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Avere vent’anni: CHILDREN OF BODOM – Something Wild

24 febbraio 2017

 

Alexi Laiho m’ha sempre dato un po’ fastidio, tra rimmel, trucchi e quell’immagine a metà tra il depresso/punk/glam/salcazzo che, più che donare fascino a ‘sto soggettone, dà proprio l’impressione che sia un coglione senza ritorno; impressione poi confermatami dal matrimonio, durato un paio d’anni, con quel discreto barile svociato di Kimberly Goss, tastierista per un periodo dei Dimmu Borgir, con la quale ha inciso ben tre album a nome Sinergy (tra l’altro nel debutto Beware The Heavens ci suonano pure Jesper Stromblad e Sharlee D’Angelo), che, voce a parte, manco sono malaccio, specie l’ultimo. Perché è vero che Alexi Laiho m’ha sempre dato fastidio, però solo alla vista. Quando ascoltai per la prima volta i Children Of Bodom, e la prima cosa che sentii fu Hatebreeder, rimasi di sasso perché era la cosa più figa e d’impatto che mi capitava di ascoltare da un sacco di tempo. Meglio ancora, non era qualcosa che avessi già sentito, per un verso o per l’altro: non era black metal anche se c’erano i blastbeat e la voce in screaming che non si capiva un cazzo; non era power/speed nonostante la presenza di tastiere, aperture melodiche, doppia cassa a elicottero e produzione di cartone; non era manco metal neoclassico, pur con gli svolazzi di chitarra e clavicembalo a richiamare ora Bach ora Vivaldi, e insomma: era nuovo, era fresco, era mai fatto prima.

E Alexi alla chitarra spaccava. Bravi tutti per carità, ma essendo fondamentalmente musica per chitarra, beh la chitarra spiccava. E spaccava, come detto. Oddio, magari sarà stato anche il periodo, ero appena ventenne ed immerso fino al collo nel mondo dei guitar hero, neoclassici o meno, però dal punto di vista di un ragazzo che suona la chitarra questo disco è fenomenale. Tanto mi piacque che poi recuperai anche il precedente, Something Wild, il debutto di due anni prima: composto peggio, suonato peggio, registrato peggio e comunque stellare. Già le sole Deadnight Warrior, Lake Bodom e Touch Like Angel of Death valgono il prezzo del biglietto, canzoni fantastiche che peraltro verranno riproposte dal vivo con continuità dai nostri, anche in tempi relativamente recenti. Something Wild è molto meno a fuoco rispetto ad Hatebreeder ma anche più sperimentale, con dei picchi notevolissimi e qualche caduta di tono, comprensibilissime se consideriamo l’originalità del materiale e, soprattutto, la giovanissima età media del gruppo, composto da ragazzi di vent’anni o poco meno, miei coetanei in pratica, quando all’epoca da ‘ste parti se riuscivi a trovare qualcuno per suonare Smoke On The Water era già grasso che colava. E pure adesso. Oh, se rosicavo sentendo ‘sto disco, che in Abruzzo della Finlandia ci sta solo il freddo, purtroppo.

Il meglio dei Children Of Bodom è racchiuso nei primi tre dischi, di cui l’apice è Hatebreeder, e nel piccolo live Tokyo Warhearts, che fotografa il gruppo in formissima e prestante anche dal vivo. Poi si sono sbracati, hanno perso per strada Alexander Kuoppala, chitarrista ritmico e in parte anche anima della band, per reclutare Roope Latvala, vecchio amico di Alexi Lahio e suo sodale nei Sinergy, e li ho persi parecchio di vista che già cominciavano a darmi fastidio, Laiho in particolare adesso manco lo sopporto, che s’è pure involuto e suona peggio ora che vent’anni fa.  Ma voi fregatevene di tutte ‘ste cazzate e rimettete Lake Bodom un’altra volta, dai. (Cesare Carrozzi)

3 commenti leave one →
  1. weareblind permalink
    24 febbraio 2017 15:47

    Bravissimi, anche per me la loro essenza sono i rosso-verde-blu dei primi tre. Poi ho smesso di comprarli. Io ascoltai “Lake Bodom” ormai 20 anni fa, a casa dei miei, nella trasmissione radiofonica “Black Art” di una radio locale comasca (tempi eroici, ed è dire poco), e rimasi folgorato. Touch like angel ancora oggi è qualcosa che mi smuove dentro. Chapeau signori, sono diventati una macchietta, ma hanno la mia stima.

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  2. fredrik permalink
    24 febbraio 2017 23:52

    D’accordo su tutto.. una band stellare, fresca, innovativa che poi si è persa per strada in modo temo definitivo. Ricordo che feci uno scherzo innocente ad un amico dell’epoca -che detestava le voci gutturali o urlate- spacciandogli il primo minuto di lake bodom come un inedito degli stratovarius. Per me i CoB son finiti con il quarto album, ma questo ancora dopo vent’anni sotterra buona parte della merda che viene pubblicata.

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  3. blackwolf permalink
    25 febbraio 2017 15:03

    Mannaggia ragazzi cosa avete tirato fuori con questo articolo…. Ho ancora in casa una cassetta copiatami da un mio socio, tipo in prima liceo, con su i primi due album dei Children, uno per lato, con dei bellissimi disegni stilizzati di gente impalata, da lui disegnati sul retrocopertina della cassetta… Per riempire i vuoti a fine lato, mise dei pezzi che non centravano niente, tipo The wisdom of the kings, Riding the wings of eternity e The dark tower of abiss dei Rhapsody.. fantastico… mi è venuta una carogna quando ho trovato la cassetta e non me la posso sparare, perché non ho più un mangianastri… per compensare mi sto sparando Follow the Reaper, altro album loro, che mi prese tantissimo… Uno dei primi cd metal che ho comprato con i miei soldi, quando ancora stavo muovendo i primi passi verso il metallo, ancora non sapevo bene su che fronti indirizzarmi e mi provavo ad ascoltare un po’ di tutto…
    All’epoca, che ero un novellino, non avevo colto quanto questa band fosse innovativa, e non me ne ero reso conto, fino a oggi.. Adesso che ho migliaia di ore di ascolto e decine di band alle spalle, quando me lo sono messo su, ho veramente colto la vera portata dei loro lavori, che non solo suonano alla grande, ma sono proprio una rivoluzione rispetto a quello che c’era prima.. Senza leggere questo articolo, probabilmente non lo avrei mai notato e non mi sarei fatto questo viaggio nel tempo…
    Quindi grazie per avermi fatto arrivare a questa verità superiore sui Children.. anche se con vent’anni di ritardo (ma meglio tardi che mai!) e per avermi fatto riscoprire musica fighissima, che avevo in casa e chissà perché, erano secoli che non mettevo su…

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