioni bestiali che non esito a definire unico, tutto studiato per provocare disagio, per fare danno, per dare fastidio. Cioè per suonare raw black metal, quindi il contrario delle musichette da suoneria del telefonino come fanno i Dimmu Borgir da almeno 25 anni a questa parte.
Non pensiate che questo disco sia 64 minuti di casino rumoristico, tutt’altro; ogni traccia ha un senso compiuto, una struttura ben definita che si evolve e porta esattamente dove il gruppo vuole portarvi: nel mezzo del caos, della tempesta, dell’infuriare degli eventi, voi povere ed inermi vittime sacrificali, bisognose di affrontare il vostro sventurato destino. Per questo quando il disco finisce sentirete la necessità di riascoltarlo da capo: il dolore intimorisce, ma quando ci si fa l’abitudine diventa un amico con il quale ragionare.
Prodotto e registrato come nemmeno certe uscite Nuclear Blast (cioè un colosso, non certo una indie lituana), Under the Tragic Fullmoon of the Vampire è davvero un gioiello raw black e sicuramente sarà nella mia top list di fine anno. Ora bisogna scalare la montagna, perché devo cercare gli altri dischi, me misero che non ho mai dato particolare credito a questo progetto. Non si deve mai cedere ai preconcetti, prima di giudicare si deve ascoltare. (Griffar)
https://wampyricrites1.bandcamp.com/album/under-the-tragic-fullmoon-of-the-vampire-2



