Terzo album del duo spagnolo, autore di un maestoso doom atmosferico che sconfina nel prog e nel neofolk e ci fa sognare la scomparsa dell’Umanità.
Terzo album del duo spagnolo, autore di un maestoso doom atmosferico che sconfina nel prog e nel neofolk e ci fa sognare la scomparsa dell’Umanità.
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I Pharmacist non sono più semplici cloni dei Carcass. I Nothingness perdono in melodia e sorprendono meno. I Thætas sperimentano con brutalità e dissonanze. Gli Agenbite Misery mettono in musica (estrema) l’Ulisse di Joyce.
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Da Uppsala due gruppi molto particolari. I primi eruttano una miscela nerissima di sludge, post-hardcore e death/black; i secondi fanno gothic/doom con il sassofono.
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Puntata dedicata alla sempre interessantissima scena d’oltralpe con i sabbathiani Cornucopia, i barricaderi Dionysiaque e gli irriducibili Pénitent.
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Il Parco Schuster si trasforma in una succursale del deserto del Mojave con la consacrazione dei Fu Manchu, l’ipnotismo degli Stoned Jesus nonché L’Ira del Baccano, Fvzz Popvli, Gorilla Pulp, Aganoor e The Black Flamingo.
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Un ex Incantation mette insieme una formazione psichedelica con Flo Mounier, Steve Tucker e addirittura Derek Sherinian. Il risultato è un cervellotico puttanaio senza né capo né coda.
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Con il recente album omonimo il gruppo di Busto Arsizio ha trovato una forma compiuta e spiccato un salto impressionante in termini di maturità. Abbiamo approfondito con loro.
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Nel genere più primigenio che ci sia, a fare la differenza è il cuore. E quello di questo trio australiano batte fortissimo, dodici tocchi alla volta.
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Il primo album pubblicato dai canadesi dopo la morte di Piggy, con i riff che aveva lasciato in eredità, è la lunga elaborazione di un lutto, tra sindrome dell’arto fantasma e progressive in senso lato.
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Un secolo fa Lovecraft scrisse un racconto che tutti ritengono di conoscere ma è in realtà un’opera complessa e paradossale, frammenti senza progressione narrativa che, ricomposti, svelano un orrore assoluto.
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Terzo album del duo spagnolo, autore di un maestoso doom atmosferico che sconfina nel prog e nel neofolk e ci fa sognare la scomparsa dell’Umanità.
I Pharmacist non sono più semplici cloni dei Carcass. I Nothingness perdono in melodia e sorprendono meno. I Thætas sperimentano con brutalità e dissonanze. Gli Agenbite Misery mettono in musica (estrema) l’Ulisse di Joyce.
Da Uppsala due gruppi molto particolari. I primi eruttano una miscela nerissima di sludge, post-hardcore e death/black; i secondi fanno gothic/doom con il sassofono.
Puntata dedicata alla sempre interessantissima scena d’oltralpe con i sabbathiani Cornucopia, i barricaderi Dionysiaque e gli irriducibili Pénitent.
Un ex Incantation mette insieme una formazione psichedelica con Flo Mounier, Steve Tucker e addirittura Derek Sherinian. Il risultato è un cervellotico puttanaio senza né capo né coda.
Una sbronza di borchie, satanassi, tupa tupa e vaffanculo con Speedslut, Hellionight, Ruyned e il ritorno dopo vent’anni dei Bewitched.
Il gruppo dal cui embrione nacquero gli Arcturus ci riporta ai fasti della Norvegia di metà anni ’90. Meglio del precedente Ransvart ma i suoni sono davvero troppo puliti.
Nel genere più primigenio che ci sia, a fare la differenza è il cuore. E quello di questo trio australiano batte fortissimo, dodici tocchi alla volta.
Con il recente album omonimo il gruppo di Busto Arsizio ha trovato una forma compiuta e spiccato un salto impressionante in termini di maturità. Abbiamo approfondito con loro.
