Avere vent’anni: SLAYER – Christ Illusion
Lombardo era rientrato e le tentazioni moderniste erano state accantonate. Il declino era già iniziato ma per un attimo fu bello illudersi.
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Lombardo era rientrato e le tentazioni moderniste erano state accantonate. Il declino era già iniziato ma per un attimo fu bello illudersi.
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La band entrò in studio con un’idea precisa: incidere un disco complesso e orrorifico, ispirato ai Mercyful Fate. Reign In Blood sarà pure il migliore degli Slayer ma il più influente è questo, che contiene già nei suoi solchi i germi del death metal.
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Cinque ragazzi dalla Pennsylvania al debutto su formato pieno: la formula è slayeriana in tutto e per tutto, con qualche strizzata d’occhio al metal estremo europeo. Nulla di sconvolgente ma ci siamo divertiti.
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Una robetta di cui non rimane in testa nulla. Se Tom Araya non avesse saggiamente detto basta, questa porcheria di ben TREDICI brani sarebbe stata l’ultimo album degli Slayer. Grazie, Tom. Resisti.
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E così, subito dopo la famosa intervista in cui il chitarrista diceva peste e corna di tutti, arriva l’annuncio della reunion degli Slayer. Il senno di poi è una scienza esatta.
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