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THE HAUNTED – Exit Wounds (Century Media)

4 settembre 2014

The-Haunted-Exit-WoundsAvevo circa 15 anni quando vidi per la prima volta il video di D.O.A. dei The Haunted in una trasmissione televisiva notturna di Mtv dedicata alla musica dura in tutte le sue sfaccettature (ultimo sussulto di dignità di un’emittente che attualmente si occupa solo di sedicenni incinte, rapper analfabeti e guidos lampadati). Non avevo la minima idea di chi fossero gli At the Gates all’epoca, quindi non potevo immaginare che un paio di membri dei The Haunted avessero contribuito a registrare alcuni dei dischi fondamentali della storia del metal. Tutto quello che sapevo era che ‘sti qua, guidati da un vocalist pelato dall’aria assolutamente poco raccomandabile, prendevano un tipo e lo sbattevano in una camera delle torture, seviziandolo per tutto il tempo della canzone.

What more when you’re dead on arrival?” : così recitava il ritornello. Erano i miei primi approcci con il metal estremo (ricordo che più o meno nello stesso periodo ascoltai con un misto di terrore e riverenza gli album dei Superjoint Ritual e dei Nile, alle mie orecchie misteriosi e indecifrabili) e musicalmente in D.O.A. sentivo qualche riferimento nei riff a una band che avevo conosciuto un paio di anni prima, gli Slayer di God hates us all. Affinando i gusti, immagazzinando nozioni utili a interpretare quello che ascoltavo, compresi che la musica dei tizi del video, che schitarravano mentre cavavano denti e pestavano il povero malcapitato, fosse fondamentalmente thrash metal con tocchi di death metal svedese (ascoltai gli At the Gates solo qualche tempo dopo, ritardo causato dall’eccessiva trveness dell’amico metallaro che si rifiutava categoricamente di prestare i dischi originali agli amici o di masterizzarli, acconsentendo solo a duplicarli su musicassetta, supporto, però, ormai in disuso in quel periodo).

I The Haunted non hanno mai avuto il weltschmerz che contraddistinse Slaughter of the soul, anche per l’inarrivabile personalità di Tomas Lindberg. Avevano, invece, un attacco molto frontale nelle canzoni, quasi hardcore. Cinque dischi dopo One kill wonder, album che me li fece conoscere, torna il mai domo Marco Aro alla voce per questo Exit wounds (ottavo in carriera) e fondamentalmente non è cambiato nulla. Abbandonate le sperimentazioni dei dischi precedenti, alle quali contribuivano in maniera determinante i gusti eterogenei del precedente frontman Peter Dolving, sembra di essere esattamente nel 2003 ed è una sensazione meravigliosa; i The Haunted sono tornati a suonare semplicemente quello che sanno fare meglio: inossidabile death/thrash dall’approccio in your face, segnato dalla scioltezza compositiva dei maestri Jensen-Bjorler (il fratello bassista, in quanto il chitarrista Anders non è presente in questo album), dal drumming del sempre eccelso Adrian Erlandsson (non ha bisogno di presentazioni) e del carisma di Aro alla voce. Il punto è che potrebbero fare altri dieci album così e non suonerebbero mai anacronistici e non so spiegarmi il perché, quando invece orde di cloni stancano dopo pochi minuti di ascolto. Questa è pura classe, che si annida nei risvolti melodici tra tonnellate di Slayer sound in pezzi come Psychonaut, forse il mio preferito dell’album (ma sono solo al quarto ascolto in due giorni e scusate se è poco, considerando che si incastra tra spiagge salentine e sagre dello gnommareddhu).

gnommareddhu

Massiccia anche l’influenza Sick of it all, uno dei gruppi preferiti di Marco Aro, palesata chiaramente in un pezzo come Trendkiller, inequivocabile dichiarazione d’intenti della coerenza del gruppo. Che dire, non mi aspettavo che un album del genere (ascoltabile in streaming a questo indirizzo), piovuto dal nulla in pieno agosto, mi convincesse a tal punto da consigliarvelo senza riserve. Del resto, come preciso sempre, gli svedesi raramente sbagliano qualcosa. Usate questo disco come colonna sonora dell’immaginaria stanza delle sevizie in cui rinchiudere chi vi ha danneggiato di recente. Poi, però, uscite e aiutate le anziane ad attraversare la strada, che qua siamo tutti brave persone, compresi i The Haunted.

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