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I POWERWOLF suonano a Budapest, infedeli in preda al panico

13 febbraio 2017

Nel XVI secolo l’Impero Ottomano, nel proprio impulso espansionistico verso occidente, si spinse fino a Vienna, conquistando tutto ciò che si trovava in mezzo. Buda, la parte più antica dell’attuale Budapest, cadde nelle mani dei Mori nel 1541. Gli infedeli, sempre con la loro proverbiale delicatezza, trasformarono le numerose chiese della città in altrettante moschee, necessarie per le loro preghiere al falso dio semitico. In particolare la splendida chiesa di Mattia, così chiamata in onore di Mattia Corvino, una delle figure più fulgide del Rinascimento ungherese, fu spogliata di tutto ciò che era al suo interno (compresi i sacerdoti, sgozzati) tranne una statua della Madonna, che per qualche motivo venne semplicemente murata all’interno dell’edificio.

Buda dovette sopportare così oltre un secolo di dominazione turca, fino all’assedio vittorioso del 1686 da parte delle potenze europee riunitesi nella Lega Santa (Sacro Romano Impero, Polonia, Russia, Venezia, Spagna, Croazia, e altre). L’assedio si risolse grazie ad un episodio specifico di cui, purtroppo, si parla pochissimo. Andò così: mentre i cammellari erano riuniti in preghiera nella momentaneamente desecrata chiesa di Mattia, nel bel mezzo del cannoneggiamento reciproco delle forze occupanti e assedianti, una palla di cannone colpì un deposito di polvere da sparo vicino al santuario. Le vibrazioni seguite alla tremenda eplosione fecero crollare un muro interno alla chiesa, riportando alla luce la statua della Vergine, che si rivelò improvvisamente agli occhi degli infedeli inginocchiati verso La Mecca. Vi prego di immaginare la scena. Questi erano inginocchiati per terra tremando di paura, sudando freddo nelle loro sudicie palandrane, implorando Allah di farli uscire vivi da quell’assedio, di mostrare un segno affinché capissero che il loro dio era dalla loro parte, poi BUM un rumore assordante, loggioni che cadono, vetri in frantumi, schegge che volano ovunque, un gran polverone, gente che urla, corpi morti, sangue addosso, e quando la polvere si dirada gli appare la Madonna. È decisamente un mondo difficile. Tra gli invasori esplose un terrore talmente violento da propagarsi in pochissimo tempo a tutta la guarnigione, che abbandonò le proprie posizioni in preda al panico. Buda cadde nel giro di ventiquattr’ore, gli empi adoratori del seminator di scandalo e di scisma furono rimandati a calci in culo a Bisanzio dopo più di un secolo di sopportazione e ora la gente si stupisce se gli Ungheresi costruiscono un muro al confine, mannaggia.

Più di tre secoli dopo, i Powerwolf sbarcano a Budapest per ribadire il concetto. La serata in realtà vedeva gli Epica come headliner, ma noi siamo lì per i nostri raffinatissimi eroi teteschi, scesi in terra magiara per ricordare alla gente che fra un po’ partirà una bella crociata in cui noi tutti ci trasformeremo in lupi mannari e andremo a portare per il mondo la Verità dell’Eucaristia mangiando le viscere dei nemici infedeli mentre sono ancora vivi, e grideremo alleluia! Ed è tutto vero, o meglio: è vero che i Powerwolf parlano di questo. Sulla data precisa in cui partirà questa crociata non si sa ancora nulla, è una cosa che stiamo aspettando tutti educatamente ma, ve lo dico in tutta sincerità, con una sempre crescente impazienza, tipo questa celebre scena. Dunque magari a Budapest tra il pubblico c’era anche gente che sperava in una convocazione generale improvvisa, che ne sai. Però – spoiler – la cosa non è avvenuta, e alla fine del concerto ce ne siamo andati a mangiare il gulasch in un pub dove potevi buttare i gusci delle arachidi per terra.

