Avere vent’anni: Puritanical Euphoric Misanthropia, la ribollita dei DIMMU BORGIR

Per un periodo relativamente breve, fra le tre e le quattro settimane, Puritanical Euphoric Misanthropia fu il mio album preferito dei Dimmu Borgir. All’epoca non mi drogavo né ero sotto l’effetto di devastanti psicofarmaci, per cui, ogni volta che espongo la natura del mio problema al prossimo, sento di dovermi giustificare. È una cosa brutta cercare scusanti per giustificare un’opinione personale, anche se legata al remoto passato. Rammentare comporta quindi cercare un senso, all’atto pratico inesistente, nel mio temporaneo anteporlo all’ingombrante titolo del 1997. I Dimmu Borgir, nel 2001, altro non cucinarono che la cosiddetta “ribollita”. Cambiarono forma a un qualcosa che già c’era e lo resero irresistibile, nascondendo però effetti collaterali che ben presto sarebbero venuti allo scoperto.

Poco dopo lo scoccare del nuovo millennio ai due campagnoli Shagrath e Silenoz era preso lo sconforto, giacché il pappone eterogeneo che da poco avevano dato alle stampe era risultato sì goloso ma indigesto ai più. Nicholas Barker, su quello sgabello nuovo di pacca e irrobustito da vistose placche di metallo, direi a prova d’orso, pareva un giovinotto buongustaio, e, dissero, non avrebbe mugugnato infiniti lamenti come quell’altro Tjodalv che ora aveva un giocattolo tutto suo: i Susperia.

All’alba del giorno in cui avrebbero dovuto tirare le somme, e decidere le sorti del nuovo album dei Dimmu Borgir, i soliti Shagrath e Silenoz fecero una scampagnata in canottiera, ciabatte e Cagi dalle parti di Roveta e incontrarono un contadino, che, con il suo furgoncino, le cassette di legno pizzicate al Mercato dell’Isolotto e il suo bestemmiante vocione scandiccese, occupava abusivamente una piazzola di quelle che anticamente Nonno Pietro avrebbe di certo adocchiato. “O’ragazzi, ve li do’ io gl’ingredienti pe’ fare il disco novo!” E li mandò via con una cassettata di pane raffermo e verdure, i fagioli cannellini, il cavolo nero e tutto quanto l’occorrente. Erano perplessi. 

Tornati a casa, passarono ore e ore a comportarsi da laboriosi ingegneri del cucinar tradizionale, eppure, stavolta misero in disparte l’amico Peter Tagtgren, dagli occhioni immensi ma dalle occhiaie preoccupanti, finché ottennero una deliziosa minestra di pane. “Bona”, dissero, ma già la minestra di pane l’avevan fatta due anni prima e in questo modo avrebbero solo dato da chiacchierare all’omuncolo che aveva formato i Susperia. Sentirono il buongustaio pelato sullo sgabello e gli chiesero icché aveva da suggerire in proposito. Nick disse solamente d’aggiungere tanto olio e di girare col mestolo. Poi guardò Mustis e aggiunse: “Guarda come tu sei secchino, fai poco il puritano e mangia! Con questa diventi forte come me!”

Misero l’olio in un’ampia padella e riversarono la minestra di pane là dentro, iniziando a girare. I pezzi di pane in un lampo s’erano bevuti tutto l’olio e gli parve che cominciasse a bruciare ogni cosa. Ne aggiunsero dell’altro con una certa fretta e nervosismo. E poi altro ancora. E quando si furono convinti d’averne messo troppo, ecco che gli toccò ancora aggiungere dell’olio, finché la minestra eterogenea non sarebbe diventata un’omogenea pappa dall’indecifrabile ma profumoso aspetto. Nick diede un assaggino al mestolo ed esclamò: una roba euforica. Shagrath subito lo cazziò perché era evidente che di parole per il titolo ne servissero tre. Mangiarono a profusione, fino a scoppiare, fuorché Nick che era sconvolto perché gli pareva d’averne impiattata poca. Si ingozzarono, dissero di non aver mai pasteggiato così bene in vita loro e redarguirono Peter al telefono con toni severi: “Stavolta s’è fatta da noi bucaiolo di Svezia, non da te!

Continuarono a mangiare finché la ribollita fu bell’e finita, anche se ne avrebbero desiderata ancora, e poi ancora, come colti da una morbosa frenesia. Li interruppe un suono che lì per lì confusero con un rutto. Si guardarono negli occhi e fecero tutti finta di nulla, come se ognuno ritenesse d’essere il colpevole. Irruppe fragoroso Nicholas, che di segreti non ne intendeva nascondere: erano le curegge, cinque minuti e n’avrebbe tenute in quei budelli tante da farne arrivare a quell’iddio! Era tutto un tuonare di disturbi che fino a un attimo prima non c’erano, con Shagrath che provava a spiegare cosa non fosse andato per il verso giusto e diceva: “Mescolare è ganzo, ma noi s’è esagerato sodo”, mentre Silenoz ce l’aveva con l’olio, rimproverava e rimbrottava: “Andate via merde, io vo’ per conto mio, io divento misantropo!” e intanto ce l’aveva sempre e solo con tutto quell’olio. Nick, povero lui, seguitava a tuonare e ruggire da ogni buco del suo corpo e dall’imbarazzo provava a fare un insospettabile e goffo umorismo: “Ai tempi de’maiali ll’eran sospiri!

Puritanical Euphoric Misanthropia non è nient’altro che la ribollita, un piatto tipico toscano che ti frega in più atti: ti frega perché ci metti una giornata a prepararla nonostante sia fatta di cose sulla carta semplicissime, ti frega perché ci devi aggiungere una vagonata d’olio, e ti frega perché sulle prime ne abuserai e in seconda battuta correrai al cesso come mai prima d’ora. E loro ci si fregarono per sempre, e, ancor più, fregarono noi, con quella abbondante e fumante ribollita di riff thrash, sinfonie di merda e musicisti imprigionati in un Purgatorio laddove gli era concesso solo misurarselo col righello. Eppure non c’era niente di sbagliato là dentro, e presa singolarmente ogni cosa era della giusta natura: fu l’esagerazione, e fu la forma dell’innaturale album del 2001, a spalancare ai norvegesi le porte del gabinetto per il resto dei loro fortunatissimi giorni. (Marco Belardi)

4 commenti

  • Alberto Massidda

    Mi sentivo cattivissimo, a girare in V liceo col lettore CD in tasca con quella roba copiata dentro. Lo ammetto.

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  • Un amico mi ha detto che non riesce ad ascoltare musica fatta da “gente pittata da panda”.

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  • mi schiero con i pentiti…anche se l’”incresciamento” con Puritanial è durato poco, credo qualche mese.
    Sarà che per me i Dimmu sono e saranno esclusivamente quelli di For All Tid, ma sta robba qua non riesco veramente più ad ascoltarla, anche “Carnival Of Creation” era simpatica

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  • Ai tempi si capiva chiaramente che era una gran paraculata, anche se in fondo si lasciava ascoltare. Diciamo che senza dubbio è roba invecchiata malissimo, tolte le prime cose discrete i dimmu borgir sono un gruppo trascurabile.

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