Steve Sylvester a una settimana dal Luppolo in Rock annuncia l’uscita di Pandemonium e il ritorno alla line-up con due chitarristi, entrambi facce conosciute.
Un cazzeggio tarantiniano vi ricorda che la formidabile band inglese sta per tornare a infestare i nostri pensieri più macabri in tempo per l’autunno.
Cofondatore dei Morbid Angel, padre dei formidabili Nocturnus, ci lascia un pioniere visionario e appassionato che indicò nuove strade al death metal.
Dopo aver mandato in tilt l’IA di Telegram, che spesso non riesce a riassumere i suoi articoli, Belardi cerca di far impazzire l’algoritmo di ChatGPT. Chi vincerà?
A che serve l’IA se c’è la lingua automatica di giornalisti, uffici stampa e content creator? Otto orridi neologismi e otto pezzi grind come antidoto.
Un secolo fa Lovecraft scrisse un racconto che tutti ritengono di conoscere ma è in realtà un’opera complessa e paradossale, frammenti senza progressione narrativa che, ricomposti, svelano un orrore assoluto.
Non il capolavoro descritto da certi marchettari impenitenti né la schifezza di cui si ulula in alcune discussioni sui social. Tante cose potevano girare meglio ma Steven Spielberg rimane un fuoriclasse anche a mezzo servizio.
Il Parco Schuster si trasforma in una succursale del deserto del Mojave con la consacrazione dei Fu Manchu, l’ipnotismo degli Stoned Jesus nonché L’Ira del Baccano, Fvzz Popvli, Gorilla Pulp, Aganoor e The Black Flamingo.
Nonostante la chiusura di molti locali, anche ad agosto gli eventi non mancano, a partire dai festival: il Metal for Emergency coi Carcass, il Malpaga, il Rock Inn Somma, il Summer Metal Fest e ancora Primus, Cryptopsy, Death Angel e tanto altro.
Siamo stati al primo giorno di questo promettente festival del Monferrato: a guidare il cartellone c’erano Obscura, Sadist e Ponte del Diavolo.
I Venom redivivi, la conferma degli Overkill, il black impostatissimo dei Marduk e quello balneare dei Rotting Christ, i nostri amati Cripple Bastards e una bella selezione di gruppi italiani a sfidare il caldo opprimente del Parco delle Colonie Padane.
Solito concerto impeccabile di Mikael Åkerfeldt e compari, nonostante le inquietanti previsioni meteo. In apertura i pazzerelli di Denver, che dal vivo hanno enfatizzato il proprio lato più death metal.
Quarant’anni passati in un baleno e due ore e mezza di magia incredibile. Con un occhio mai chiuso su realtà e presente. Il ritorno di Pelù e compagni al di sopra delle migliori aspettative.
Puntata all’insegna del death e del black più cruenti con Grave, Cattle Decapitation, Deaden, Impious Havoc, Sterbend e altra roba putrida.
Il primo album pubblicato dai canadesi dopo la morte di Piggy, con i riff che aveva lasciato in eredità, è la lunga elaborazione di un lutto, tra sindrome dell’arto fantasma e progressive in senso lato.
Un esordio che fu un fulmine a ciel sereno per la scena estrema del nuovo millennio. E che ancora oggi fa proseliti insospettabili
Compie trent’anni un disco formidabile, di una band che fu tra le ultime occasioni di attualizzare il metallo senza recidere i legami con il passato. Per questo anche i detrattori dovrebbero rimpiangerli
A metà anni ’80 thrash e hardcore iniziarono a convergere. I californiani furono tra gli esempi più fulgidi di quel processo di ibridazione che avrebbe rivitalizzato entrambe le scene e dato vita al grind.
Oggi riscopriamo il controverso For Snow Covered the Northland, per alcuni una lagna piatta e monocorde, per altri uno dei migliori dischi di black melodico usciti dalla Svezia.
