C’è vita dopo i Necrodeath: il nuovo singolo di PESO
Peso ha pubblicato il suo primo singolo da solista, Apollyon, che anticipa l’album B(l)ack in Time, in uscita il prossimo 6 ottobre, che si porta dietro, inevitabilmente, un grande peso specifico. Davvero temibile questo gioco di parole col nome dell’artista, ma è per sottolineare che si tratta di qualcosa che arriva dopo la chiusura dei Necrodeath e inaugura un progetto nel quale, per la prima volta, lui si espone in prima persona, compone, canta e suona anche il basso. Apollyon è, volente o nolente, il primo atto di una nuova fase che si chiama Peso666. Il brano è semplice, diretto, immediatamente ascoltabile. Questa caratteristica lo accomuna alla storia del metal estremo, che è stata costruita su pochi elementi utilizzati con grande efficacia. Una delle prime sensazioni che si provano ascoltando Apollyon è di trovarsi davanti a qualcosa di già noto. Il riffing, l’atmosfera, la costruzione complessiva rimangono all’interno di un linguaggio estremamente familiare: siamo pienamente all’interno delle influenze e della storia di Peso. La presenza di Mantas dei Venom rende ancora più evidente questa impressione. Per il batterista genovese è senza dubbio qualcosa di molto importante anche sul piano personale: i Venom appartengono alla formazione musicale della sua generazione e sono uno dei punti d’origine di tutto ciò che per lui sarebbe venuto dopo.
Il benemerito Mantas, tuttavia, qui rappresenta un elemento non solo simbolico, bensì anche distraente. Se da un lato ha il merito di portare subito l’ascoltatore verso una genealogia precisa, verso il mito dei Venom e verso il black metal delle origini, dall’altro lato il rischio è sottrarre attenzione a chi sia Peso666, oggi. Al di là del rispetto, della simpatia che si possano provare e dell’indubbia efficacia di questo ospite, sappiamo bene che dopo oltre quarant’anni di carriera, Peso non ha certo bisogno dell’avallo di Mantas o di altri musicisti che, per esperienza e statura, sono suoi pari. Chi è cresciuto con i Necrodeath, e poi con una scena italiana capace di produrre gruppi come i Sadist, sa perfettamente chi sia Peso e di cosa sia stato capace. Non c’è più nulla da certificare. L’ospite dovrebbe quindi aggiungere qualcosa alla canzone, non diventare il primo elemento attraverso cui la canzone viene letta. In Apollyon, invece, Mantas finisce per occupare più spazio simbolico di quanto ne occupi musicalmente. E qui insisto, perché la funzione che svolge è quella di rendere estremamente riconoscibile l’immaginario scelto: abiti lugubri, gestualità stereotipate, corna, richiami demoniaci.
Non è una questione di banalizzare, né sminuire questa estetica: è piuttosto interessante osservare quanto sia cambiato il suo significato. Quello che quarant’anni fa era davvero rivoluzionario è diventato un codice perfettamente comprensibile e perfino familiare ed è proprio qui che Apollyon rivela con maggiore chiarezza il pubblico al quale sembra rivolgersi. Da una parte ci sono inevitabilmente i vecchi ascoltatori dei Necrodeath, ai quali bastano Peso, Mantas e pochi altri segnali per riconoscere immediatamente un mondo musicale. Dall’altra ci sono ascoltatori molto più giovani, ai quali viene offerta una versione altrettanto immediatamente leggibile dell’estetica del metal estremo: 666, Apollyon, Venom, scheletri, il Diavolo. Non direi che Peso voglia “fare musica per i giovani”, piuttosto, sembra voler utilizzare un linguaggio antico rendendolo ancora perfettamente accessibile a chi entra oggi nel metal. È una scelta comprensibile, soprattutto per qualcuno che dopo una lunga carriera non ha nessuna intenzione di smettere di suonare.
Resta però la necessità che questo primo singolo non riesce ancora a soddisfare: non ci interessa che Peso666 suoni “nuovo”, né avrebbe molto senso pretenderlo da un musicista con una storia e un linguaggio così riconoscibili. Quello che ci aspettiamo è piuttosto qualcosa di personale e intenso, che metta in mostra l’opera finalmente pensata e realizzata da Peso in prima persona. È questo che Apollyon ha lasciato intravedere molto poco, di certo meno di quanto avremmo voluto. Non manca il mestiere, non manca la consapevolezza del proprio mondo musicale, non manca nemmeno la volontà di continuare. Ma da un progetto che porta il suo nome ci aspettiamo soprattutto di sentire lui, senza che l’estetica, i riferimenti e gli ospiti ci distraggano dalla sua batteria e dalle sue idee. Vogliamo Peso. (Stefano Mazza)


