Pesca con le reti a strascico #8: TOXIC SHOCK, POSEYDON, DEATHRAW

Qualche mese fa l’ultima puntata dedicata ad Arrival degli Acidosis e qualche altra semisconosciuta chicca, sempre sotto forma di un trittico, come dicono i colti in fotografia, o tris di primi, come diciamo qui nei dintorni di Scandicci. Beccatevi altri tre dischi, o amanti della pesca sportiva.

TOXIC SHOCK – Future is Calling

I fischi che aprono Reborn odorano prepotentemente di Slayer; il titolo odora direttamente di Reign in Blood. L’album che ho finito di ascoltare si riallaccia più al primo Daily Demons che non al suo successore, TwentyLastCentury, per qualche non specificata ragione scritto tutto attaccato. Suoni sporchi, chitarre che esplodono in accelerazioni hardcore punk a singhiozzo come quella di 1239, poi tutto insieme, quasi a richiamare gli improvvisi deliri di una Institutionalized. Mezz’ora di musica che garantisce un’alta frequenza cardiaca e tanto scapocciamento. Quando il Belgio batte cassa in materia di thrash metal non posso non ripensare a Master Project Genesis dei Target e a quei due titoli che furono pubblicati dai Cyclone. Tutta un’altra pasta stavolta, ma pur sempre meritevole: se volete avvicinarvi alla loro risicata discografia partite proprio da questo, dopodiché recuperatene il debutto.

POSEYDON – Time is a River and the Waters are Red

Il nostro viaggio in Belgio si sposta da Anversa a Beveren, Fiandre orientali. Quindi non si sposta affatto, perché è una distanza percorribile in bicicletta se non si è a rischio infarto, con la vena safena tappata in più punti. A differenza dei Toxic Shock non ho apprezzato l’operato di questi veterani assoluti a nome Poseydon: esistono dai primi anni Novanta e, per qualche motivo, Alain de Block ha tenuto tutto in congelatore fino al 2016, uscendosene con un album intitolato Masterpiece. Diciamo che ci ha creduto molto. Negli anni hanno abbandonato le velleità thrash metal degli esordi per spostarsi sempre più verso il death metal, melodico, epico, un pizzico elaborato per le sue origini spiccatamente nord europee. Poseidone tiene in mano una clessidra che versa sangue; Ton Lanaerts ci propina un vocione alla Benediction un po’ troppo prodotto per i miei gusti. Disco con tanta cazzimma ed epicità, ma non un solo pezzo che mi abbia fatto sobbalzare sulla poltrona, tolta forse Mind Intrusion.

DEATHRAW – Reduced to Ashes (EP)

Passiamo ora in Francia, quindi qualche chilometro facciamolo pure. I Deathraw, da non confondere affatto con i magnifici Deathrow, tedeschi, per intenderci quelli di Deception Ignored, sono un gruppo di freschissimo assemblaggio che, per assicurarsi un goccio di promozione, si è avvalso del cameo di Ol Drake degli Evile. Il quale ha registrato l’assolo su Post Human. Sono convinto che la loro proposta abbia maggiori possibilità di andare a segno su un palco. I suoni sono un po’ artificiosi (in particolar modo quelli della batteria di Fabrice Goddi, tanto per cambiare) e non ho percepito particolari punti d’interesse all’interno delle canzoni, fuorché, forse, nell’accelerazione oltre la metà di Post Human, il vero guizzo di tutto quanto il lavoro. Peccato, perché i ragazzi sono tecnicamente preparati e belli aggressivi ma cascano sul solito tappeto di cliché a partire dall’atmosfera post-atomica che permea la solita copertina con truppe dell’Impero che passano senza pietà fra i palazzi bombardati o avvolti dalle fiamme. The Last Testimony almeno ci propone qualche variante sul piano ritmico. (Marco Belardi)

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