Avere vent’anni: LIFELOVER – Pulver

L’esordio dei Lifelover fu un vero e proprio fulmine a ciel sereno per la scena estrema del nuovo millennio, a partire dalla copertina, che non passa di certo inosservata, per arrivare al genere musicale piuttosto indefinito, tanto che se ancora oggi mi si chiede cosa suonino i Lifelover mi risulta piuttosto complicato rispondere. Qualcuno un tempo azzardò un romantic-depressive black metal, forse la formula che più riesce a inquadrare in qualche modo la band di Stoccolma. In realtà la proposta sonora è molto più semplice di quanto possa sembrare e ha come cardine il riffing quasi scolastico, ma dannatamente coinvolgente, del compianto Jonas B. Berqvist, da sempre il principale compositore, la cui scomparsa ha decretato anche la fine del progetto.

La formula vincente è data proprio dal connubio tra questi giri di chitarra (che ti puoi mettere a canticchiare due secondi dopo averli sentiti la prima volta) e le partiture di piano altrettanto minimaliste, il tutto decantato dalla voce soffertissima di Kim Carlsson. Quest’ultimo a tratti può ricordare vagamente Kvarforth degli Shining, da cui Kim riprende anche la tendenza molto in voga all’epoca di tagliuzzarsi un po’ dappertutto con inevitabili grondate di sangue in sede live.

C’è quindi una componente DSBM che sicuramente non si può ignorare, ma il tutto viene impostato in maniera molto melodica, fino a sfiorare territori post-rock, con tanto di riferimenti ai vecchi Katatonia neanche troppo velati: andate a sentirvi Söndag e soprattutto le stupende Stockholm o Herres Hand. Prendiamo ad esempio quest’ultima, giro di basso iniziale e a seguire tipico riff a cascata di una semplicità quasi disarmante, tastierina Bontempi in sottofondo e Carlsson che farfuglia roba incomprensibile in lingua madre: descritta così vi viene voglia di passare alla prossima, ma vi assicuro che una volta finita premerete il tasto per ricominciare daccapo. Il tutto senza un minimo senso logico, compresi i titoli assurdi di certi brani (il pezzo migliore si intitola MS SALMONELLA), molti dei quali terminano con una specie di musica popolare svedese messa lì totalmente a caso.

Molte delle acerbe asperità di Pulver verranno in parte smussate nei lavori successivi, che per quanto mi riguarda sono pure meglio, sebbene questo debutto rimanga un disco grandioso che ha fatto più proseliti di quanto possa sembrare. State sicuri ad esempio che il tizio dei Këkht Aräkh di cui oggi si parla tanto i Lifelover li ha ascoltati, e pure parecchie volte. (Michele Romani)

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