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Jesper Stromblad non sta bene

4 marzo 2016

jesper

I The Resistance sono la cosa più bella accaduta nell’ultimo lustro agli appassionati del suono di Goteborg. Di fatto una reincarnazione dei Dimension Zero, con la vecchia coppia d’asce degli In Flames costituita da Jesper Stromblad, mente del progetto, e Glenn Ljungstrom coadiuvata da Marco Aro dei The Haunted alla voce. Due ep e due lp (l’ultimo dei quali, Coup de Grace, uscito appena lo scorso gennaio) che sono quattro bombe a mano e un suono che è stato replicato mille volte ma che solo chi ha contribuito a inventare poteva recuperare a vent’anni di distanza senza suonare stantio o risaputo.

Dopo l’abbandono di Ljungstrom, avvenuto lo scorso anno, la band ha comunicato due giorni fa anche l’addio del fondatore, dovuto purtroppo a una “lotta contro la depressione” che l’anno passato era tornata a riaccendersi, tanto da costringere il chitarrista a sospendere ogni attività, sia live che in studio (le parti di chitarra di Coup de Grace furono registrate dallo stesso Ljungstrom, in teoria già fuori dal gruppo, in luogo del sodale). Eppure Stromblad, in un’intervista rilasciata a Teamrock la scorsa estate, era sembrato avviato verso un recupero. “Combatto con una grave depressione e problemi di ansia da vent’anni, ho bevuto e rivomitato qualsiasi cosa sulla quale riuscissi a mettere le mani solo per soffocare il costante dolore sia nella mia anima spezzata che nel corpo“, aveva raccontato, “sto seguendo adesso un ottimo programma che mi riporterà a essere la persona che ero un tempo e sono molto positivo, non c’e’ dubbio che tornerò; combatterò i miei demoni fino al giorno della mia morte. Sono sulla strada giusta“.

Chi ha un po’ di familiarità, anche indiretta, con queste situazioni, saprà che l’alcolismo non è quasi mai una causa ma quasi sempre una conseguenza, un palliativo più rassicurante e affidabile di qualsiasi droga sul mercato. Se ogni giorno ti svegli e, appena ti alzi, senti un peso nel petto che ti ributta subito giù, e anche questa volta dovrai cambiare due autobus per andare in ufficio perché entrare in metropolitana è fuori questione, l’unica è bere. Se l’alternativa è andare da uno psichiatra e farti imbottire di psicofarmaci che ti ridurranno a una larva senza personalità, una cassa di birra e una boccia di scotch al giorno sono una scelta perfettamente razionale. Nel breve periodo mentre ragioni su come uscirne fuori, chiaro. Altrimenti le due cose si alimentano a vicenda e resti avvitato nel gorgo. Anche per sempre.

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Che i problemi con la bottiglia e l’ingresso in disintossicazione non fossero la ragione principale dell’uscita di Stromblad dagli In Flames nel 2010 lo aveva chiarito lo stesso musicista sul suo profilo facebook un paio di anni fa, correggendo in parte le affermazioni degli ex compagni, che non hanno mai chiuso la porta a un suo ritorno. “Sono su un percorso di vita totalmente diverso ora, non entrerò mai nei dettagli sul perché lasciai ma ci sono sempre una versione ufficiale e un’altra“, aveva spiegato, replicando alle domande dei fan, “ciò può rispondere anche alla prossima domanda: cosa ne penso del loro nuovo materiale. Ascoltare i The Resistance lo spiega un poco. Siamo semplicemente andati in direzioni diverse. Tutto il rispetto per gli In Flames e per il loro nuovo approccio ma per me erano un gruppo melodeath basato sui riff e le chitarre e non lo sono più. Sempre ottimi musicisti, non credo sbaglino ma non è la visione che avevo quando iniziammo”.

