FUNEBRARUM// MORBIFIC// ETERNAL MOURN @ Centrale Rock Pub, Erba – 17.09.2026
È sempre un piacere tornare al Centrale Rock di Erba, uno dei posti più quintessenzialmente trve metal cvlt del nord Italia. L’ultima volta che ero stato qui si era tenuto il concerto della vita, e ancora un grande HAIL a chi c’era. Vergogna eterna invece per chi ha deciso di mancare.
Mi perdo purtroppo gli ETERNAL MOURN, per colpa di alcuni lavori lungo la strada che prendo per arrivare ad Erba. Loro sono italiani, di recente formazione e autori di un unico EP dal titolo Winds of Sorrow. Nonostante siano nuovi sulla scena, tra i loro membri troviamo musicisti navigati provenienti da Black Oath, The Rite e Demonomancy. Come potete intuire anche dal titolo del disco, la loro musica prende spunto dal death doom anni ’90 di Paradise Lost, Anathema, Katatonia e compagnia. L’EP è fatto di tre tracce per un totale comunque di 22 minuti, il che è abbastanza per capire le potenzialità degli Eternal Mourn. L’esperienza permette loro di tirar fuori dei pezzi notevoli per melodia, dinamiche e personalità. Segnatevi il nome perché, viste le premesse, il disco di debutto potrebbe essere interessante.

Arrivo giusto per la partenza dei MORBIFIC, trio finlandese di death vecchia scuola, con qualche sfumatura doom, qualche blast beat e molti tempi medi. Hanno all’attivo tre dischi, che sono piuttosto divertenti. La loro musica va avanti a riffoni e growl da latrina, ed è meno scontata di quello che potrebbe sembrare a un primo ascolto. La band non si perde in convenevoli e da quando inizia a quando smette di suonare non staccano mai, se non una volta per alzare il boccale di birra e dire “cheers” in growl. Se su disco fanno una bella impressione, dal vivo risulta tutto troppo minimale. C’è poca varietà di dinamica e di bpm, per cui dopo un po’ il loro spettacolo si appiattisce e perde d’intensità. Il tempo a loro dedicato scorre senza particolari sussulti.

È poi il momento dei FUNEBRARUM e la sala si riempie. La band americana è carichissima. Partono con la traccia di apertura dell’ultimo disco Beckoning the Void of Eternal Silence, che gli astanti sembrano tutti conoscere a memoria quasi fosse già un classico della band. Grazie al fatto di essere in cinque, la band riempie bene il piccolo palco del Centrale. Oltretutto non hanno nessun pelato in formazione, per cui tutti quei capelli che svolazzano aumentano la spettacolarità dell’esibizione. Nonostante siano in tanti per lo spazio a disposizione, si muovono incessantemente. Sul fondo del palco, il batterista Charlie Koryn è una bestia; ha un blast beat devastante e un tiro pazzesco. Daryl Kahan ha un growl molto più potente che su disco e questo va di pari passo con la potenza che gli strumentisti esprimono. Gli estri tecnici del chitarrista Phil Tougas, una novità introdotta nell’ultimo disco, rendono benissimo. Sotto il palco il pogo diventa violentissimo e la gente si massacra senza sosta dall’inizio alla fine del concerto. La scaletta pesca maggiormente da Beckoning the Void of Eternal Silence e chiude con Depth of Misery dall’esordio Beneath the Columns of Abandoned Gods. Quando si riaccendono le luci, la gente è talmente sudata e sfatta che pare l’arrivo di una maratona a luglio. Tutto mi aspettavo tranne che un tiro del genere dai Funebrarum. Pazzeschi.

Al ritorno sono talmente fomentato da quello che ho appena visto che non posso non mettere su Beckoning the Void of Eternal Silence. Come disse Belardi in qualche articolo di cui non ricordo l’argomento, se torni a casa ascoltando la band di cui hai appena visto il live vuol dire che è andata bene. O una cosa del genere. E in effetti quando rientro a casa e mia moglie chiede come sia andata, rispondo con una certa sicurezza: concerto dell’anno! (Luca Venturini)
