Il Metallo va ascoltato, sì, ma… Con cognizione di causa

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“Estes metaleiros são malucos, no verão vão ao Wacken em vez de vir aqui no Rio de Janeiro!”

Qualche tempo fa, per due mesi, abbiamo avuto in casa un brasiliano. Dormiva in cucina, su un divano, non faceva un cazzo dalla mattina alla sera. Noi lo abbiamo subito soprannominato il Cubano, con suo sommo sbigottimento. Ci chiedeva sempre perché chiamare un brasiliano Cubano, è come chiamare un italiano lo svedese, diceva. Ora, se lo chiamavamo Cubano c’è un motivo ben preciso: la marijuana. Uno dei luoghi comuni sui brasiliani è che i maschi fanno i calciatori, e le femmine le mignotte. Il Cubano fa il calciatore, all’epoca a Copenaghen. Stava decidendo se accettare un nuovo contratto in Messico o in Giappone, alla fine ha scelto il Messico così posso studiare l’inglese in California, disse. Giuro. E’ buddista, e ogni sera si sedeva a gambe incrociate per terra cantando in strane lingue orientali e tenendo misteriose palle in mano. Biondo, alto un metro e un cazzo, un fisicaccio scolpito e un pene mostruoso, si sfondava di qualche sostanza dopante che si vende solo in Brasile che puzzava tantissimo e si chiamava tipo EXTRAMAN. Ne aveva un bustone da cinque chili. Una volta mi misi a leggere l’etichetta e c’erano scritte cose tipo: un cucchiaino fornisce il 2790% della razione quotidiana di potassio, e così via. Lui si prendeva quella roba e poi cominciava a fare le capriole, la breakdance, a camminare sulle mani, a fare tripli salti mortali spaccando qualsiasi cosa. Perché queste cose le faceva in cucina. Una volta gli dissi che questa roba fa male, lascia stare, e lui mi disse che c’è questo proverbio brasiliano che fa più o meno così: solamente gli alberi diventano forti e sani usando solo acqua. O una stronzata del genere. Oppure si prendeva i testicoli e li infilava all’interno di sé, e andava camminando con questi due bozzi sottopelle altezza ombelico. Tamburellandoli con le mani perché i brasiliani c’hanno il ritmo nel sangue. L’uomo con i bonghetti incorporati ai falò in spiaggia è una cosa utilissima.

La cosa che mi dispiaceva è che si ritrovò nell’unica casa d’Italia in cui, su tre maschi, a nessuno gliene frega un cazzo di calcio. Proprio zero; quindi il suo argomento di discussione preferito da noi era kaputt. Una volta sola gli chiesi chi è più forte tra Maradona e Pelè. Questo glielo chiesi perché in quel periodo c’era in casa anche un argentino (lo soprannominammo il Cubano, pure lui, e per lo stesso motivo) e quindi speravo in qualche discussione accesa, botte, omicidi. Invece i due strinsero subito una forte amicizia, si chiamavano my brother o fratelo meu battendosi il pugno sul petto. Poi si mettevano a confabulare tra di loro, sempre e comunque a prendere per culo gli europei che hanno il cazzo proprio piccolo. Da noi, per dire che uno ce l’ha piccolo, metti il pollice e l’indice distanziati di 5 centimetri. Loro li mettono a quindici centimetri di distanza, e queste cose fanno molto male al tuo essere interiore.

Una volta ero in camera col Negro e ascoltavamo insieme il nuovo disco degli Tsubo, …con cognizione di causa, che è bellissimo e conferma gli Tsubo come più bella realtà estrema d’Italia. Io lo avevo già ascoltato e lo stavo facendo sentire a lui, che apprezzava e muoveva veloce l’indice di una mano mimando il loro batterista ultraterreno.

A un certo punto entra il Cubano in stanza, in mutande, il petto depilato, la tartaruga in mostra, uno scintillante apparecchio ai denti che spuntava dal suo eterno sorriso stampato in faccia.

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Oh, amigo meo, il culu è importante.

Oh, Cubano, ma a te piace questa musica?

Eh no, mi dispiace. Tutto un casigno, non si capisce niente. Tutto rumore.

Ma tu conosci qualche musicista italiano?

Me piasce Antonio Venditi e Fabbi Fibra. Pure quello cecato me piasce multo.

Eh vabbè. Ma insomma sta musica no eh!

Ma guarda, questa musica non si balla. Capisci? Tu devi ascoltare la musica brasileira, la samba, la sensuale, ti avvicini alla donna e gli metti il pisello sul culo capisci. E strofini. Il pisello te lo metti verso l’alto, sempre verso l’alto, nella mutanda, così si indura e lei sente pesante. Devi credere, io sono brasiliano.

Dai Cubano, un giorno vieni a un concerto metal con noi?

Ma non mi va è solo casino. Poi tutti maschi, dimmi che non è vero. Tu vieni con me, c’è il locale brasileiro a Termini, lì scopa sicuro. Io scopato a tre. Musica da ballare, tu scopi sempre. Sempre, o succhia il cazzo, ma sempre. Ai concerti cattivi tu scopi sempre? Trovi sempre?

Oddio

E che ci vai a fare? Tu ascolti metal a casa, se te piasce. Però poi ai locali devi andare dove ci sono le donne capito? Quelle ubriache, scopa tutto, balla sulle pedana, tu sali, e strofini, metti in mano. La gente scopa e tu no, è sbagliato, lo senti?

Comincio a sentirlo, sì.

È facile mi capisci? Sennò non scopa mai. Poi italiane è difficile. Ma perché, non ti arrabbiare eh, ma italiane se lavano poco. In Braziù tu devi togliere tutti i peli, e si fa la doccia due e tre volte al giorno, lavi anche dentro culu. In Italia no, quindi tu prima odora sempre. Passi il dito prima e se puzza dici: tu ti vai a lavare, io aspetto. In Italia la signora si lava poco, pure la fregna. E la fregna è umida, pelle arrotolata, ripiega, si riempie di bacteria facile.

Ma in Brasile le donne lo danno il culo?

Sempre.

Sempre?!

Oh, amigo meo, il culu è importante. Ma io che cazzo ci sto a fare con la signora se non da il culu, non capisco. Bello lavato che lo succhi. Poi in Braziù l’aborto non si può fare capisci? Allora scopi il culu. Le italiane difficile. Tu ci metti il pollice nel culu e loro dicono ma cosa fai? Ma il pollice in culu serve così la tieni ferma a pecora mi capisci. Tipo un tappo. Voi dovete andare in Braziù, siete italiani, scopate tutto.

Ma in Brasile ci stanno i trans!

Si però in Braziù tu scopi trans in culu, in Italia scopa lui in culu tuo. Italiani tutti un po’ mezzi froci.

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