KaPtura Festival @Piea (AT) – 24.07.2026

Una quindicina di anni fa passai due settimane in Olanda in una sorta di soggiorno estivo. In una delle varie tappe ci portarono a praticare qualche sport tipico olandese, come l’hockey su prato, molto diffuso là soprattutto come sport femminile (se non ricordo male), e il kaatsen, altrimenti noto come pallamano frisone. Quest’ultimo prevede l’utilizzo di un guanto semirigido su una mano, con il quale bisogna colpire al volo una pallina inferiore per grandezza a quella del tennis, nonché più molle e con meno rimbalzo. Lanciarsela da una parte all’altra del campo senza farla cadere è particolarmente complicato, come potrete immaginare, e, se non la si prende con la giusta tecnica, dandole slancio, ma di piatto, il dolore che si proverà al palmo della mano, dopo una partita, nonostante il guanto, non è da sottovalutare. Gli olandesi erano abbastanza orgogliosi di questo loro sport semisconosciuto e quando scoprirono che venivo dall’Italia ne furono entusiasti, perché qua da noi, soprattutto in Piemonte e in qualche altra regione, si gioca uno sport simile dove però si usa un tamburello per colpire la palla, che si chiama, per l’appunto, tamburello. Mai avrei pensato, quindici anni dopo, di andare a un festival metal che si tiene proprio in un campo di tamburello in un paesino di circa 400 anime sperduto nelle campagne del Monferrato, in provincia d’Asti.

Provo a fare il possibile e organizzarmi al meglio per arrivare in tempo per i primi due gruppi: i Black Ancestry, di formazione relativamente recente, che propongono un death metal vecchia scuola che scomoda nomi storici come Celtic Frost, Venom, Possessed, ecc.; e gli Infection Code, già beccati dalla ciurma di Metal Skunk al Luppolo in Rock qualche giorno prima, attivi dalla fine degli anni Novanta e dediti a un thrash/death diretto e violento. Faccio davvero il possibile e cerco di finire anche un po’ prima al lavoro, ma non riesco a staccare prima delle 17:30, e da Milano ci vogliono circa un paio d’ore. Passo per Tortona, patria degli amati Ufomammut, e per Alessandria, città natale dei Movimento d’Avanguardia Ermetico nonché degli stessi Infection Code, e arrivo all’incirca per le 19:45, giusto in tempo per sentire i Ponte del Diavolo fare un breve sound check e cominciare a suonare.

Questa e le altre immagini sono prese dalla pagina Facebook del Festival.

La band di Torino, che avevamo intervistato un paio di anni fa, è uno dei due motivi principali che mi hanno spinto a venire fin qui, dato che me la sono persa tutte le volte che recentemente è passata da Milano e dintorni. Devo dire che mi sarei aspettato un po’ più di gente, considerato che suonano (quasi) in casa, ma forse il tutto è dovuto solo alla dispersione naturale in un posto all’aperto, tra la gente seduta a mangiare e quella che gira tra le bancarelle che circondano il campo da tamburello. I due bassi non deludono neanche dal vivo e la prestazione della formazione guidata dalla voce di Elena Camusso è all’altezza delle aspettative che mi ero creato. Suonano pezzi estratti principalmente dal loro album De Venom Natura e lasciano il palco troppo presto per i miei gusti – mi sarebbe piaciuto sentirli un po’ di più e sentire anche qualche canzone in più dal primo LP, Fire Blades from the Tomb, che personalmente preferisco leggermente rispetto alla loro ultima fatica.

