L’arte dell’apocalisse: intervista ad Away (Voivod)
Durante il momento Sarapanda del secondo giorno del Frantic Fest, sono qui che attendo Away al banco merchandise dei Voivod; la band ha appena suonato per il festival, donando ai presenti una performance memorabile nonostante alcuni problemi di formazione avuti poco prima della partenza del tour estivo. Michel Langevin è l’unico membro ad aver fatto parte di ogni incarnazione dell’affasciante e polimorfica band canadese, ne ha curato ogni artwork ed è stato sempre attento alla visione, estetica ed etica, della formazione. Dopo un po’ me lo trovo dinnanzi, Michel è sorridente, saluta e concede foto e autografi ai fan che si sono fermati nello stand. Utilizziamo il banchetto di alcune band che hanno già sgomberato i loro prodotti per sederci a chiacchierare. Il batterista ha ancora in mente la calorosa accoglienza che il pubblico ha riservato loro qualche minuto prima: tra applausi e una pioggia di gonfiabili come nella tradizione del festival, non sono mancati i palloni, e la band si è esercitata nello sport nazionale (che da un po’ di anni pratichiamo con meno bravura del solito), rilanciandoli verso le transenne.
“Un bel po’ di palloni sono piovuti sul palco, uno l’ho anche calciato io! Mi ci sono messo di impegno a colpirlo, sennò sai che figura facevo…”

Ho visto che anche Eric si è dilettato. Beh, come sportivi non ve la cavate malissimo.
Conta che abbiamo fatto un tour con i Napalm Death e in un momento di tempo libero ci siamo messi a giocare a basket, ma erano molto più bravi di noi. Infilavano un canestro dietro l’altro!
Com’è nato il progetto sinfonico? Hai qualche album preferito che coniuga metal e orchestra?
L’Orchestra Sinfonica di Montréal si è messa in contatto con noi dopo che li avevamo citati in un giornale cittadino per i senza fissa dimora, un periodico che viene fornito loro così da poterlo vendere e racimolare qualche soldo. In uno dei numeri c’era un articolo con la mia intervista che è finito anche online; il primo fagotto dell’Orchestra Sinfonica di Montréal lo ha letto e l’ha portato ai responsabili della direzione dell’Orchestra. Questi ultimi sono messi in contatto con noi e così abbiamo lavorato a questo progetto per quasi due anni, con la finalità di realizzare uno show assieme. Successivamente, l’Orchestra Sinfonica del Québec si è messa in contatto con noi, ed è quello lo show che abbiamo documentato per il vinile. Personalmente non ho molta familiarità con gli album metal sinfonici, ma ho amato Symphonia in Bulgaria degli Asia. Quello è il mio preferito.
E in che modo l’esperienza sinfonica ha influenzato il nuovo album?
Penso che abbiamo davvero imparato molto, e che il modo in cui stiamo scrivendo e registrando il nuovo album sia molto influenzato da essa. Il prossimo disco sarà un concept con il ritorno di Korgull e tutto il resto, suonerà un po’ come la colonna sonora di un film di fantascienza proprio per questo motivo.
Quindi un’atmosfera più cinematografica.
Esatto.
Il vostro precedente lavoro ha comunque a che fare con la vostra intera discografia. Morgöth Tales è composto per la maggior parte da brani risalenti agli anni ’80 e ’90. È stata una scelta pianificata fin dall’inizio?
Beh, volevamo coprire tutte le diverse ere dei Voivod. Quindi c’è una canzone con Jason, c’è una canzone con Eric e del materiale degli anni ’80, e abbiamo anche scritto un inedito. Ma l’obiettivo principale era ri-registrare canzoni che non fossero necessariamente delle hit, ma cose più oscure, come Nuage Fractal da Angel Rat. E ovviamente serviva per celebrare il quarantesimo anniversario della band.
Come hai ricordato tu stesso, nella scaletta di Morgöth Tales c’è un brano con Jason Newsted. Tu e Jason avete registrato del materiale inedito insieme a metà anni ’90 a San Francisco o è solo una leggenda metropolitana?
No, abbiamo registrato un sacco di roba con Piggy, Jason e io, sotto il nome TarRat, ma non abbiamo mai pubblicato nulla. Però, da quelle registrazioni, abbiamo fatto la cover di un pezzo sull’album Phobos, M-Body. È una canzone che abbiamo scritto Jason, Piggy ed io.
Ma le avete ancora queste sessioni o sono andate perdute?
Non sono andate perdute, abbiamo i nastri, ma non le abbiamo mai pubblicate.
A causa di conflitti con le etichette e cose del genere?
All’epoca Jason aveva un sacco di progetti con gente come Faith No More, Sepultura, ma non gli era permesso pubblicarli, quindi era per il suo personale piacere nel suo studio privato.

