L’anima del blues contro l’avanzare del Nulla: CHILD – Rebirth
La copertina è brutta. Ma, d’altronde, non è che mi ricordi in realtà molti dischi australiani con una copertina almeno decente. Quella degli Aardvark però era bella. Comunque, dalla lontana Melbourne, li ha presi sotto la sua ala la romana Heavy Psych Sounds, che ormai nel campo dell’heavy psych di serie A è una corazzata mondiale, sta letteralmente fagocitando la concorrenza a stelle e strisce, per dire. Il piatto stavolta non vede un giovane gruppo seventies o psichedelico, né una gloria doom in fase di riposizionamento. I tre Child, dalla lontana Australia, sono in giro da un po’, non troppo, e suonano hard blues puro. E l’hard blues puro oggigiorno è una delle trincee (o barricate) migliori dalle quali provare a resistere ancora un po’ all’avanzare del Nulla. Me ne sono reso conto coi dischi, oscillanti nei brani tra l’ottimo e il clamoroso, di Shotgun Sawyer e Paralyzed. Per quanto mi riguarda, coi Child ora ho un terzetto di eroi di riferimento per presidiare quest’area della musica con le chitarre distorte che forse è la più primigenia di tutte o quasi. Musica immobile perché relegata alle dodici battute e alla progressione del blues, ok, ma anche musica per cui l’espressione è tutto, non un optional. E se l’espressione, i Child, non ci pensano minimamente a mostrarla nella copertina nero-oro, beh, dentro è un altro paio di maniche.

Dentro sei brani soltanto, ma di quelli pesanti. Il riff di Woman Like You, ad esempio, è un caterpillar, a suo modo groove e doom, mastodontico. Grasso, procede pachidermico ancorando con le zampe nel fango il lamento d’amore di uno che ha una gran voglia, con quell’andatura e quel ritmo, di fare qualcos’altro. E poi Forgot How to Love (qualcosa non è andato?) accelera un po’ e va ancora più sul sincopato. Musica per bifolchi, almeno secondo certi stereotipi. Certo, sono preziosi gli stereotipi, ti consentono di continuare ad ascoltare certa roba senza rischio che diventi istantaneamente cool. è già successo col black metal, da più di un decennio in realtà, e i risultati non sono per forza sempre disprezzabili, ma spesso sì. In parte pure con l’Adult Oriented Rock, che è sempre stata musica per certi tromboni e riccardoni e per questo è sempre stata giustamente discriminata. Il che paradossalmente ti permetteva di ascoltarla, in privato, senza sentirti realmente in colpa, ma anzi col discutibile piacere di ritenerti uno che sapeva trovare il buono dove gli altri non ci provavano nemmeno. Ora è tornato pure l’AOR, con nuovo packaging, e ha pure i suoi apprezzatori col petto gonfio. Mah. Per me (perché io parlo delle mie opinioni, di che altro sennò) il rock blues, l’hard blues è tutta un’altra storia, cento volte più significativa. Anche se ammetto che sia terreno di coltura di tutto un altro tipo di riccardoni.

Comunque, in Rebirth ce lo sentite pure un po un po’ di autocompiacimento, qualcosa, molto vagamente. O meglio, non proprio: in brani come Heavy Load, che sarebbero in realtà pure riserve di southern rock, sembra di sentire uno di quei vecchi tromboni degli anni ’70 che, negli ’80, mentre il mondo procedeva veloce verso morte, distruzione e carestia, tra una pippata e una crisi di overdose aveva ancora i finanziamenti per registrare un bel bluesone autoreferenziale. E piace a noi quella roba lì che, per alcuni, rappresenta lo scarto degli anni ’80. Bene, e ci piacciono anche i Child, dove per “noi” intendo “io”, ma perché penso che anche “voi” dovreste dargli una possibilità, a un disco come Rebirth. Se poi non vi interessa il genere, ok, amici come prima. Se invece fate gli snob perché revival senza speranze, allora applausi e pacche sulle spalle: avete ragione voi. Tanto di novità letteralmente inaudite ce ne sono così tante in giro, vero?
A parte scherzi e provocazioni (gratuite), si dice spesso che di dischi brutti in giro ce ne siano pochi come sono poche le eccellenze. Vero. Da questo livello “medio”, però, con tanti musicisti competenti e tante produzioni competenti, non è molta la gente in grado non dico di fare un capolavoro, ma di mettere un’oncia di animo ed espressione in quello che suonano. Certa musica sintetica o estrema se non ha un’anima non te ne rendi mica conto immediatamente, forse mai. Col blues non ti sbagli: o c’è o quello che senti è solo una successione di note. Da subito. Bene, non vi sbagliereste ad ascoltare i Child. L’anima ce l’hanno e ce la mettono, dentro cinque o sei note, dodici battute, sei canzoni, trentacinque minuti ed un album come Rebirth. Per me, se ci tenete a saperlo, un disco davvero succoso. (Lorenzo Centini)

Blueside altro disco memorabile
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