Avere vent’anni: THE MARS VOLTA – Amputechture
Lo ha detto Cedric stesso: la più grande cazzata è stata mandare via il batterista Jon Theodore. Dopo di lui è iniziata una giostra di altri batteristi che non credo abbiano mai soddisfatto pienamente Cedric e Omar, i due fondatori dei The Mars Volta. Amputechture, per questo, è il loro ultimo grande disco.
I The Mars Volta venivano da due album incredibili e prima ancora dal successo degli At The Drive-In. L’esordio De-Loused in the Comatorium era andato bene in quanto a vendite, ma avere Rick Rubin come produttore secondo me frenò l’estro dei due musicisti. Rubin era interessato infatti a dare un taglio più “radiofonico” alla musica. Se paragonate quel disco al resto della discografia, almeno quella prima dello scioglimento del 2012, noterete che c’è qualcosa di effettivamente troppo quadrato per i loro standard. È un capolavoro comunque, niente meno, ma mi sono sempre chiesto come sarebbe stato se i The Mars Volta avessero fatto veramente i The Mars Volta. Mi piacerebbe che un giorno lo riarrangiassero a modo loro.

Liberatisi di Rubin per il secondo disco i The Mars Volta non hanno limiti. La loro voglia di andare oltre li porta a fare un disco enorme come Frances the Mute, con una canzone finale, Cassandra Gemini, di 32 minuti. Il successo che ottengono si consolida definitivamente. Ma lavorare con due Cedric e Omar deve essere stato difficile. Le prove e le sessioni di registrazione si dice fossero estenuanti. Facevano tour lunghissimi. Ma nonostante questo arrivarono al terzo album carichi di idee ancora una volta.
Amputechture è un disco più calmo, più ragionato rispetto al precedente ma pur sempre più libero dell’esordio. È anche il loro disco più difficile. Nonostante non abbia un brano di 30 minuti la lunghezza media delle canzoni è lo stesso molto alta. La pazienza che richiede questo disco all’inizio è ripagata quando ci si entra dentro e si capisce che molte delle canzoni hanno un finale strabiliante. A quel punto la canzone stessa diventa quasi un lunghissimo preludio prima di quel finale. La mia preferita è Meccamputechture proprio perché in fondo c’è quell’assolo di tastiera di cui, confuso com’è in mezzo all’orgia strumentale, non mi ero accorto per niente durante i primi ascolti. Ora non riesco a sentire altro lì. L’unica pecca è la registrazione, che mi è sempre parsa un po’ grezza.
Ma come dicevo, Cedric e Omar mandarono via Theodore qualche mese dopo le registrazioni. Negli anni si sono susseguite alcune dichiarazioni da parte dei tre: pare che il batterista volesse più spazio nella stesura dei pezzi, cosa sempre esclusa dai due fondatori; pare anche che Theodore fosse semplicemente stufo dei ritmi richiesti. In ogni caso, quando venne licenziato lui fu d’accordo. I The Mars Volta riusciranno comunque a incidere ancora un ottimo disco, The Bedlam in Goliath, ma per quanto mi riguarda il loro genio si esaurisce con Amputechture. Tre capolavori in tre anni non sono niente male. (Luca Venturini)

