Avere vent’anni: DYING FETUS – Destroy the Opposition

Dal 2000 in poi il disco definitivo quando si tratta di death metal porta il nome Destroy the Opposition. È con tutta evidenza il migliore disco death metal, dopo il quale potrebbe tranquillamente non esistere più niente, nessuno sentirebbe la mancanza di qualcosa, va bene così, a posto così. I Dying Fetus nel 2000 sono la quintessenza del death metal, Destroy the Opposition il disco che incarna il death metal sotto ogni singolo aspetto, fino all’ultima sfumatura, superandone anche diversi limiti oltre i quali nessuno si era spinto fino ad allora: mai era esistito un disco altrettanto complesso e immediatamente memorizzabile al tempo stesso; mai canzoni altrettanto articolate sotto il profilo lirico, testi che sono dissertazioni sociologiche, dispute teologiche, analisi geopolitiche, miliardi di tesi di dottorato condensate in ragionamenti lapidari e inequivocabili, sentenze semplici e dirette, sempre in grado di affrontare il tema nella maniera più immediatamente comprensibile a chiunque.

Una duplice sopraffazione musicale/culturale: se i Cannibal Corpse dell’era Chris Barnes erano l’equivalente degli AC/DC dell’era Bon Scott senza la poesia, i Dying Fetus di Destroy the Opposition sono un canone che manda a casa in lacrime (in ordine sparso) Billy Bragg, Pete Seeger, i Clash, Ken Loach, in generale chiunque salga in cattedra a insegnare come si sta al mondo da una parte, dall’altra l’immane pletora di virtuosi di qualsiasi strumento amplificato, dai guitar heroes con i cognomi italiani alla schiera di emuli di Jaco Pastorius o di Gene Hoglan è lo stesso, tutti in fila per la paga. Potrebbe essere letto senza la musica e ascoltato senza badare alle parole – comunque difficilmente intellegibili dai gargarismi vocali senza il testo sotto – a seconda della disposizione mentale del momento: è perfetto per l’ultraviolenza ed è perfetto per pensare a quanto siamo stupidi a continuare a respirare, è l’ascolto che letteralmente non stanca mai, la tecnica sempre al servizio della canzone come una versione brutale e prevaricatrice dei meccanismi di precisione millimetrica dei Beatles, dei Beach Boys, del Jim Steinman dei Bat Out of Hell.

Una concezione di death metal ferale, inderogabile, intricato senza mai deviare nel gratuitamente contorto, radicalmente distante da qualsiasi forma di escapismo truculento; è l’ultimo salto evolutivo del genere, che da ora in poi si ferma qui, da ora in poi questo è lo standard. Il fatto è che nessuno è ancora riuscito a fare meglio di così, nemmeno i Dying Fetus stessi: di lì a poco 3/4 del gruppo molleranno per andare a formare gli insignificanti Misery Index, nessun problema per i primi due carneadi intercambiabili ma gravissima perdita quando ad andarsene è Jason Netherton, membro fondatore, bassista, seconda voce (era il più gorgogliante dei due), paroliere e ideologo. I testi erano tutti suoi, rimpiazzarlo una sfida persa in partenza: dove lo trovi un altro Howard Zinn? Da nessuna parte.

Le redini resteranno in mano all’altro membro fondatore John Gallagher, il gruppo da allora una girandola di ipertecnici mestieranti, i dischi sempre più simili alle clinics dimostrative di turnisti svogliati, i testi sempre più in linea con le tirate di blogger rancorosi che hanno letto l’elenco delle pubblicazioni di Noam Chomsky e in virtù di questo sono convinti di avere capito come va il mondo. Ma c’è di peggio: Destroy the Opposition viene universalmente citato come influenza primaria nella nascita del genere deathcore, ed è qui che inizia la merda vera.

N.B.: l’ultimo pezzo del disco si intitola Justifiable homicide; ci fu chi la scambiò per una “cover” tipo The sound of silence dei Nevermore ma con i Dismember non c’entra niente nonostante il titolo identico. (Matteo Cortesi)

4 commenti

  • Mi chiedevo se dischi del genere siano ripetibili oggi e non mi riferisco alla tecnica !

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  • Grandissimi. Comunque “Traitors” dei Misery Index non è niente male secondo me.

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  • dai su non si può dire che i Misery Index siano insignificanti…oddio gli ultimi fanno pena, ma fino a Heirs spaccavano molto di più dei DY. Cmq, anche il successivo Stop at Nothing non mi dispiace, certo che tra questo e il precedente stiamo su un altro pianeta.

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  • Concordo. Disco incredibile.

    In tutto ciò non riesco però a condividere l’opinione sui Misery Index.
    Pur non raggiungendo le vette qui esposte, hanno fatto dei gran bei lavoretti.
    L’ultimo non mi è piaciuto per niente, ma Heirs to Thievery e The Killing Gods sono gran bei dischi…

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