KËKHT ARÄKH, ovvero mai giudicare un disco dalla copertina

I Këkht Aräkh sono il progetto solista di un tizio ucraino che si fa chiamare Crying Orc, della cui vicenda personale (che ha poi causato quella terribile copertina) abbiamo già parlato. Questo Pale Swordsman è il loro secondo lavoro, ed è bellissimo. Me lo ha segnalato Griffar qualche tempo fa, paragonandomelo ai Ringvond, ma io sotto questo aspetto mi permetto di dissentire dalla nostra eminenza nera perché i Ringvond non ce li sento quasi per niente. Credo comunque che lui si riferisse più che altro al volume alto delle tastiere in certi pezzi e di una vena romantica nell’approccio che rende entrambi i gruppi molto malinconici, ma io la vedo in maniera diversa. Il romanticismo naif dei Kekht Arakh, reso quasi commovente nella resa lo-fi in stile Transilvanian Hunger, a me ha fatto ricordare i vecchi gruppi francesi contestuali o immediatamente antecedenti all’esplosione del blackgaze. Ed è probabile che il signor Crying Orc abbia cercato di ricreare quel tipo di atteggiamento, fondendolo con un suono da scantinato allagato che per qualche motivo ci sta incredibilmente benissimo.

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Pale Swordsman è un EP mascherato, nel senso che le canzoni vere e proprie sono solo cinque, laddove altre cinque sono intermezzi di pianoforte, arpeggini strumentali e varie, fino ad arrivare all’ultima terrificante di solo piano e voce (in falsetto). La parte suonata però basta e avanza: si tratta di un black metal molto variegato che, nonostante i mezzi poverissimi e la registrazione amatoriale, assume sfumature varie ed eterogenee. Se in Thorns e nell’eponima sentiamo contemporaneamente echi del black cascadico e dei momenti più visionari dei connazionali Drudkh, con In the Garden tornano alla mente alcune soluzioni burzumiane dei primi Forgotten Tomb e del depressive black classico di inizio secolo; Night Descends  e Amid the Stars sono invece più compiutamente raw black metal vecchia scuola. La suddetta Amid the Stars, peraltro, è di una bellezza abbacinante, mi ha fatto andare in assuefazione e sto continuando a sentirla a ripetizione da una settimana: nonostante sia teoricamente la più semplice dell’album, è anche quella meglio arrangiata e suonata, con delle prestazioni efficacissime di batteria e voce (il signor Crying Orc fa da sé con tutti gli strumenti). Per me Pale Swordsman finisce in playlist di fine anno senza passare dal via, nonostante copertina cretina e metà della scaletta occupata da intermezzi. (barg)

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