Divergenze musicali, quindi. Ma anche, sullo sfondo, l’ombra del male oscuro, che in molti non hanno la fortuna (o la determinazione, o il contesto, o le condizioni fisiche pure e semplici…) di riuscire a esorcizzare per sempre. Da parte mia, empatia sincera nei confronti di un musicista alla cui opera non sono, peraltro, mai stato nemmeno chissà quanto legato. Però sapete come funziona, siete metallari anche voi. (Ciccio Russo)

11 commenti leave one →
  1. 4 marzo 2016 11:05

    Auguri a Stromblad.
    A proposito di suono di Goteborg, che si dice da queste parti dei Death Breath?

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  2. fredrik permalink
    4 marzo 2016 11:10

    So come funziona.
    Supporto totale a un musicista che è stato (ed è, visto che ho apprezzato i TR) la colonna sonora dei miei ultimi 20 anni. Credo di aver preso ogni progetto a cui partecipava come autore… dai Ceremonial Oath, agli Hammerfall, Dimension Zero e persino Sinergy – comprati a scatola chiusa sulla fiducia… e infatti i dischi migliori sono quelli dove suonava / scriveva lui. Per me è il miglior riffmaker del suo genere, e aimè una persona piuttosto tormentata che spero si possa veramente riprendere.

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  3. 4 marzo 2016 12:57

    Spero che si riprenda presto. Un grande a ugurio di prontissima guarigione.

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  4. Ruf permalink
    4 marzo 2016 18:14

    Mi viene in mente un amico che quasi gongolava ogni volta che uno dei suoi artisti preferiti divorziava, usciva fuori di testa, provava a suicidarsi, andava in oversose, rimaneva con le pezze al culo o, più in generale, se la passava male. “Questi peggio si riducono e meglio scrivono” era la sua teoria… Probabilmente aveva ragione ma io che quel buco nero lo conosco bene, spero che Jesper si riprenda, ne venga fuori e , anche a costo di darsi allo screamo, trovi un pizzico di serenità. Se la merita.

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    • chinottorebel permalink
      5 marzo 2016 03:01

      Non l’alcolismo, perché sono astemio, ma l’altra faccia della questione la conosco anch’io, e sento profonda pena quando leggo queste cose. Ma per quanto riguarda lo screamo, mi permetto di aggiustare il tiro: la prima esplosione della scena, sia in USA che in Europa, a suo tempo produsse cose bellissime, forse non troppo digeribili per i metallari di più stretta osservanza, ma irregolari, violentissime, intense, autentiche. Un nome su tutti, i miei paladini Jeromes Dream. Poi il problema, è che a livelli meno underground, il nome dello screamo è stato usurpato da musiche raccapriccianti.

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      • Ruf permalink
        6 marzo 2016 10:00

        Non sono un metallaro di stretta osservanza, anzi io vengo dal punk/hc quindi ci sono gruppi emo/core/screamo” che apprezzo tipo Policy of 3, Still Life, Envy, Raein, La Quiete etc anche se preferisco le cose più soft ed indie [Built To Spill, Sunny Day Real Estate, American Football e pure i Get up Kids].
        Ho utilizzato il termine riferendomi all’ondata di bimbiminchia di qualche anno fa, tipo i Falling in reverse.
        Avrei potuto dire discomusic o italodisco ma ho paura dei fan di Sandy Marton…

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      • chinottorebel permalink
        7 marzo 2016 19:48

        Quasi tutti i gruppi che hai citato mi piacciono parecchio, quindi cantiamo idealmente a distanza “In Circles”, a sugellare questa convergenza musicale. E sui fan di Sandy Marton, come darti torto… :-)

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  5. 5 marzo 2016 00:05

    Sapere che la mia band si riduce a fare questa roba farebbe deprimere anche me. Cagate a parte, un abbraccio a Jesper con l’augurio che possa prima o poi riprendersi e riderne, anche se è ormai una situazione che si è protratta veramente troppo a lungo per poterne uscire serenamente

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