FUNEBRARUM – Beckoning the Void of Eternal Silence
Quando i Funebrarum esordirono con Beneath the Columns of Abandoned Gods nel 2001, il death metal stava esplorando nuove strade per tentare di tornare alla ribalta. E ci stava riuscendo, basti vedere che cosa fosse uscito solo l’anno prima: Destroy the Opposition, Black Seeds of Vengeance e il debutto dei Decapitated. In generale, quindi, molte band puntavano sulla tecnica, altre su una maggiore brutalità. Si percepiva una rottura col passato e la voglia di fare qualcosa di nuovo. I Funebrarum, invece, decisero di guardare indietro e recuperare il lato più oscuro, più sepolcrale, più viscerale del death metal. Meno tecnica, meno brutalità. Più atmosfera. Una scelta a suo modo controcorrente in quel tempo. Venticinque anni dopo, il death vecchia scuola è la parte più consistente delle uscite del genere e i Funebrarum tornano con il loro terzo disco. Ma prima vediamo brevemente la loro storia.
Nascono in New Jersey nel 1999 grazie a membri di band già ben radicate nell’underground, come Evoken e Abazagorath. Della formazione originaria oggi è rimasto soltanto il cantante Daryl Kahan, figura diventata nel tempo, anche grazie a internet, una sorta di istituzione per il death metal. Il loro suono è stato descritto come un incontro tra il death americano degli Incantation e quello finlandese di Abhorrence e compagnia varia locale. Lo stile finlandese è, secondo me, predominante; di americano ci sento poco a dire la verità.
Pubblicato nel 2001, dicevamo, Beneath the Columns of Abandoned Gods diventa un piccolo classico dell’underground di quegli anni. Una registrazione piena di basse frequenze, con il rullante della batteria che ogni tanto scompare, i riff appena distinguibili e una voce quasi sempre in primo piano fanno sembrare il disco poco più di un demo. Ma l’insieme ha un suo fascino malato e lugubre come ormai non si usava più da qualche anno, e finisce che piace proprio per questo, diventa accattivante.
Otto anni dopo arriva The Sleep of Morbid Dreams e il suono dei Funebrarum cambia. Ridimensionate le parti doom del debutto e con una registrazione migliore, il disco è fatto per lo più di death metal rabbioso e pestone. Tra tutti spicca il nuovo batterista Shawn Eldridge, che fa un lavoro incredibile, tra potenza, velocità e groove. Viene considerato il loro disco migliore e, sì, i pezzi sono notevoli e tutto il resto, ma, se lo chiedete a me, manca quell’atmosfera creata nell’esordio.
Poi, praticamente, il silenzio. Tra impegni personali, continui avvicendamenti in formazione e una pandemia nel mezzo, i Funebrarum pubblicano pochissimo materiale. Kahan, però, non sparisce affatto dalla scena e continua a fare musica con i Disma. Durante questa lunga assenza il nome Funebrarum assume quasi una dimensione mitologica, nel suo piccolo. Nei vari angoli dell’internet metallaro diventano, ogni tanto, oggetto di meme, citazioni e discussioni. Lo stesso Kahan, nel frattempo, diventa una figura sempre più nota nell’ambiente. Oltre a cantare e scrivere musica, infatti, realizza copertine, impaginazioni, loghi e testi per altre band.
Dopo dieci anni dall’ultimo EP, ecco quindi che Kahan e soci tornano con il terzo disco. Beckoning the Void of Eternal Silence, questo il titolo, è un misto tra le atmosfere del primo e la violenza del secondo, con alcune novità: un maggior uso dei synth, per marcare alcuni passaggi, e assoli di chitarra melodici e tecnici. Il merito va probabilmente attribuito alla presenza del polistrumentista Phil Tougas, musicista coinvolto in progetti come First Fragment, Worm ed Exxûl. Soprattutto gli assoli potrebbero inizialmente stonare con il resto della musica, ma non sono invadenti o sbrodoloni e, anzi, alla fine risultano essere il dettaglio migliore. Bellissimo pure il suono della batteria: pieno, riverberato, profondo, potente. Non è un disco immediato. Mi ci sono volute molte settimane di ascolti giornalieri perché arrivasse a piacermi e rendermi conto che ogni canzone potrebbe addirittura essere un potenziale singolo. Ora, in questi dieci anni di assenza dei Funebrarum questo sottogenere di death metal è stato riscoperto e spremuto fino all’osso e oltre, certo. Magari qualcuno ne ha anche le scatole piene, lo capisco. Ma come lo fanno i Funebrarum lo fanno in pochi. (Luca Venturini)


