IN FLAMES – Siren Charms (Sony)

Io e il conquilino Toscano tornammo a Roma lo stesso giorno di inizio settembre. Avevamo passato l’estate nelle rispettive Terre Madri e ci sentivamo già pronti per il nostro secondo anno di Università, che sarebbe stato sfavillante e pieno di successi (avremmo fatto due esami, nel senso uno io –Analisi II, ed uno lui –Teoria dei Segnali, due 18, con la professoressa che amabilmente mi dice che è colpa di gente come me se questa facoltà non vale più un cazzo). Lui, a questo punto, si arrese e andò tre mesi in Ghana per poi tornare in Toscana dove ora vive in un casale a bere vino, coltivare pomodori (tra le altre cose) e ogni tanto investe un coniglio con la macchina e se lo mangia. Io invece misi parte della testa a posto, tornai in carreggiata, perdendo capelli ma cominciando a spaccare culi come se non ci fosse un domani. Ha vinto lui, palese.

Tornati a casa, appena sistemate le cose, ci sediamo a tavola e cominciamo a fare panini. I panini ce li forniva The Mad.

Dio benedica i panini

A un certo punto il Toscano va al bagno. Torna. Mi dice che la lastra di marmo sul davanzale della finestra l’è piena di merda. Uno strato spesso un centimetro di schifo, merda di piccioni, capelli, peli, piume. Con gli occhi rossi iniettati di genio mi convince che pulire quel coso è l’inizio perfetto per il nuovo anno universitario. Quel budello di tu mà incatagnata, questo l’è un simbolo. Tenere pulita la casa, dice, è segno di maturità. Boia dè, lo dice lui, quello che una volta per pulire il bagno versò sul pavimento una bottiglia d’alcol e gli diede fuoco. Lui lo dice, quello che aveva una televisione con sopra talmente tanta polvere che all’inizio fui convinto fosse in bianco e nero. Gli dico: ma come lo puliamo quel coso secondo me non brucia mica quella roba; forse dobbiamo comprare qualche acido potente, è roba secca. È una difficoltà, mi conferma, ma noi non siam mica delle fave. Ci guardiamo intorno e riflettiamo. Il nostro futuro è a un bivio. La nostra vita dipende da quella lastra di marmo. Ogni tanto incrociamo gli sguardi e percepiamo quanto tutto ciò sia dannatamente serio, un messaggio subliminale con cui Dio ci mette alla prova, testa la nostra perseveranza, la nostra fede. L’atmosfera si fa cupa, i panini vengono a male.

Lui dice oh, la merda la togliamo usando dei cucchiai! Ecco. Talmente giusto da essere postulato. Ne converrete.

siren-charmsPrendiamo due cucchiai, andiamo al bagno, e cominciamo a scartavetrare la merda. Respiriamo polvere di schifo e malattie, nuvole di schifo, a volte si staccano dei pezzettoni interi e noi esultiamo. Dopo qua ci mettiamo tutti spilloni così glielo tronchiamo ‘n quei buchini di ‘ulo piccini piccini a ‘sti piccioni bucaioli. Poi dice: questo l’è il lavoro perfetto per mantenere viva la fava. E allora ridiamo, e ci fomentiamo, e ci sincronizziamo nei movimenti e facciamo il nostro piccolo per migliorare il mondo.

Poi, dal balcone di fronte alla finestra del bagno, che dava nel cortile interno, un vecchio in canottiera bianca ci urla: Ahò, ma che cazzo state a fa?

Gli dico: scartavetriamo la merda dei piccioni. Dice lui: ma state a mannà tutto de sotto, e che state a usà, i cucchiai? E il Toscano dice: e se usassimo i diti per raspare qui, maiala poi ‘ome pelerebbero!
Il vecchio si gira verso la sua stanza e dice: Antonella, vieqquà, sbrigate Antonè, viè a vedè! Ce stanno du pischelli che stanno a toglie lo schifo del bagno coi cucchiai! Viè a vedè Antonè, che so arivati i Ghostbusters daa merda!

Io non so con quale strano percorso funzionale quel vecchio collegò la nostra attività con i Ghostbusters, né tantomeno come facesse a conoscerli. Però posso dirvi che se i Ghostbusters della merda esistessero davvero, sarebbe una bella fatica e toccherebbe incrociare i flussi perché uno si lèi da’ i’ cazzo sto dischetto sbudiulato. Ah In flames, sarebbe l’ora, dio dell’ostia imma’olata, di ‘avalla di ‘ulo questa musichina d’icazzo, giuda bove animale velenoso. E io vi taglio il collo co un’accettata come una zucca, come diceva quel bravo bischero de’ i’ Pacciani, pace all’anima sua. Va’ ‘ia, va’ ‘ia babbalèi, accident’a voi e chi va cahato, e fate sta musica senza sugo che fa come i’ moscondoro (gira e rigira e poi ‘asca sempre nella merda). Sciagura della mi vita terrestre, vi venisse un crampo al culo, ricca sega, andate a spuntavvi ‘i cazzo con un appuntalàpisse, brutti tegami merdaioli, puttanacce bruhapeli delle vostre mammine maiale ruzzolamerda.

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