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CENTINEX – Doomsday Rituals

19 gennaio 2017

centinex-doomsday-ritualsI Centinex sono il classico gruppo di seconda fila diventato di culto un po’ per obsolescenza della concorrenza e un po’ per meriti propri. Nel 1992 gli appassionati della nascente scena death metal svedese avevano sinceramente di meglio a cui prestare attenzione piuttosto che a Subconscious Lobotomy, esordio della band di Martin Schulman, che già non si presentava proprio benissimo con quella copertina disegnata da un alunno delle medie con disturbi del comportamento e quella batteria elettronica. Che ora voi giovani siete abituati a produzioni tali che il problema è diventato capire quanto abbia barato il batterista in studio. All’epoca se c’era la batteria elettronica si sentiva eccome, e dava pure fastidio. Va detto che Schulman mica stava a Stoccolma, dove dicevi in giro che avevi un gruppo nuovo, facevi un paio di telefonate e il giorno dopo i Dismember ti prestavano la sezione ritmica. Il nostro eroe allora risiedeva a Hedemora: settemila abitanti in mezzo al nulla. Altri due dischi senza batterista dopo, Schulman decise quindi di lasciare il villaggio avito per la grande città. Avesta, ben quindicimila abitanti. Avesta, però, un minimo di scena ce l’aveva. Uncanny, Dellamorte, Moondark, Interment. Tutte formazioni che avevano in comune lo stesso batterista: Kennet Englund, il quale, già che c’era, entra pure nei Centinex. Siamo ormai nel 2000. Il disco che ne esce, Hellbrigade, non è granché, con i suoi tentativi black metal. Nei tre successivi ci sarà un progressivo miglioramento ma rimane un retrogusto di irrisolto che non li rende davvero vincenti, come se la band non avesse troppo chiaro quello che volesse suonare. Nel frattempo la moda, purtroppo per loro, era il death/thrash alla The Haunted.

Lo scioglimento arriva nel 2006. Cinque minuti dopo Schulman fonda gli ottimi Demonical con tre quinti dell’ultima formazione dei Centinex, e riscopre il gusto per il death svedese alla Vecchia Stoccolma Etichetta Nera. Quindi, già che c’è, partecipa alla reunion degli Interment insieme ai due fondatori: Englund e l’ex cantante dei Centinex Johan Jansson (sto andando nel dettaglio perché do per scontato che molti di voi siano appassionati di incroci di musicisti tra i gruppi death svedesi). Il disco che ne viene fuori, Into the crypts of blasphemy, è bellissimo. Non c’è il minimo confronto con i cartellini timbrati nel frattempo da gente come i Grave. A Schulman ed Englund prende così bene che riformano i Centinex con il cantante degli October Tide Alexander Hogbom (per me molto meglio di Jansson) e, alla chitarra, il cantante dei Diabolical. Sempre per gli appassionati. il cantante dei Diabolical, Sverker Widgren, è anche il frontman dei Demonical. Non so come faccia a non confondersi mai. Secondo me ogni tanto, quando sta troppo ubriaco, va alla prova sbagliata.

Il primo frutto della reunion, Redeeming Filth è uno dei migliori dischi di death metal alla vecchia del 2014. Magari non ai livelli del primo degli Interment o delle cose migliori dei Demonical ma comunque notevolissimo. Rimango colpito anche perché, in cuor mio, un grande fan dei Centinex non lo ero mai stato. Doomsday Rituals prosegue sulla stessa formula integralista e conserva quel groove tombale alla Autopsy del quale gli svedesi avevano difettato in passato; manca appena un nuovo coro da stadio come Moist purple skin. Nulla più di un godibile amarcord dei tempi dei Carnage, ok; c’è pure qualche furtarello imbarazzante (come quello ai danni degli Obituary nella peraltro inutile strumentale Doomsday) ma il capo lo si agita, i suoni sono quelli giusti. E, se amate questi suoni, il nuovo dei Centinex lo dovete recuperare per principio.  (Ciccio Russo)

2 commenti leave one →
  1. fredrik permalink
    19 gennaio 2017 14:39

    a me invece, ha deluso un po’. sarà che ho consumato redeeming filth, ma questo l’ho trovato meno ispirato. comunque i discacci anni 90 con kalimaa (la batteria elettronica) tipo reborn through flames piacevano pure tanto!

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  1. Una volta qui era tutta Svezia | Metal Skunk

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