Il secondo motivo che mi ha spinto a fare tutta questa strada sono i Sadist, che non avevo ancora mai visto dal vivo. Lo storico gruppo genovese ripropone interamente Tribe, pubblicato ormai trenta anni fa, nel 1996. La voce di Trevor è graffiante come sempre, così come sembra intatta anche la maestria di Tommy Talamanca alla chitarra e alla tastiera, suonate anche contemporaneamente con due mani diverse. L’album che hanno deciso di tributare non è tra i miei preferiti – personalmente gli preferisco Crust, uscito l’anno successivo – ma è sicuramente un capolavoro del death metal tecnico e progressive non solo italiano, ma mondiale, e merita un’occasione come questa senza se e senza ma. Viene poi riproposta in coda anche qualche canzone da Above the Light, il debutto, e dal più recente Something to Pierce. Per chiudere Trevor, tra gli organizzatori del festival, spende qualche buona parola anche per l’organizzazione (davvero ottima) e per il progetto Crystal Sun, che ha visto lui e Tommy concludere il lavoro iniziato insieme ad Ale Moz, bassista della storica band genovese Detestor, scomparso prematuramente, così da poter pubblicare a inizio 2026 l’album The Trace You Left, i cui ricavati verranno devoluti all’AIRC.

Arriva infine il turno degli Obscura. Devo ammettere di non essere più tanto affezionato alla band tedesca come quando pubblicarono Cosmogenesis e Omnivium, e ho pressoché smesso di seguirli sostanzialmente dal successivo Akróasis; ciononostante, per un motivo o per un altro, sarà almeno la terza volta in cui li vedo live, l’ultima delle quali era nel loro tour di spalla ai Cynic. Ogni volta che esce un loro album lo ascolto più per dovere di cronaca che per altro, tanto che mi sono quasi meravigliato della grafica presente sul palco e ho dovuto cercare su internet informazioni per capire che faceva riferimento all’ultima uscita, A Sonication, del 2025, che avevo sì ascoltato ma che avevo anche prontamente dimenticato dopo il primo ascolto. L’impressione che mi ha dato anche dal vivo è comunque la stessa che esprimeva il Venturini nella sua recensione della loro ultima fatica: sembra di avere già sentito tutto e la quantità di melodia è aumentata esponenzialmente, tanto che ogni tanto si ha quasi l’impressione di sentire dei pezzi power metal, se non fosse per il growl e lo scream. Non ero neanche aggiornato sull’ennesimo stravolgimento di formazione, che ha portato Robin Zielhorst, bassista degli Exivious, a sostituire Linus Klausenitzer – mi dispiace, ma il mio cuore rimarrà sempre legato a Jeroen Paul Thesseling, che peraltro ha collaborato proprio con Talamanca su vari fronti in passato – oltre a nuovo batterista e nuovo chitarrista. Detto questo, posso anche confermare quanto notato tutte le altre volte in cui ho incrociato la loro strada: Steffen Kummerer, intervistato da Ciccio in tempi non sospetti, sembra davvero una gran bella persona, che si diverte genuinamente in quello che fa. E questo, in un’esibizione dal vivo, spesso è più importante di tutto il resto. Da parte mia, musicalmente mi accontento di The Anticosmic Overload, Septuagint e Incarnated (tratte proprio dai miei due album preferiti) suonate proprio in chiusura di concerto.

Il KaPtura è stato il mio primo festival in assoluto, se si esclude il Romaobscura, che però non si teneva in più giorni. Non sono rimasto lì a dormire e non ho seguito le altre due giornate – che prevedevano una serie di gruppi heavy metal un po’ più classico il sabato (Rhapsody of Fire come heaedliner) e i Modena City Ramblers la domenica, in una eterogeneità che ha però il pregio di accontentare tutti i palati – tuttavia posso assicurare, a chi vorrà fare questa esperienza nei prossimi anni, che l’atmosfera è davvero speciale. Piea è un bel paesino con un castello e poche centinaia di persone, ma la comunità locale viene coinvolta tramite la pro loco in varie attività, e c’era anche qualche locale che veniva a farsi una birra e a chiacchierare a prescindere dalla musica. Anche i ragazzini aiutano, tanto che a un certo punto hanno inscenato un circle pit sotto il palco, visto probabilmente in qualche vecchia edizione – quest’anno siamo arrivati alla quarta,e con gli Obscura il festival sembra aver fatto un bel salto internazionale che prima forse mancava. Il tutto a prezzi anche abbastanza contenuti, con l’area campeggio e in una posizione che, tutto sommato, è abbastanza strategica, ben raggiungibile da Torino, Genova e Milano. Speriamo continuino così. (Edoardo Giardina)

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