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Una volta qui era tutta Svezia

15 maggio 2017

Qualche anno fa era tornato di moda il revival del death svedese primordiale alla Grave. Poi la cosa è un po’ morta per l’impossibilità di competere con Martin Schulman, che, tra Centinex, Demonical e Interment, in tempi recenti ha firmato dischi enormi. Tra i revivalisti che avevano suscitato un minimo di attenzione, c’erano i VAMPIRE, il cui esordio omonimo del 2014, uscito addirittura per la Century Media, non mi aveva detto granché. I pezzi, però, erano piuttosto corti e fracassoni, quindi, di sottofondo mentre cucini le salsicce, si potevano pure sentire. In With Primeval Force hanno provato a fare qualcosa di più strutturato e melodico, con richiami ai Mercyful Fate, canzoni più elaborate e così via. Non gli è venuto bene. Certi riff e certi arpeggi presi singolarmente sono pure carini (i ragazzi vengono pur sempre da Goteborg) ma a volte sembrano assemblati quasi a caso. Manca la sporcizia, manca la cazzimma. Quella che hanno invece gli adorabili CUT UP, da Karlstad con furore. La formazione raccoglie il cantante e bassista dei Vomitory, il batterista dei God Macabre e altra gente come si deve. Il debutto di due anni fa, Forensic Nightmares, quadrato e cattivo, forse era un filino meglio. Wherever They May Rot ha schitarrate ai limiti del black metal e qualche rallentamento in più. I momenti nei quali spaccano davvero sono però quelli ignoranti che riscalderanno il cuore degli orfani dei Vomitory, come By hatred bound. Non cambieranno la vita a nessuno ma recuperateli.

Continuano invece a non convincermi i FIRESPAWN, anch’essi al secondo full. Alla voce c’è Lars Goran Petrov, che si è portato dietro Victor Brandt degli Entombed A.D. alla chitarra; alla batteria l’ubiquo Matte Modin (ex Dark Funeral, Defleshed eccetera; oggi – attenzione – nei Raised Fist); al basso Alex Friberg dei Necrophobic, e all’altra chitarra Fredrik Folkare degli Unleashed. Quindi, insomma, uno non si aspetterebbe una roba tirata via. Davvero non si capisce quale urgenza creativa ci fosse dietro alla nascita degli Firespawn. Forse ‘sti cinque si erano trovati insieme nella squadra di calcetto e, già che c’erano, avevano messo su l’ennesimo gruppo per trascorrere le ore successive alla partita, che fuori fa troppo freddo per uscire. Sono sicuro che in Svezia molte band nascano così. Come per i Vampire, confermo la mediocre impressione iniziale. E confermo pure l’idea che l’obiettivo sia tirare su un bignamino a uso dei ragazzini americani guasti che non sanno manco chi siano i Dismember. Qualche spunto qua e là funziona pure, soprattutto quando rallentano e tentano di tirare fuori una vena vagamente epica (Full of hate e Nightwalkers non sono affatto male). The Reprobate è meno peggio del precedente Shadow Realms. Considerando però i nomi coinvolti, è davvero troppo poco.

Consoliamoci con l’ep degli adorabili PUTERAEON, devoti dei Grandi Antichi che, oltre a Cthulhu, venerano il canone della vecchia Stoccolma Etichetta Nera, aggiungendoci una tetra componente doom che li rende abbastanza personali. Componente che nelle tre tracce di The Empires of Death è meno presente del solito. Però stavolta hanno pure messo il faccione di Lovecraft in copertina e hanno intitolato il primo brano Providence. Come si fa a non voler bene ai Puteraeon.

3 commenti leave one →
  1. fredrik permalink
    15 maggio 2017 13:15

    a me questo nuovo firespawn piaciucchia non poco invece… LG irriconoscibile, poche aspettative ma forse sarà per questo che lo sto apprezzando. Spendete due parole anche sugli Slaegt, sono danesi ma entrano di diritto in questa sezione gialloblù.

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  2. sergente kabukiman permalink
    18 maggio 2017 00:36

    una canzone che si chiama full of hate..bizzarro :D

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