We who are (not as others)

BARG

Cofondatore, gestore e correttore di bozze di Metal Skunk, nella redazione è il poliziotto buono, quello che cerca di comporre i dissidi interni e che subisce gli strali di Ciccio perché restio a rifiutare le iniziative troppo spesso improponibili degli altri pregiati membri del blog. Ha il cuore nel natìo Tacco d’Italia, la testa a Roma e il corpo a Milano, dove perlomeno riesce a vedere parecchi concerti e, qualche volta, persino ad andare allo stadio. È un padre di famiglia felicissimo della sua condizione tranne nei giorni in cui si tiene il Tube Cult a Pescara, occasione in cui cade in depressione e gli scende una lacrimuccia pensando ai giorni beati in cui pasteggiava con chili di arrosticini sul litorale adriatico in attesa di qualche gruppo stoner metal con la distorsione sottoterra.

CICCIO RUSSO

Cofondatore, gestore e titolista di Metal Skunk, nella redazione è il poliziotto cattivo, quello da non fare incazzare altrimenti ti cancella interi paragrafi se per qualche motivo pensa che il pezzo sia troppo lungo o astruso. Sardo di nascita e isolano nel profondo dell’animo, da qualche anno ha scelto come domicilio una borgata romana dimenticata da Dio e dagli uomini (ma non dagli zingari) in cui sguazza serenamente tra una serata al kebabbaro e un’altra al bar dove trasmettono le partite del Napoli. È protetto da una fatina buona che gli impedisce di morire in modi orribili mentre caracolla tra le voragini delle strade della Capitale, protezione che si estende anche alla sua prole, miracolosamente sopravvissuta dopo essere stata più volte lasciata insieme a Gabriele Traversa come baby sitter d’eccezione.

EDOARDO GIARDINA

Gestore delle pagine social del blog e risolutore di problemi informatici di lieve entità, è anche conosciuto come l’uomo che arrivava dopo, sia perché ha il vizio di segnalare “novità” di cui avevamo già parlato una settimana prima (con lui presente) sia perché esteticamente sembra uscito da un softcore del 1975. È ormai uno dei veterani della redazione, ma per qualche motivo Barg è sempre convinto che abbia vent’anni e periodicamente gli chiede opinioni su improbabili gruppi venuti fuori l’altro giorno con la motivazione “tanto a voi giovani piace questa roba”. Piuttosto problematico da un punto di vista politico, il Giardina si è radicalizzato durante uno dei suoi numerosi viaggi in Maghreb e ora è sospettato dall’Interpol di essere a capo di una cellula dormiente dell’Isis con sede a Vimercate.

LORENZO CENTINI

Un cosmopolita emerso dalle mefitiche paludi laziali che ha girato il mondo selezionando accuratamente le destinazioni lavorative più tremende sulla faccia della Terra al solo scopo di accrescere la sua già notevole riserva di odio contro l’umanità. Attualmente si è accasato dalle parti dell’Oltrepò, conducendo una vita da pendolare che di sicuro non contribuisce a renderlo più gentile e bendisposto verso il mondo. Accanito compulsatore di scene musicali datate e improbabili, sarebbe capace di passare ore a parlare della tradizione folk anatolica o dei rimandi occulti nei pezzi del Cantagiro del 1964. È anche un grandissimo appassionato di cibo indiano, di escursioni in rovine abbandonate e, per qualche motivo, dei Nevermore.

STEFANO GRECO

Lo stregone fumogeno. Membro storico di Metal Skunk sin dalle primissime incarnazioni, è la figura di riferimento della redazione per tutto quello che riguarda viaggi psichedelici e visioni lisergiche. Da tempo assorbito in una nuvola di fumo, continua periodicamente a riapparire quando meno ce lo si aspetta per regalarci lampi di saggezza su un qualche gruppo clone dei Black Sabbath o degli Stooges. L’unica cosa che riesce a farlo tornare in forma corporea è l’AS Roma, e mi raccomando: non fatelo mai incazzare su questo argomento.

