L’ultimo disco degli ANTHRAX è brutto e inutile

Vorrei cominciare con la quinta, The Edge of Perfection: blast beat, non una novità per gli Anthrax grazie a Black Dahlia. Un bel rumore, sicuramente smuoveranno più di un Cristo sotto al palco se mai decideranno di risuonarla. Poi arriva il cantante e ci piazza ripetuti corettini alla Chris Martin, sì, quello dei Coldplay. Joey Belladonna tu saresti da prendere a cappellate in faccia finché non perdi i sensi. I problemi di questo Lp sono innumerevoli. Non è tanto che abbiamo dovuto attendere dieci anni per l’uscita del successore di quel For All Kings che, francamente, non mi ha mai convinto fino in fondo. Anzi, un lavoro come questo posso aspettarlo anche trentacinque anni, non c’è fretta, davvero.

Il comparto sonoro è un guaio: hanno fatto la stessa scelta dei Metallica in 72 Seasons, far suonare il disco nella maniera più pulita possibile, senza troppi fronzoli. Sapete quando succede questa cosa? Quando gli album non hanno una direzione precisa. Se tu hai per le mani le canzoni di Roots gli devi trovare il suono; se devi svoltare con Cowboys From Hell non puoi richiamare Marc Ferrari dei Keel. Ma se hai messo il culo a sedere non devi preoccuparti. Questo è un album composto, suonato e prodotto con il culo a sedere. Anche noi che lo ascoltiamo abbiamo il culo a sedere, chi vuoi che s’alzi?

Un album da seghe

Non voglio entrare nell’ambito di Joey Belladonna perché è dall’abbandono del pelato che si è detto di tutto e di più in merito. Joey Belladonna è il cantante degli Anthrax, punto. Preferivate John Bush? Mettete su gli Armored Saint, magari non l’ultimo. Non so che altro dirvi, io sono d’accordo con voi ma Joey Belladonna sta negli Anthrax e starà negli Anthrax finché non si scioglieranno. Non credo che qualcuno si suiciderà per questo.

NYC 93 è la prima canzone di Cursum Perficio in cui ho respirato un anelito del loro spirito, dopo che la noia mortale dei primi pezzi in scaletta era stata interrotta dal singoletto It’s for the Kids. Mi accorgo, risentendola, che è veramente caruccia in confronto a molto altro che ristagna qui dentro. A volte pensi che i gruppi scelgano i singoli a cazzo; esce l’album e ti rendi conto che non avevano niente di meglio da schiaffare in vetrina. E’ come quando ascolti Lux Aeterna, la snobbi, e poi ci ritorni solo perché è l’unica quasi decente del pacchetto. O state ancora ascoltando Inamorata? Bugiardi.

C’è una vena radiofonica presente un po’ ovunque. Nel ritornello di Everybody’s got a Plan e My Victory. Alcuni di questi titoli sembrano i post-it che ti fa attaccare lo psicologo al frigorifero per evitare che ti butti nuovamente di sotto. Infectious fa parte della stessa terna di canzoni che definirei radio-friendly. La differenza tra il radio-friendly di una Cadillac Rock Box (non mi stancherò mai di ripetere che We’ve Come for you All è l’ultimo ottimo disco degli Anthrax, limitato solo dalla sua spropositata lunghezza) e quello attuale, è che Cadillac Rock Box, oltre che essere interpretata dal pelato, era una grande canzone. Qui non ci sono grandi canzoni.

Jonathan Donais leggermente staccato per potere rifare esattamente quello che gli Slayer fecero a Lombardo nell’ultimissima foto scattata con lui, poi apparsa su Divine Intervention.

L’andamento oscuro della title-track mi ha ricordato certe scelte degli Exodus sull’ultimo loro album, senza i riffoni al servizio. È noiosa da morire. T.O.M.B. ha ritmo. Ha il piglio giusto. Mi ricorda quelle canzoni di metal alternativo degli anni Novanta, suonate puntualmente da gruppi in fuga dal thrash metal, tipo appunto gli Anthrax, che avevano il groove, il ritmo, ma facevano cacare lo stesso perché si era perso completamente di vista il risultato da raggiungere, cioè la realizzazione di un brano che funzionasse. Per un attimo ho pensato a K.I.N.G. dei Satyricon per il solo fatto che c’erano i puntini. L’acronimo sta per Target on my Back, non per Tanto oggi mangio bene. Al centro di Watch it go si gode abbastanza, perché Charlie Benante riprende a tritare tutto come in apertura del disco. Non perché Watch it go funzioni chissà quanto.

Non ho mai conosciuto una persona che mi dicesse che il suo gruppo preferito sono gli Anthrax, tuttavia sono molto affezionato a loro. Ho portato per anni la maglietta di State of Euphoria ai concerti, e sorriso di gusto ogni volta che qualcuno nominava di nuovo non dico Greg Walls e le sue proverbiali incazzature, ma quantomeno Neil Turbin. Non credo che gli Anthrax abbiano una fandom da analizzare, classificare e scriverci un libro di scienza come per i seguaci di Tool o Iron Maiden. Tuttavia hanno fatto parlare di sé, e tanto, anche per gli scontri tra la fazione pro John Bush e quella pro Belladonna. Francamente penso che la carriera degli assoluti quarti fra i Big Four sia molto più che questo, e il fatto che ci si sia ridotti a discutere di ciò significa certamente qualcosa.

Ho parlato di album con una direzione precisa, all’inizio dell’articolo. Stomp 442 ce l’aveva, pure Volume 8. Francamente dovessi andare a vederli dal vivo e dovesse passargli per la testa la pazza idea di rifare una Inside Out io quella canzone la saprei a memoria e la mia mente correrebbe lontana a quel videoclip in bianco e nero con loro che suonano sull’ala di un aereo di linea, mentre la tempesta imperversa e un passeggero perde la testa. Perché ricordo Inside Out dai peggiori momenti della carriera degli Anthrax? Perché quelli non sono più i loro peggiori momenti, e una direzione precisa ce l’avevano. Cursum Perficio è un album generalista per un pubblico ridotto a pretendere un prodotto generalista e nulla di più. Ed è, a mio parere, il peggiore album inciso dagli Anthrax. (Marco Belardi)

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