DEATH ANGEL – Relentless Retribution (Nuclear Blast)

Se sei una vecchia gloria del thrash Bay Area e ti ritrovi ancora in piedi negli anni duemila (o sono già gli anni dieci?) devi per forza aggiornare uno zinzino il tuo suono, lo ammettono anche i fanatici del genere più coriacei come, beh, il sottoscritto. Sono successe troppe cose all’heavy metal nel frattempo. I dischi che ne vengono fuori possono essere eccellenti (Exodus), discutibili (almeno per me, Testament) o semplicemente onesti e gradevoli, come nel caso dei Death Angel. La band californiana si era riformata nel 2001, a dieci anni dallo split, per un concerto di beneficenza per la ricerca contro il cancro (che quell’anno ci strappò Chuck Schuldiner e rischiò di portarci via pure Chuck Billy). La cosa sembrò funzionare e ne uscì un disco tutt’altro che disprezzabile: The Art Of Dying. Li vidi dal vivo, di spalla proprio ai Testament, in occasione del conseguente tour e, cazzo, spaccarono davvero. Il successivo Killing Season era invece il classico album sbagliato che avrebbero fatto comunque nei primi anni novanta se non si fossero mai sciolti, confuso nei tentativi di restare al passo coi tempi senza snaturare la classicità del proprio sound di riferimento. Le mie aspettative per Relentless Retribution non erano quindi altissime. Invece la formazione di San Francisco sembra aver rimesso le idee in ordine, con una nuova sezione ritmica (il batterista storico Andy Galeon ha mollato e ha lasciato il posto all’ex Vicious Rumors Will Carrol; al basso c’è Damien Sisson). I Death Angel non sono mai stati degli irriducibili custodi dell’ortodossia, Act III era già, per certi versi, quasi crossover, e di mezzo ci sono stati i The Organization. Quindi ci si aspetta che Claws In So Deep (con la piacevole apparizione di Rodrigo y Gabriela) e Death Of The Meek erompano in ritornelli melodici dal sapore, uhm, moderno. I frangenti più groovy e cadenzati (Opponents At Sides) sono purtroppo i più deboli e qua e là (Absence Of Light) riemerge l’ombra di Killing Season. Ma tanto le canzoni migliori sono quelle più genuinamente thrashettone, come l’anthemica opener Relentless Revolution o le devastanti River Of Rapture e Truce, ritmatissime e scapoccione come Frisco comanda. La questione, alla fine, è molto semplice: a suonare questa musica as it was sono rimasti in pochissimi, e per chi ha un pezzo di cuore nella Bay Area anche un platter dignitoso ma non esaltante come Relentless Retribution può rivelarsi preziosissimo. (Ciccio Russo)

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