I Behemoth hanno pubblicato un nuovo Ep (più o meno)

Spotify è talmente tanto diffuso e in posizione dominante che può oramai rientrare in quella ristretta cerchia di marchi che diventano sinonimi del loro prodotto, tipo Scottex. Io in realtà da un po’ di tempo sono passato a Apple Music, devo ammettere, in parte anche per puro spirito di distinzione che fa sempre parte dell’attitudine metallara. All’inizio ero addirittura un fedele utilizzatore del francese Deezer, devo ammettere, perché agli inizi la pubblicità era aggirabile con un semplice ad blocker da browser. Apple Music mi piace un po’ più come interfaccia, ha tendenzialmente una qualità migliore, cosa che non disprezzo ma che non mi spinge a pagare di più per un servizio come Tidal. Infatti uno degli altri motivi che mi ha spinto verso il servizio di Apple è che l’abbonamento famiglia costa meno di quello di Spotify. Infine, in generale, mi dà un’impressione di cura maggiore, tanto che adesso per molti degli album che si possono ascoltare sulla piattaforma aggiungono da un semplice trafiletto di spiegazione (magari per quelli più vecchi pubblicati prima dell’inizio della pratica) a vere e proprie interviste rilasciate esclusivamente ad Apple Music per l’occasione. E non solo per, che so, artisti pop del calibro di Taylor Swift o Billie Eilish, ma anche, per dire, per i Converge (su Jane Doe) e per i Behemoth. Quella di I, Scvlptor inizia così:

Il seguito di The Shit ov God dei Behemoth funge da ponte tra la pubblicazione del 2025 e le future direzioni della band extreme metal polacca. I, Scvlptor non è un vero e proprio album in studio, ma una raccolta di materiale inedito guidata dalla traccia ’I, Scvlptor’, originariamente scritta durante le sessioni di The Shit ov God.

La prima cosa di cui mi rendo conto è che non mi ero neanche accorto che i polacchi avessero pubblicato, poco più di un anno fa, The Shit ov God e che mi ero totalmente scordato della pubblicazione Opvs contra natvram. Di solito do almeno un ascolto a tutti gli album delle band che seguo o che ho seguito, anche quando non credo più in loro, giusto per dovere di cronaca. Nella mia testa il gruppo di Nergal va avanti col pilota automatico praticamente da sempre e non ho neanche dato importanza alla notizia, rimanendo fermo a I Loved You at Your Darkest. Unica eccezione alla mediocrità a questo punto è The Satanist, ovviamente, che per me è stato uno dei dieci dischi degli anni Dieci e a questo punto è stato anche il loro canto del cigno.

Durante l’ascolto, avvenuto prima della lettura del trafiletto/intervista, l’altra cosa che mi è saltata all’orecchio è stata una certa vicinanza stilistica proprio a The Satanist che mi fa ben sperare per il futuro e che in realtà mi aveva fatto ben sperare anche all’epoca dell’EP A Forest, operazione tutto sommato simile a questo I, Scvlptor – speranza che però poi non aveva trovato riscontro nella realtà. Da questo punto di vista, già il trafiletto smorza qualsiasi minimo entusiasmo si potesse avere per un EP discretamente riuscito. Non è, infatti, un vero e proprio album in studio, ma una raccolta di materiale inedito che Nergal, sostanzialmente, non sapeva dove piazzare. L’artista polacco continua a proposito dell’omonima traccia:

“La canzone [I, Scvlptor’] non è finita nel disco [The Shit ov God] non perché fosse più debole, ma perché era troppo forte e avrebbe fatto concorrenza al resto del materiale”, racconta a Apple Music Adam “Nergal” Darski, mente dei Behemoth. “Non vuoi mettere a repentaglio il tuo stesso lavoro. Devi distribuirlo in qualche modo.”

Devi distribuirlo in qualche modo. A quanto pare infatti Begotten e Lord ov the Horizons risalgono al 2021, mentre Rise of the Blackstorm of Evil e In Thy Pandemaeternum sono rifacimenti di due canzoni dei loro primi album degli anni Novanta. Chiudono poi due cover, la prima di In League with Satan dei Venom con la collaborazione di Shagrath dei Dimmu Borgir, la seconda di The Return of Darkness and Evil dei Bathory, registrata live al Mystic Festival in Polonia. L’ultimissima traccia è un’ulteriore versione di Lord ov the Horizons.

Entrambe le operazioni, rifacimento di vecchio materiale e cover (non la riproposizione di una seconda versione inutile di una traccia già presente), possono anche essere interessanti e avere un loro senso. Le tendenze della musica le conosciamo: gli album si sono accorciati, anche perché non c’è più la necessità di riempire un supporto fisico con una certa durata, e i gruppi pubblicano molte più uscite e più brevi per stare dietro alle dinamiche delle piattaforme di streaming e cercare di guadagnare anche loro qualcosina da questo nuovo sistema. Rimangono comunque alcune domande irrisolte a questo punto: se un album che non è un vero e proprio album è tendenzialmente migliore degli ultimi due album che non solo sono dei veri e propri album, ma addirittura dei concept album (cosa valida quantomeno per The Shit ov God, apparentemente), che senso ha continuare a pubblicare veri e propri album? Caro Nergal, non ti impegnare neanche più, non lo dico retoricamente: se ci metti meno impegno ti riesce meglio. (Edoardo)

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