Su Morgöth Tales c’è anche un pezzo anche con Eric Forrest, che in questo momento è in tour con voi come cantante per i problemi di famiglia di Snake. Avete ancora in programma di pubblicare il demo del vostro famoso terzo album inedito [quello del periodo 2000, doveva avere Steve Albini in cabina di regia, tutto venne sospeso dopo un grave incidente accaduto al tourbus dei Voivod, ndr], come avevi accennato qualche anno fa?
L’album con Eric Forrest? Sì, ci piacerebbe molto farlo. Vorremmo pubblicare un cofanetto e includerlo lì dentro. Ma prima daremo alle stampe un cofanetto con gli anni di Jason. Dopo di che, quello degli anni di Eric Forrest.
Quindi sarà la mossa successiva alla pubblicazione del cofanetto con Jason?
Sì. Conterrà Negatron, Phobos e Voivod Lives, più materiale bonus.
Grandioso, abbiamo due belle notizie in una! Sempre riguardo le demo, perché avete scelto la Alternative Tentacles per pubblicare finalmente To the Death nel 2011?
Perché Jello è un vecchio amico. Quarant’anni fa aveva dei problemi e non aveva più la sua Censorship Foundation perché era stato citato in giudizio dal governo per l’album Frankenchrist. Gli ho scritto, lui mi ha risposto e siamo rimasti in contatto. Un giorno mi ha chiesto: “Hai qualcosa che potrei pubblicare?”, e ho pensato che i primi demo, To the Death, fossero la scelta migliore perché sono la cosa più punk metal che abbiamo mai fatto. Era davvero felicissimo e, per fortuna, all’epoca avevamo registrato il demo su una cassetta al cromo, quindi il suono era perfetto.
Ora penso sia fuori catalogo. Quel CD e vinile di To the Death credo siano esauriti.
Sì, ma hanno intenzione di ristamparlo a breve con la maglietta.

Questa è un’altra ottima notizia per gli appassionati. Qual è stata l’ispirazione originale dietro Korgull?
È un concept molto orientato sulla Guerra Fredda. E ci sono molte influenze, come il libro Dracula. Quando ero ragazzino scoprii la rivista Heavy Metal e i fumetti. E volevo diventare un disegnatore di fumetti per loro, così creai il mio personaggio, il mio vampiro, basato sul libro Dracula di Bram Stoker. Era anche molto orientato a Dungeons & Dragons, ma con l’inasprirsi della situazione della Guerra Fredda il concept diventò sempre più apocalittico. E quando abbiamo formato la band nel gennaio dell’83 e stavamo cercando un nome, io ho proposto il nome Voivod con tutto il concept che c’era dietro; i ragazzi si entusiasmarono e finimmo per sviluppare il concept per tutti gli anni ’80.
Hai qualche aneddoto dal tour di Nothingface con Voivod, Soundgarden e Faith No More? Perché sono tre tra le mie band preferite.
Sì, fu davvero incredibile, mi ricordo che ci piaceva salire tutti insieme sul palco e improvvisare canzoni dei Black Sabbath. Fu davvero fantastico. Erano tutte persone magnifiche. Fu incredibile ed entrambi i nostri compagni diventarono popolarissimi durante il tour, quindi tantissima gente venne ai concerti. Un tour grandioso.

Com’è nato il libro Altered Horizon?
L’editore si è messo in contatto con me, e anche quelli di Above the Void, che fanno video per noi e alcune grafiche che hai visto stasera come sfondo sono opera loro. Il tutto si basava sull’arte che compongo quando sono in tour. Ho consegnato i miei bozzetti su penna, matita e fogli e loro li plasmavano grazie a un uso non banale dell’intelligenza artificiale. È stata una bella esperienza in cui la mia arte da viaggio si è trasformata in grafiche davvero spettacolari.
Quindi non hai paura dell’intelligenza artificiale?
Ne ho paura, perché se pensi in termini di armi ad alta tecnologia è un aspetto inquietante, così come non fa certo bene all’ambiente. Però, se l’intelligenza artificiale viene alimentata con la mia arte, mi sta bene. È anche uno strumento fantastico per animare i miei disegni, fa risparmiare un sacco di tempo. Quindi è un po’ un dilemma per me, capisci? Se la uso, cerco di… Mettiamola così: io ho studiato scienze, non ho studiato arte. Mettiamo che debba disegnare qualcuno che corre verso di me: non ho la nozione della prospettiva. Chiederò all’IA di darmi un esempio, ma glielo chiederò una volta sola, perché consuma molta acqua. Quindi ho imparato a usarla con parsimonia, chiedendo subito la cosa che mi serve e poi accontentandomi.
Quindi è intelligenza artificiale… Usata con intelligenza.
Esattamente, sì. E vedi, è una di quelle battaglie che puoi cercare di combattere, ma sai già che non vincerai. È lo stesso discorso che possiamo fare con Spotify, no? Quindi sta a te cercare di usarla nella maniera più costruttiva.

