Titolo in latino e copertina con gli illusionisti: in casa ANTHRAX tutto procede nella direzione giusta

A settembre avremo un nuovo titolo degli Anthrax. Non giustifico i tredici anni occorsi ai Tool per tirar fuori Fear Inoculum, ma qualcuno dirà che la sua complessità ha richiesto un mastodontico lavoro dietro le quinte, alla stessa maniera in cui qualcuno dirà che gli aumenti della benzina e del trasporto su ruota giustificano i settanta euro che vi hanno appena chiesto in prevendita per Dimmu Borgir e Behemoth. È tutto accettabile, se ci si attacca a motivazioni da riunione d’azienda. Che agli Anthrax siano serviti dieci anni, DIECI, per comporre un disco thrash metal, al contrario, è una roba da attirarli in un vicolo buio con la scusa di un buffet con bigné allo zabaione e tanta aranciata, e prenderli a calci nel costato per mezz’ora.

Il fatto è semplice. Leggere la carriera di una band dal punto di osservazione della band stessa o del pubblico che la segue è per certi versi speculare: in entrambi i casi c’è un inizio e c’è una fine. Ben comprendiamo che oggi gli Anthrax guadagnino con i concerti e con le magliette, e non altrettanto con i dischi, ma far aspettare un fan dieci anni per il successore di For all Kings, la cui genesi era stata di per sé complessa, se non addirittura stancante, è per certi aspetti irrispettoso.

Più avanti nell’articolo vi spiegherò chi è che si tiene gli scorpioni addosso

Detto questo, abbiamo un titolo, una data di uscita e una tracklist; purtroppo abbiamo anche una copertina, e, da venerdì scorso, possiamo ascoltarne il primo singolo estratto. Che voi facciate parte della setta satanica massonica che aspetta l’uscita dell’album per sentirlo tutto d’un fiato o di coloro che, come il sottoscritto, semplicemente si sono arresi a come gira il mondo discografico nel 2026, It’s for the Kids è il suddetto singolo e potrebbe tranquillamente riferirsi al goloso buffet con l’aranciata cui ho accennato sopra.

Ma andiamo con ordine, altrimenti Ciccio mi scrive vedi se riesci a allungarlo un po’ altrimenti sembra una breve di avere vent’anni. (io che chiedo A TE di allungare il brodo?!? ndCiccio). Il prossimo album degli Anthrax, stando a uno che fatica a comprendere quel che dicono i suoi compaesani, si chiamerà Cursum Perficio come un’iscrizione presente all’entrata della casa di Brentwood di proprietà di Marilyn Monroe, quella in cui fu trovata morta a trentasei anni. A prescindere da questo, l’uso del latino dovrebbe essere severamente proibito ai gruppi thrash metal. A quanto ho capito sta per fine del viaggio o qualcosa del genere, ma anche per quando tu superi un corso di formazione. Sicuramente si sono riferiti alla seconda casistica, per via di qualche lezione di canto che, finalmente, Joey Belladonna si sarà deciso a prendere.

La copertina si libera finalmente delle lettere “A” incrociate che formavano una specie di simbolo satanico venerato dalle creature di Worship Music e For all Kings. Se quelle creature nella testa degli Anthrax avessero mai rappresentato i fan, sappiano che nel buffet ci sono anche le pesche all’alchermes. Anche perché quel simbolo faceva cacare, al contrario delle quattro “m” dei Metallica intrecciate, sulle quali mi esprimerò solamente in presenza di un avvocato non d’ufficio. In suo luogo, ahimé, un accrocchio alla Dave Patchett che ricicla il solito tipo uguale al vecchiaccio rapitore di Poltergeist II, riferimenti vari a La Cosa, un cane verde, principi d’incendio e chi più ne ha più ne metta. Di chi è stata l’idea? Del giovincello? Jonathan Donais? Che poi giovincello non è, il chitarrista degli Anthrax ha quattro anni più di me, eppure sembra appena sputato fuori dal liceo. Complimenti davvero.

Ve lo dico io di chi è stata l’idea: di Charlie Benante, il quale si è occupato in prima persona di contattare Mark Stutzman per il lavoro. Chi è questo Mark Stutzman? È l’illustratore di David Blaine (il tipo con gli scorpioni in faccia a inizio articolo), celebre illusionista originario di Brooklyn. Se andate a osservare i lavori di Mark Stutzman per David Blaine troverete delle grafiche sempre belle incasinate e visionarie, ma di bell’effetto. Non dico che il disegnone che sta in copertina a Cursum Perficio sia brutto, lungi dal voler scomodare dal torpore le tracine pronte a pungere su Facebook al grido di allora disegnala tu!, dico che bastava telefonare a Ed Repka, che è pure lui di New York, quindi niente chiamata extraurbana e pila di gettoni da inserire nella cabina, buttare lì due file di palazzi bombardati, qualche soldato in processione nel mezzo con le maschere antigas, un titolo tipo Annihilate to Terminate e il gioco era fatto. Bimbi, voi vi complicate un po’ troppo le cose da soli.

Tipo quando consigli a un amico un idraulico che lavora a nero: direi lui per le copertine, ragà

L’album uscirà il sedici settembre prossimo su Nuclear Blast, un periodo in cui numerosi supporter avranno finito tutti i quattrini in ferie e dovranno rivendere lo specchietto retrovisore sinistro della propria automobile per comprare Cursum Perficio (accidenti a voi e al giorno in cui siete stati d’accordo in cinque su una roba del genere) in qualche sua ghiotta e futile edizione limitata. Non male questa It’s for the Kids, ma nemmeno eclatante. Ma sta parlando uno che apprezzato un bel po’ Worship Music, senza però adorarlo, e che si è relativamente annoiato con For all Kings. Quindi probabilmente non farò testo neanche stavolta, considerando tuttora We’ve Come for You All l’ultima uscita degli Anthrax che, di tanto in tanto, rimetto su molto volentieri. Del resto io sono quello a cui piacciono i dischi sbagliati delle band giuste.

Il singolo scelto per primo si distingue soprattutto per quel riffone lento nel mezzo e per il suo ritornello arioso, cantabile, ideato per i concerti. Il resto sinceramente mi ha lasciato piuttosto indifferente, specie i suoni che proprio non vogliono valorizzare un batterista fantastico come Charlie Benante, uno che su We’ve Come for You All usciva fuori benissimo, con tutte le dinamiche del caso. E non date la colpa alla Nuclear Blast, Jay Ruston se lo sono riportato appresso loro, e stavolta, sinceramente, anche per rinfrescare un po’ la situazione, avrei cambiato perlomeno quella carta in tavola. (Marco Belardi)

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