GRIFFAR

Ovvero colui che recensiva nelle tenebre. Una creatura venuta da mondi blasfemi il cui vero aspetto nessuno ha mai visto senza precipitare negli abissi della follia. Il suo corpo materiale risiede in una torre composta di CD, tutti rigorosamente in edizioni limitate numerate col sangue di caprone piemontese Dop, che svetta nera e maligna nell’altopiano ghiacciato di Leng, attorniata da esseri demoniaci che ululano alla Luna bestemmiando in un antico dialetto cuneese. Ascolta metal estremo da prima che lo stesso metal estremo nascesse, spendendo in dischi l’equivalente del PIL di un Paese del Sud-Est asiatico, e negli ultimi quarant’anni ha intrattenuto rapporti epistolari con tutti i più famigerati faccendieri del sottobosco discografico, tanto che basta pronunciare il suo nome per poter accedere a qualsiasi inner circle di blackster del Pianeta.

L’AZZECCAGARBUGLI

Quello ricoperto dall’Azzeccagarbugli è forse il ruolo più delicato dell’intera redazione, ovvero impedire che Barg finisca in galera. Per adempiere a questo importantissimo compito vive sommerso da incartamenti e faldoni per studiare ogni cavillo possibile affinché il responsabile legale del blog non si ritrovi con la porta sfondata dai Nos e finisca i suoi giorni all’Asinara, a causa di qualche orribile crimine di odio contenuto in un articolo firmato da lui o, peggio, da quell’infame del Masticatore. Nel mentre, il titolare unico dell’ufficio legale di Metal Skunk ascolta cervellotici dischi prog anni ’70 e ultimi album di antiche cariatidi date più volte per morte, che lui trova bellissimi per colpa dell’alienazione mentale e delle muffe della carta che è costretto a respirare.

CHARLES

Presente dalla primissima incarnazione di Metal Skunk, ha ormai assunto un venerabile status di grande vecchio che gli vale diversi privilegi, come ad esempio il poter bullizzare chi scrive poco pur essendo egli stesso quello che scrive meno di tutti. Gran mogol della prevaricazione, zar della procrastinazione, basileus della delega e autorità indiscussa del bidone sistematico, il mastelliano Charles puntualmente propone ambiziose trasferte alle quali, altrettanto puntualmente, sarà il primo a far mancare il proprio appoggio, magari per andare a sgasare in moto da qualche parte oppure così, per il solo gusto di vedere il mondo bruciare.

LUCA VENTURINI

Il classico veneto. Onesto lavoratore, sempre tranquillo e sorridente a patto di avere uno spritz in mano, che conduce una vita serena seguendo una logica semplice e chiara. Non si capisce bene che cosa ci faccia in mezzo a una redazione in cui il più normale sarebbe da studiare come caso clinico alla facoltà di Psichiatria, tanto che è opinione comune che in realtà sia un agente della Digos che un giorno ci farà finire tutti sulle prime pagine dei giornali. Se un sabato sera accenderete la Tv su Un giorno in Procura e ci vedrete in gabbia imputati in un maxiprocesso a difenderci da infamanti accuse, sappiate che con ogni probabilità il responsabile sarà Luca Venturini.

MARCO BELARDI

La figura del toscano è imprescindibile in ogni redazione, e noi possiamo vantare uno dei più rappresentativi esemplari della civiltà etrusca: Marco Belardi, l’uomo dal multiforme ingegno, batterista, fotografo, pescatore, appassionato di alpinismo, rasatura lenta, whisky torbati, Cavalier King e caffè pregiati sudamericani, ma soprattutto indefesso ascoltatore di gruppi thrash provenienti dai più improbabili angoli del Terzo Mondo. Logorroico da competizione, scrive per riempire i momenti di solitudine in cui non ha la possibilità di parlare con nessuno e sarebbe capace di riempire volumi interi per descrivere le linee di batteria di un qualche gruppo filippino scovato su Bandcamp.

PIERO TOLA

Inviato in Polonia e punto di riferimento redazionale per tutto ciò che riguarda l’hi-fi, i cavi coassiali e i consigli sul migliore amplificatore da comprare per ascoltare Infernal Overkill. Nonostante tutto ciò, odia visceralmente le produzioni moderne, con il risultato che finisce ad ascoltare dischi con un suono da cantina allagata sul suo impianto da migliaia di euro. Non ha mai dimenticato le proprie radici sarde e non si perde una partita del Cagliari neanche nei -20° di Cracovia, a patto che la telecronaca abbia un bitrate adeguato. Qui parla perlopiù di metal estremo, ma è appassionatissimo di hard rock cafone vecchio stampo e sarebbe capace di spendere cifre folli per le prime stampe in vinile dei progetti solisti dei membri dei Kiss.

