To end it all: si sciolgono i Dismember

Dopo 23 anni i Dismember hanno deciso di sciogliersi. Vogliamo ringraziare tutti i fan per il loro sostegno“. Con queste due righe, spedite a Blabbermouth dal bassista Tobias Cristiansson, dà l’addio alle scene una delle band simbolo del death metal svedese primigenio. Di fatto avevano smesso di essere un gruppo da un bel po’. Era dal 2008 che non suonavano dal vivo, salvo un’esibizione al Death Feast Open Air di Hünxe, dove erano subentrati all’ultimo momento ai defezionari Gorguts. E il nucleo storico aveva già iniziato a perdere pezzi. Nel 2006 il bassista Richard Cabeza aveva mollato perché impossibilitato, per complicati casini burocratici, a lasciare il Texas, dove si era recato per stare vicino alla compagna incinta. L’anno successivo era stata la volta del batterista Fred Etsby, sempre per motivi familiari. Uscirà ancora un album, omonimo, come quando si vuole chiudere un ciclo. Non se ne aprirà mai un altro.

Il loro disco a cui sono più legato resta Massive Killing Capacity. I fan della prima ora lo bollarono come “commerciale” e si beccò diverse stroncature da parte di chi lo considerava troppo diretto e melodico (la componente maideniana aveva iniziato a fare capolino in modo prepotente in pezzi come Nenia o la stupenda Collection By Blood) rispetto ai capisaldi Like An Everflowing Stream e Indecent And Obscene. Avevo vinto il promo con un concorso di Metal Shock. Avevo quattordici anni e l’unica cosa che mi interessava al mondo era il death metal. A quell’età anche un disco minore ti si può imprimere dentro in modo indelebile e avere un peso enorme sulla tua formazione. Figuratevi Massive Killing Capacity, che ancora non riesco a considerare meno di un capolavoro. Attesi il successivo Death Metal con la bava alla bocca. La Nuclear Blast ci aveva puntato tantissimo e, almeno in termini di vendite, si rivelò un mezzo flop. Io cercai di farmelo piacere il più possibile ma saranno anni che non lo prendo dallo scaffale. Da quel momento in poi la mia attenzione per l’act di Stoccolma sarà altalenante quanto la loro discografia. Trovai particolarmente sciagurata la scelta dell’autoproduzione. I suoni grezzi e scarni voluti da Etsby, più adatti a un gruppo black metal, tagliavano le gambe a platter altrimenti onestissimi come Where Ironcrosses Grow e The God That Never Was e fa un po’ rabbia come nel complesso funzioni molto meglio un lavoro come Dismember, magari meno ispirato a livello di scrittura, con Matti Karki e David Blomqvist unici superstiti della line-up originale, ma con un sound finalmente adeguato, grasso e poderoso, che rende giustizia alla furia primordiale e senza compromessi della band.

Ora Etsby, Cristiansson e Blomqvist (da sempre un fan sfegatato del classic metal più duro e puro) hanno messo su un progetto hard’n’heavy chiamato Dagger e stanno cercando un cantante. Magari si erano solo rotti le palle del death. In un momento in cui una reunion non si nega nemmeno ai gregari più insignificanti, i Dismember hanno fatto una scelta profondamente inattuale come lo scioglimento. Anche da questo punto di vista sono rimasti old school fino in fondo.

Non sono mai riuscito a vederli dal vivo. (Ciccio Russo)

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