Come scoprii i CELTIC FROST cercando di scoparmi una gotica culona

Come ormai molti di voi avranno imparato a capire, sono il membro più giovane della florida redazione di Metal Skunk e ciò comporta che purtroppo io non possa sempre vantare gli stessi ricordi degli altri redattori in merito a molti degli album che recensiamo, soprattutto nelle varie rubriche nostalgiche che tanto piacciono ai miei vecchi colleghi bavosi – anche se ormai ci stiamo avvicinando al momento in cui persino io avrò dei ricordi vividi e diretti di quando uscirono gli album di venti anni fa.

Nello specifico Monotheist non è ancora uno di quegli album. Non ricordo precisamente quando uscì, cosa provai, ecc. ecc. poiché ero ancora a un paio di anni dai miei primi ascolti veramente metal – se non consideriamo quindi Linkin Park e Guns N’ Roses. I miei ricordi sono legati ad un periodo di poco successivo, quando nella mia scuola si cominciò a creare una piccola comunità di metallari, dapprima conosciutasi tramite Netlog, dove inserivamo come nickname i nomi dei gruppi che più ci piacevano con il nostro anno di nascita – io mi chiamavo Testament – e dove eravamo facilmente riconoscibili dalle foto e ci distinguevamo dai truzzi grazie all’assenza degli occhiali a tapparella, delle collane colorate “con gli smarties”, delle cinture delle Super Chicche e tutte queste cose che funestarono la mia generazione durante l’adolescenza.

Una volta arrivato Facebook in Italia e sepolto definitivamente Netlog ci spostammo tutti o su Facebook stesso o su MSN – con qualcuno anche su Habbo Hotel, anche se non era molto da metallari. Con una di queste metallare della mia scuola che veniva dal paese vicino ci parlavo tantissimo su MSN. I friccicorii dell’adolescenza si facevano sentire e mi facevano sperare in qualcosa di più. Lei non era nulla di che, una di quelle che ora forse definiremmo gotiche culone: anfibi, borchie ai polsi, matita pesante, tette grosse, forme importanti; ma per il me ragazzino sarebbe comunque stato oro. Io giocavo a fare il ragazzo profondo e sensibile e le dicevo che ascoltavo doom metal, le condividevo gli Ahab e i Funeral e le dicevo che toccavano corde profonde del mio animo. Inutile precisare che posare da soggetto incompreso e mezzo depresso non serviva a niente, ma l’avrei capito più avanti. E col senno di poi quel Capodanno in cui aveva organizzato una festa con delle sue amiche a casa sua, nel suo garage trasformato in taverna, e io mi imbucai con tre miei amici e gliela sboccammo tutta non dovette aiutare.

C’è da dire che continuammo a sentirci comunque su MSN anche dopo quella serata, non mi tolse subito la parola. Una sera, dopo chat interminabili, mi inviò una canzone: era Os abysmi vel daath. Io rimasi folgorato. Non capivo neanche come qualcuno avesse potuto pensare a riprodurre quei suoni che per me, stupido ragazzino appena iniziato al metal estremo, erano totalmente nuovi. I Celtic Frost, manco a dirlo, sapevo a malapena chi fossero.

Cominciai compulsivamente a cercare informazioni su di loro. Scoprii le altre canzoni di Monotheist, con quella copertina che all’epoca mi risultò estremamente inquietante e morbosa. Obscured diventò subito una fantastica ballad lamentosa che ormai mi faceva pensare alla mia gotica culona. A Dying God Coming into Human Flesh una canzone incredibilmente inquietante di cui sfruttavo il videoclip per impressionare gli altri. Il resto dell’album è comunque una mazzata pazzesca composta e suonata con una maestria eccezionale e pian piano cominciai ad apprezzarlo nella sua interezza, così come cominciai ad apprezzare il resto della carriera di Tom G. Warrior sia con i Celtic Frost che con i Triptykon (tranne Cold Lake, quello no mannaggia a Belardi e all’avvocato). In una delle nostre gite dalla provincia al Mariposa comprai anche il CD di Monotheist.

Insomma, Monotheist non mi avvicinò minimamente, neanche di un centimetro, alla mia prima scopata, ma è stato comunque come aver perso la verginità. Lei non lo sa e non lo saprà mai, probabilmente si sarà anche dimenticata il mio nome e chi sono, che abbiamo passato una serata seduti sul divanetto della sua taverna a parlare intensamente e a sfiorarci le braccia nude prima che un mio amico cominciasse a vomitarle per casa e lei a pulire, ma io sarò per sempre grato alla gotica culona per avermi fatto scoprire i Celtic Frost. (Edoardo Giardina)

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