Prima però abbiamo avuto l’immenso onore di vedere i Beyond The Black, il galattico gruppo d’apertura, un sestetto tedesco devoto a quel particolare gotico pipparolo di plastica con frontman ammiccante che adesso, pare, viene definito symphonic metal. Fratelli dell’acciaio inossidabile, che cosa volete che vi dica. Io sono venuto a vedere dei mangiapatate in face painting che parlano di lupi mannari che prendono la Comunione, e che perlopiù suonano power metal bum-bum da panino con la salsiccia e birra del discount, quindi immaginate con quanto entusiasmo abbia potuto assistere a questi sei tizi che si affannavano a suonare qualcosa di cui non me ne frega un cazzo. L’unica cosa che mi rimane dei Beyond The Black è Lost in Forever, canzoncina stupidina che abbiamo sentito sul telefono quel pomeriggio per farci un’idea della band in questione, dal ritornello talmente nefasto da esserci rimasto in testa per decisamente troppo tempo. Fortunatamente in quel frangente ho potuto distrarmi buttando un occhio ai posticipi della Serie A, Atalanta-Sampdoria e Roma-Cagliari, che per qualche motivo venivano trasmessi in diretta sugli schermi sopra al bancone del bar. Provvidenza divina? Dio è con noi? A proposito del bancone del bar: i bicchieri per la birra hanno il manico. Sono impilabili e il manico è perfetto da agganciarsi alla cintura, una volta che hai finito. Spero di non dover aspettare qualche decennio per vederli anche in Italia.

Jennifer Haben

il motivo principale per cui i Beyond The Black hanno un contratto

I Beyond The Black dopo un po’ finiscono, che peccato!, e arrivano i gentlemen crucchi in face painting. Non li avevo mai visti dal vivo, perdendomi quindi la possibilità di partire nella famosa crociata di cui sopra, ma ora mi sento di consigliare a qualsiasi fan del power metal europeo, anche non un fan sfegatato, di non perderseli per niente al mondo quando passano in zona. Fanno quasi tutto l’ultimo, meraviglioso Blessed & Possessed, con qualche incursione nel passato: Coleus Sanctus, Amen & Attack, Sanctified with Dynamite, Sacred & Wild, We Drink Your Blood, Lupus Dei e credo basta; ma tanto le canzoni sono più o meno tutte uguali, e poi l’ultimo disco è forse il migliore, quindi daje. Ragazzi, davvero: andateli a vedere. Potenti, melodici, coinvolti e coinvolgenti, con la giusta attitudine da animatori di villaggio Valtur che si addice a un gruppo power metal; non c’è niente che manchi all’appello. L’unico appunto che mi sento di fare è che se io avessi scritto una canzone come Let There Be Night la suonerei sempre in chiusura, non la terrei in mezzo alla scaletta.

E poi niente, hanno suonato gli Epica. Il successo di questa band mi è sempre parso frutto del caso, o di un gigantesco complotto ai miei danni. Tipo Kondogbia, il centrocampista dell’Inter. A me pare scarsissimo e non lo farei giocare nemmeno nella squadra dei Salesiani di Brindisi (a cui peraltro come inno ufficiale potrei proporre i Powerwolf), però nelle pagelle prende sempre voti decenti accompagnati da commenti tipo ‘la grande quantità di palloni recuperati’ o ‘grandi passi avanti nel rendimento, appare più sicuro’; mentre io a questo alla decima palla in dieci minuti che perde gli vorrei mandare i lupi mannari lefebvriani dei Powerwolf a mangiargli le viscere mentre è ancora vivo. Ecco, queste cose a volte mi fanno credere di essere al centro di un enorme Truman Show in cui la gente studia la mia reazione di fronte a cose palesemente irrazionali come le pagelle di Kondogbia, o il successo degli Epica. Un saluto a Manolo Manco, che vive a Budapest e non sono riuscito a vedere; ma se per questo report dovessero lanciarmi una fatwa, respingeremo gli infedeli insieme, lanciando loro statuette della Madonna di Mattia. (barg)

THIS MACHINE KILLS INFIDELS

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2 commenti leave one →
  1. 13 febbraio 2017 21:05

    Visti il 18 gennaio a trezzo, formidabili come sempre (nonostante epica e beyond the black)
    D’accordissimo su quanto detto per Let There Be Night, si presta troppo bene a chiudere la scaletta.

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  2. analviolence permalink
    14 febbraio 2017 18:18

    Trainspotting storiografo ufficiale di Metalskunk, grazie.

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