Com’è nato Voivod: The Nuclear Warrior, il videogioco dei Voivod in arrivo?
Oh, è opera di Nicola [Piovesa] del Chaosmonger Studio. Ha fatto il video per la canzone Target Earth, una persona di grande talento. Si è messo in contatto con noi proponendoci di fare un videogioco stile old school, tipo fine anni ’80/inizio anni ’90. Eravamo tutti entusiasti. Gli ho fornito un sacco di grafica a bassa risoluzione come quella che facevo per l’album Nothingface. Chewy sta trasformando la musica dei Voivod in stile 8-bit, Snake sta facendo la voce del personaggio principale e Rocky sta testando il gioco. Siamo davvero coinvolti. Dovrebbe uscire molto presto.
A questo punto non posso non chiederti quale sia il tuo videogioco preferito…
Oh mio Dio. C’era un gioco a cui giocavo sul mio Amiga, ed è passato così tanto tempo che l’ho dimenticato. Era un gioco spaventoso e la voce era di William Burroughs. Sì, ma in questo momento mi sfugge dalla mente.
Cercherò su Google questa cosa, perché sembra interessante e non lo conosco. [PS: ho fatto i compiti a casa e si tratta di The Dark Eye, una avventura psicologica horror della Inscape, un po’ alla Myst, ndr]
Non mi definisco esattamente un gamer, quindi non gioco molto. Ma ti posso dire che il videogioco a cui ho giocato di più in assoluto è stato Galaga. Sì, e Galaxian, ho passato tantissimo tempo con questi due giochi.

Come senti che si sia evoluto il tuo stile artistico visivo nel corso di tutti questi decenni?
È iniziato, come dicevo, un po’ orientato su Dungeons & Dragons e poi è diventato molto apocalittico. Ho visto un film, un documentario del National Film Board of Canada intitolato If You Love This Planet. Dopodiché la mia arte è cambiata. Ma ci sono stati altri film che mi hanno influenzato, come Eraserhead, o anche Pink Floyd – The Wall, la parte animata. E i primi film cyberpunk, Mad Max, Blade Runner, Terminator hanno davvero influenzato le mie grafiche. E piano piano sono diventato più surrealista.
Surreale…
Sì, sì, sì. Invece che molto meccanica, ora ci sono più curve nel mio stile.
E poi crei più con strumenti digitali.
Sì, perché come dicevo non ho studiato arte e le copertine dei primi album dei Voivod le ho fatte con la pittura acrilica. I primi quattro sono realizzati così! Mi ci volevano mesi tra un tour e le registrazioni. Così intorno all’86-’87 ho comprato un Commodore e sono diventato più orientato all’arte digitale. Ma faccio ancora tanto chinato, tutto quando sono in viaggio. Faccio un disegno e poi lo pubblico online.

Questo lo so bene perché seguo il tuo gruppo Facebook (Worlds Away: Voivod and the Art of Michel Langevin) e vedo che ti diletti in ogni data del tour. A questo proposito faccio una domanda di natura egoistica: potrei acquistare uno dei lavori che stai facendo in tour?
Posso disegnartene uno rapidamente. Perché al momento non li vendo, li colleziono. Sono per il prossimo libro che sarà sull’arte fatta in viaggio. Sarà simile a Altered Horizon, ma solo arte da viaggio.
Ho una penna se va bene…
Certo!
Michel Langevin si è messo lì per alcuni minuti a dare corpo a uno dei suoi scenari fantastici. Scusandosi persino di alcune imprecisioni dovute al fatto che fosse senza occhiali. Se non è la persona più disponibile della scena metal poco ci manca.
Ringrazio l’intercessione di Stefania Renzetti e Dale Tomlinson, senza i quali non sarei riuscito a trascorrere questa piacevolissima ventina di minuti con uno dei musicisti che più di tutti ha saputo coniugare suono e immagini nel mondo dell’arte mondiale. (Federico Francesco Falco)