GABRIELE TRAVERSA

Nostalgico patologico degli anni Novanta e dell’Inter di Hector Cuper, Gabriele è il massimo esperto redazionale della monnezza in ogni sua forma. Grande appassionato di dischi brutti, copertine brutte e di qualsiasi tipo di meraviglia si possa trovare raschiando sul fondo dei bidoni dell’umido, ogni febbraio si prende la responsabilità di organizzare il Sanremetal, sorta di raccoglitore del peggio che offra il metal attuale nonché unico concorso canoro che riesce puntualmente a fare incazzare i vincitori. Ma in fondo al suo animo c’è un ingenuo fanciullino con una grande fascinazione per le fiabe, motivo per il quale assolve al ruolo di cantastorie ufficiale di Metal Skunk con tanto di rubrica dedicata.

MATTEO FERRI

Membro storico di Metal Skunk e allo stesso tempo figura estremamente sfuggente che si fa vedere molto di rado, essendo costretto per lavoro a seguire partite di calcio semidilettantistiche in tutto il territorio laziale. Vive la sua esistenza come se fosse in un film poliziottesco anni ’70, genere di cui vanta un’erudizione estrema; e, ogni qualvolta che la vita gli propone un bivio, lui decide la direzione da prendere ponendosi la domanda: “Cosa farebbe Maurizio Merli in questa situazione?”. Va da sé che non conviene farlo incazzare troppo.

STEFANO MAZZA

L’assunzione di questo ammaliante esemplare di pura razza emiliana, sorta di Loris Batacchi del nuovo millennio, risponde alla precisa strategia della dirigenza di circuire il più possibile il mondo femminile, storicamente minoritario nel potente mondo dell’acciaio. Crine fulvo come le dita d’Aurora che si spandono generose sulle paludi della Bassa Padana e occhi cerulei come le acque da cui vergine nacque Venere, nessuna donna può sfuggire al fascino di Stefano Mazza simile a un dio. Animato dalla passione bruciante per H.P. Lovecraft e i prodotti della fermentazione dell’uva, questo stallone emiliano è diventato rapidamente parte costitutiva dello spirito di Metal Skunk, che non potrebbe più fare a meno dei suoi dottissimi speciali a puntate sui bassisti italiani.

IL MESSICANO

Personaggio enigmatico e ambiguo cresciuto all’ombra dell’altoforno dell’Ilva, Il Messicano è il massimo esperto redazionale di cronaca nera e di quanto di più grottesco l’umanità sia riuscita a produrre nel corso degli ultimi decenni. Molti dubitano della sua reale esistenza, in pochissimi conoscono il suo vero nome, ma allo stesso tempo nessuno riesce a imitarlo. Lui nel frattempo continua a scartabellare vecchi faldoni alla ricerca dei casi di cronaca più oscuri e dimenticati, stringendo contatti con subdole figure legate al sottobosco dei Servizi per ottenere dettagli inediti, sempre tenendo il videoregistratore acceso su qualche vecchia televendita di tappeti trasmessa nel 1992 da Odeon Tv.

MAURIZIO DIAZ

Ci sono poche cose più intrinsecamente metal del livore represso insito nell’animo di ogni genovese, quindi un blog come il nostro non può fare a meno di una figura come quella del Maresciallo Diaz, mugugnatore ufficiale di Metal Skunk, maestro nell’arte della lamentazione e della critica rancorosa, che sia rivolta all’assessore che non aggiusta i marciapiedi di Sampierdarena o a quei giovinastri che si mettono a vogare ai concerti degli Amon Amarth. È inoltre a lui che ci rivolgiamo per i problemi informatici di grave o gravissima entità, cosa che gli permette di ostentare un acrimonioso disprezzo verso noi cavernicoli che non arriviamo a comprendere i fondamenti della programmazione algoritmica.

GIULIANO D’AMICO

Azzimato professore universitario piemontese trapiantato in Norvegia, è uno dei collaboratori che mandiamo avanti nelle occasioni ufficiali per non farci fare troppa brutta figura. Quando non è impegnato con gli impegni accademici frequenta vecchie conoscenze della scena black metal locale che accoglie in casa sua indossando vestaglie di raso e l’immancabile papillon, conversando di argomenti tipicamente norvegesi come l’hockey su ghiaccio e i panini al salmone.

