Padre Dionysios Tabakis, il Fratello Metallo greco

Immaginate una fusione tra Fratello Metallo, pace all’anima sua, e il maestro Domenico Bini e avrete padre Dionysios Tabakis, prete greco nato al Pireo, famoso porto vicino ad Atene. Aggiungete poi fisicità e presenza da icona ortodossa, l’utilizzo di una chitarra fretless, una passione sfrenata e un po’ naïve per la musica tutta e la pubblicazione di un album intitolato Paradise Metal pubblicato solo su musicassetta in tiratura limitata da una piccola e sconosciuta etichetta greca, la Heat Crimes, e avrete completato la miniatura.

Ora, sarebbe stato bello se padre Tabakis avesse recuperato la tradizione del metal greco di Varathron, Rotting Christ e Septicflesh, ma in realtà Paradise Metal, purtroppo, di metal ha poco, oltre al titolo. Vengono recuperate più che altro la musica cristiana ortodossa con i suoi cori e la musica anatolica, dato che la famiglia del prete è originaria di Smirne, oggi in Turchia, e si spostò nella regione dell’Attica durante il grande scambio di popolazione avvenuto tra le due guerre mondiali.

Per i meno attenti da un punto di vista storico e cercando di semplificare al massimo, la Grecia, insoddisfatta di quanto ottenuto dopo la Prima guerra mondiale col trattato di Sèvres e desiderosa di recuperare soprattutto Costantinopoli, attaccò la Turchia. Di contro, la Turchia, altrettanto insoddisfatta dal trattato per aver perso molti territori (non solo a favore della Grecia), era interessata a recuperarli. Dopo i primi successi, i turchi riuscirono a respingere i greci e a recuperare anche alcuni territori che prima facevano parte dell’impero ottomano, tra cui proprio Smirne, dove, nella fase finale della guerra, diedero alle fiamme i quartieri non turchi, in quell’episodio che divenne conosciuto come Incendio di Smirne. Il fatto che poi gli spostamenti coinvolsero la popolazione su base religiosa e in Grecia ci finirono i karamanlidi, popolazione turca di religione cristiana, mentre in Turchia ci finirono i numerosi cretesi convertitisi all’islam nel corso dei secoli di dominazione ottomana e gli albanesi musulmani che abitavano nell’Epiro meridionale, è un altro discorso.

Da questo punto di vista la musica di padre Tabakis è abbastanza nostalgica, molto influenzata dalla musica e dal rock anatolico, ricca di passaggi semitonali facilitati dall’utilizzo della chitarra fretless – tanto che se lo stile fosse stato più distorto e sincopato lo si sarebbe quasi potuto avvicinare agli Angine de Poitrine, la recente sensazione math rock canadese. Nella seconda metà il pope comincia anche a scapocciare e a unire canti liturgici con musica elettronica. Diciamo che se vi piace un po’ di musica folk tribale e ambientale, magari un po’ psichedelica, Dionysios Tabakis può fare al caso vostro. Se vi aspettavate i Rotting Christ uniti ai Powerwolf, invece, temo che dovrete cominciare ad arruolarvi nei Cavalieri di Malta. (Edoardo Giardina)

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