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Avere vent’anni: ANTHRAX – Volume 8: The Threat is Real

20 luglio 2018

In queste pagine ho ammesso di essere molto affezionato a dischi che molti ritengono indifendibili, come l’aggressivo Jugulator dei Judas Priest o Load dei Metallica. Tranquilli, non mi spingerò a fare nulla del genere con gli Anthrax.

Volume 8: The Threat Is Real è il secondo disco consecutivo senza Dan Spitz alla chitarra, ed anche il penultimo di inediti con John Bush alla voce che, per il sottoscritto, era un cantante fantastico e che avrebbe dovuto proseguire a oltranza con i thrasher della East Coast. Specie dopo che, con We’ve Come For You All, avevano dato nuovamente l’impressione di capire come muoversi una volta per tutte. Sarò sincero: la reunion con Belladonna, nonostante il culmine in Worship Music, non l’ho mai capita, con tutta la simpatia che ho per lui e la stima che nutro verso ottimi classici come Spreading The Disease e Among The Living. Ho sempre trovato gli Anthrax una band divertente e non monumentale come gli altri nomi che compongono il Big Four, e con John Bush sembravano aver trovato la libertà di fare quello che gli pareva, senza rinunciare a incidere canzoni che segnano un’epoca come Only e nemmeno incredibili e riusciti inni al cazzeggio, tipo la più recente Black Dahlia. Il loro ritorno con Belladonna è traducibile in una sorta di standardizzazione – e contemporaneamente in perdita di appeal – che me li ha ammazzati all’istante, mentre, sempre per restare in tema di band del genere, avevo frettolosamente bollato la reunion dei Death Angel come una paraculata gigantesca, e devo ammettere che mi hanno in buona parte sorpreso. 

Volume 8: The Threat Is Real è una merda, ma contiene una delle due canzoni che mi hanno fatto innamorare degli Anthrax in età giovanile: dopo Only dal buon Sound Of White Noise è il turno di Inside Out, che vi ricorderete per quel videoclip girato in un aereo di linea, dove il tizio tutto perbene guardava fuori e c’erano loro che suonavano come buzzurri sull’ala nel bel mezzo di una tempesta. Iniziava quindi a chiamare hostess, cani e porci per segnalare il problema, nessuno vedeva niente e tantomeno gli credeva, e lui ci svalvolava di brutto. Penso che sia uno dei quattro o cinque videoclip che più mi sono rimasti impressi in testa negli anni Novanta, e ci suonava pure Dimebag Darrell.

Volume 8: The Threat Is Real è noto appunto per le sue collaborazioni, cui si aggiungevano Phil Anselmo oltre al già turnista Paul Crook dei Meat Loaf. Poi ricordo poco altro di esso, tipo che Charlie Benante spacca il culo ai soliti livelli ingiustificabili per groove e varietà nei pattern, che l’opener Crush era uno dei pezzi più metallici e si distingueva giustappunto per le fantastiche linee di batteria, e che c’erano un altro paio di pezzi rockeggianti tipo Alpha Male che complessivamente non erano poi malaccio. Le quindici canzoni dell’ottavo album degli Anthrax sono tuttavia una tortura medievale degna del supplizio della ruota, e come ho accennato prima, nel successivo We’ve Come For You All quel pizzico di metal in più avrebbe funzionato benone e portato alla luce ottimi episodi come Nobody Knows Anything (altra batteria assolutamente da urlo) e momenti radiofonici finalmente all’altezza (Superhero, Cadillac Rock Box o la più pesante Strap It On). Peccato che dischi come questo abbiano pregiudicato il percorso artistico di John Bush con gli Anthrax, ma all’epoca a Scott Ian e soci girava così, e già da Stomp 442 si erano capite un bel po’ di cose… (Marco Belardi)

 

4 commenti leave one →
  1. Ride the sky permalink
    20 luglio 2018 12:01

    Questo disco per me è sempre stato osceno, anche se, ho sempre provato simpatia per Crush e Catharsis.
    Purtroppo gli Anthrax con Bush non hanno mai fatto gridare al miracolo, per quanto ami la sua voce, era a mio avviso, fuori contesto e semplicemente ho sempre fatto fatica a sentirlo in una band diversa dagli Armored Saint.
    P.S.
    Per me gli Anthrax, monumentali lo sono eccome anzi, diciamo che lo sono più di quel gruppo headliner del big four, di cui non ricordo il nome. Ovviamente, parere del tutto personale! 😀

    Piace a 1 persona

  2. andrea-metal permalink
    20 luglio 2018 13:09

    Visti dal vivo con tutti e due i cantanti. Bush e bravissimo e non vedo l’ora di vederlo con gli Armored ma Belladonna, a parte il primo tour post reunion dove non aveva voce, è davvero di un’altro pianeta come carisma e bravura sul palco.

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  3. sergente kabukiman permalink
    20 luglio 2018 13:11

    A me Belladonna piaceva nei vecchi dischi, ma chiamandolo per la reunion gli anthrax hanno fatto 45 passi indietro.

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  4. rain chaos permalink
    21 luglio 2018 15:53

    Bhe dire che gli Anthrax siano superiori ai Metallica è come dire che gli Striker sono superiori agli Iron Maiden…però, il web parla chiaro, ognuno ha diritto a dire la sua stronzata :-)

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