LUCA BONETTA

Veneto come Venturini, e non a caso unica altra persona normale di tutta la compagnia. A differenza del conterraneo, però, fa parte della redazione da abbastanza tempo da averci rassicurato sul fatto che non sia un agente della Digos sotto copertura. In ogni caso è proprio a causa di questi due che ogni tanto Ciccio e Barg si ripromettono di assumere solo veneti. Amante del death metal, del goccetto di vino bianco alle sette di mattina e dei turni di lavoro da dodici ore, è uno di quelli a cui la paternità è arrivata addosso come un tir con le ovvie conseguenze sulla frequenza delle sue pubblicazioni. Lui però giura che le cose cambieranno.

MICHELE ROMANI

Rosso come la lava bollente dei vulcani islandesi e pallido come le cime innevate delle catene montuose del Telemark, Michele Romani venne generato in eoni dimenticati dai ghiacci eterni al di là delle vette iperboree di Roma Nord. Ora il suo animo è lacerato tra l’orgoglio d’appartenenza capitolina e il tremendo rimpianto di non essere nato in una grotta della terra di Blashyrk con Ihsahn e Samoth nel ruolo del bue e dell’asinello a soffiargli addosso per riscaldarlo. Parallelamente alla sua inclinazione per il black metal, subisce anche il fascino del gotico pipparolo e della sua estetica di pizzi, merletti e canini di plastica, tanto da avere una profonda conoscenza di tutto il movimento beauty & the beast degli anni Novanta di cui non va comprensibilmente troppo fiero.

CESARE CARROZZI

Nato e cresciuto in una comunità di troll di montagna tra le alture del Gran Sasso, col tempo Carrozzi è diventato un genius loci di quelle asperità naturali al punto da essere venerato come una divinità da tutte le greggi di pecore dell’Abruzzo interno. Quando si riposa dalle fatiche della pastorizia si diletta ad ascoltare qualche guitar hero italoamericano con collanazze d’oro in bella vista e a suonare scale pentatoniche con una rapidità e una precisione che le sue ruvide mani callose non lascerebbero mai immaginare. La sua natura agreste viene fuori durante le sue ormai famose stroncature, tanto che molti gruppi usano praticare sanguinosi sacrifici agli dèi inferi allo scopo di non diventare oggetto dei suoi tremendi strali.

FEDERICO FRANCESCO FALCO

Soggetto curioso e poliedrico, si esprime attraverso molteplici canali, da YouTube ai volumi in libreria sugli argomenti musicali più disparati, dai Cure ai Red Hot Chili Peppers. È stato reclutato da Ciccio Russo, sedotto dalla comune fissazione per i Voivod, perché ci fosse finalmente qualcuno a Roma disposto a occuparsi dei live report, dal momento che gli altri scioperati preferiscono pagarsi il biglietto piuttosto che buttare giù due righe. Nonostante la sua passione per il thrash e l’hardcore, si inserisce a pieno titolo nella crescente fazione riccardona del blog, che un giorno prenderà il potere a colpi di biscrome diminuite.

MASTICATORE

Difficile riassumere in poche righe la personalità del Masticatore, uno che sceglie le case in cui abitare in base al numero di risse tra nordafricani a cui può assistere quotidianamente dal balcone e che seleziona i dischi da ascoltare tra tutto ciò che una persona normale si vergognerebbe anche solo a nominare. Le sue poco invidiabili frequentazioni negli anfratti più nefandi della società gli danno l’ispirazione per i suoi articoli, che spesso sono un resoconto cinico delle infime bassezze umane. Vanta il discutibile primato redazionale di avere il tatuaggio della sua faccia sulla chiappa di un suo amico, e a questo proposito no, quello che vedete qui sopra non è un fotomontaggio.

ALESSANDRO COLOMBINI

Come ogni grande azienda dotata di un proprio grattacielo a vetri e un marchio capace di generare un fatturato da milioni di euro, anche la Skunk Metal Spa ha bisogno di stagisti. Dopo attente valutazioni, il nostro ufficio HR ha individuato nella figura di Alessandro Colombini il candidato ideale per svolgere funzioni essenziali come fare le fotocopie, portare i caffè e ascoltare gli ultimi dischi dei Primal Fear. Per lui è stato quindi perfezionato un contratto di stagista a tempo indeterminato, con la clausola di dover nuotare nell’acquario della sala riunioni ogni volta che la redazione si riunisce al gran completo. Eventualità che peraltro, come potrete immaginare, non è mai accaduta.