Splendidi quarantenni: CRYPTIC SLAUGHTER – Convicted
I Cryptic Slaughter furono fra i migliori rappresentanti di quegli ibridi degli anni Ottanta, che ancora oggi sfuggono alle definizioni precise, perché si fecero strada inventando uno stile preso alla pari dall’hardcore e dal nascente thrash metal, ma in qualche modo riuscirono a farne qualcosa che andò oltre alla semplice somma delle parti. Convicted, il debutto del gruppo, pubblicato nel luglio del 1986, andò più in là di entrambi i generi quanto a velocità, aggressività e inventiva, per cui fece andare fuori di testa molti esploratori dell’estremo. Un altro aspetto dell’importanza di questo disco è che testimonia, forte e chiaro, il momento in cui due scene apparentemente separate stavano convergendo verso un orizzonte comune. Oggi sappiamo bene che, nella storia, hardcore e metal si sono uniti varie volte per inventare molte cose interessanti, ma all’epoca il sentire comune era che fossero separati, si guardassero male, restassero distinti per mentalità ed estetica, mentre la realtà era che stavano imparando moltissimo l’uno dall’altro.
La provenienza del gruppo spiega in parte questa storia: i Cryptic Slaughter non arrivavano dalla Bay Area, cioè dal territorio che per comodità identifichiamo come la patria nobile del thrash americano, ma da Santa Monica, Los Angeles, e quindi da una California più hardcore, in generale da luoghi dove punk e metal erano vicini, dapprima senza convivere, ma poi si erano trovati a convergere nella stessa voglia di suonare veloce, aggressivo e soprattutto contro il mondo intero. A metà degli anni Ottanta questa era una cosa che succedeva ovunque, ma in California aveva un’evidenza particolare: da una parte c’era la scena thrash metal, con il suo grande debito verso la NWOBHM, i Motörhead, i Venom, i Diamond Head, i Judas Priest, il thrash tedesco e tutto il resto della metallurgia europea; dall’altra c’era l’hardcore, nato dall’estremizzazione del punk di qualche anno prima con i Discharge e i GBH, che anche negli USA aveva molti rappresentanti, per esempio Black Flag, Bad Religion, Uniform Choice, MDC e in molti altri che da tempo si erano allontanati dal “punk rock”, per diventare più violenti, militanti e realmente anti-sistema.
Al confine di questi due movimenti inizialmente separati, erano nati gruppi che riuscivano a portare avanti entrambe le istanze: D.R.I., The Accüsed, Cro-Mags, Carnivore, e, per l’appunto, i Cryptic Slaughter. La cosa interessante, e a suo modo molto thrash se si segue il discorso fino in fondo, è che i Cryptic Slaughter rimasero sempre legati all’hardcore. Lo erano specialmente nella voce di Bill Crooks, molto più gridata che cantata, poi nella struttura dei pezzi, nei testi, che parlavano di guerra, annientamento nucleare, controllo sociale e degrado in generale. Basta scorrere i titoli: M.A.D., Lowlife, Nuclear Future, State Control, War to the Knife, Nation of Hate, Reich of Torture. È un lessico da hardcore politico, certamente, ma è anche uno dei grandi nuclei tematici del thrash americano, che era caratterizzato dall’ansia reaganiana, dalla Guerra Fredda, dal militarismo e della sensazione, allora tutt’altro che astratta, che il futuro potesse significare la fine del mondo.
Prima di Convicted c’era stato il demo Life in Grave, registrato nel 1985, con una formazione ancora in assestamento e con un suono piuttosto primitivo. Quel demo girò nel circuito del tape trading e da lì arrivò alla Metal Blade, che decise di far pubblicare un primo disco al gruppo. Convicted venne prodotto dai Cryptic Slaughter e fu registrato con Bill Metoyer come tecnico del suono, circostanza che già dice molto: da una parte l’autonomia ancora adolescenziale del gruppo, dall’altra il contatto con uno dei nomi decisivi del metal estremo americano, già legato a lavori fondamentali degli Slayer, W.A.S.P. e di altri gruppi del periodo. La formazione del disco, con il sopracitato Crooks alla voce, si completava con Les Evans alla chitarra, Rob Nicholson al basso e Scott Peterson alla batteria, ed è quella classica degli anni Ottanta.
Scott Peterson, ricordando anni dopo quel periodo in un’intervista a No Echo, ha spiegato una cosa molto semplice e molto rivelatrice a proposito della velocità di Convicted: non è che avessero deciso di essere la band più veloce del momento, come tanti altri stavano dichiarando; semplicemente scrivevano i loro pezzi, poi più li suonavano, più miglioravano nell’eseguirli, e quindi riuscivano ad accelerarli. Questa è una testimonianza preziosa perché toglie a Convicted la pretesa di un primato intenzionale, che risulta sempre piuttosto artificiale, e gli restituisce quella, molto più credibile, dell’incoscienza. La velocità era un effetto collaterale dell’entusiasmo, dell’età, dell’ambiente e di un’idea ancora molto fisica della musica.
In poco più di mezz’ora, Convicted contiene quattordici brani, tutti di una violenza impensabile per il 1986, a cominciare dalla batteria di Peterson che correva come un treno, usava a tratti un blast beat definito, anche se al tempo non aveva questo nome; stava anticipando, senza saperlo, quello che di lì a poco si sarebbe chiamato grindcore. La chitarra di Les Evans falciava riff brevi, poco melodici, con la rabbia dell’hardcore, ma con una tecnica superiore alla media, che comprendeva anche assoli e virtuosismi, tipicamente metal. Le due cose insieme rendevano il suono ancora più estremo, perché era nitido, ricercato, si riusciva a sentire bene la scansione di ogni nota, per cui l’effetto finale era ancora più esaltante.
I dischi successivi avrebbero mostrato un’evoluzione continua, senza stravolgere le origini: Money Talks, del 1987, è per molti versi il lavoro più compiuto dei Cryptic Slaughter: suonato e inciso meglio, ben solido nelle composizioni, che si fanno più dinamiche e varie. La componente thrash diventa prominente, per quanto si mantenga sempre in buona compagnia dell’hardcore. Anche Stream of Consciousness, del 1988, contiene materiale molto valido, che però venne penalizzato da una produzione meno incisiva. Da qui poi le cose cambiarono molto, a partire da uno stravolgimento della formazione, per cui del nucleo originario, che fino ad allora non si era mai separato, rimase soltanto Les Evans. Nel 1990 uscì Speak Your Peace, che inaugurò un’idea diversa del gruppo: dal crossover passarono definitivamente a un thrash tecnico e più cerebrale, comunque straordinario, suonato benissimo, per quanto meno facile rispetto ai primi album, che si rivolgeva volutamente a un pubblico di esperienza, più interessato all’ascolto che all’effetto immediato.
Tirando le somme, con Convicted i Cryptic Slaughter fecero quello che tutti cercavano a metà degli anni Ottanta, ovvero estremizzarono insieme metal e hardcore, li adeguarono ai tempi, li resero più veloci, più aggressivi, più definiti nello stile, contribuendo a rivitalizzare entrambe le scene. Il disco restò e resta ancora un punto di riferimento fortissimo per tutta la musica estrema, perché fece in modo che l’hardcore diventasse più tecnico e che il thrash diventasse più diretto. In questo equilibrio, precoce ma già perfettamente riconoscibile, sta tutta la sua forza. (Stefano Mazza)



