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Crisi di mezza età: FIRESPAWN – Lucifer Has Spoken (Century Media)

19 novembre 2015

527501C’erano una volta, nei ruggenti anni ’90, i supergruppi svedesi, quando i giovini metallari (grazie anche ai sussidi statali, raccontavano alcuni di loro nelle interviste), suonavano in sei o sette gruppi contemporaneamente, la maggior parte dei quali valeva l’acquisto. Gli Unanimated erano un side-project postlavorativo, per dire. Con una tradizione del genere, ci si aspetterebbe qualcosa di più eccitante da un gruppo con Lars Goran Petrov, che si è portato dietro Victor Brandt dagli Entombed AD, Fredrik Folkare, chitarrista di Unleashed e Necrophobic, Alex Friberg, bassista di questi ultimi, e l’ubiquo batterista Matte Modin, le cui militanze più lunghe sono avvenute in Dark Funeral e Defleshed. A giudicare dall’aria che tira nei due brani pubblicati in questo ep di debutto assoluto, i Firespawn, il cui primo full Shadow Realms esce su Century Media in questi giorni, si preannunciano disgraziatamente come una fiera della crisi di mezza età che coinvolge, peraltro, gente che con i gruppi principali continua a pubblicare dischi rispettabili. Dalle premesse ci si aspetterebbe dei pezzi belli trucidi, ignoranti e passatisti, un cazzeggio alcolico e fracassone tra vecchi amici. Petrov, Folkare e Modin insieme: mi dritto, bestemmie e pedalare, no? Purtroppo siamo ormai entrati in pieno Kali-Yuga e Lucifer has spoken e The Emperor sono un insensato e manco riuscitissimo tentativo di buttarsi sul death metal moderno e fighetto per ragazzini guasti che non sanno manco chi siano i Carnage.

Recensisco il singolo senza nemmeno aspettare l’lp perché, dato l’affetto che nutro per alcuni dei nomi coinvolti, mi farebbe male sorbirmi quarantadue minuti di chitarrine iperprodotte, dinamiche prevedibili come la diarrea che segue una sveglia in hangover con solo tre ore di sonno appresso e trovate da gruppazzo di diciottenni fan dei Behemoth che si esibiscono alle sette di sera allo Spazio Ebbro di Tor Pignattara con il fonico sessantenne sosia di Monicelli che continua a cambiare i volumi delle spie alla quarta canzone perché ha esagerato con la grappa. Oh, massimo rispetto per lo Spazio Ebbro di Tor Pignattara, ci ho suonato anch’io.

Le due canzoncine partono pure bene  – non male l’attacco arrembante di The Emperor – ma si appiattiscono quasi subito a uso sogliola investita da un rullo compressore (certo, non si capisce perché quella sogliola stesse attraversando la strada). A prescindere da quanto siano bruttarelle ‘ste tracce, agghiaccia che musicisti con un simile curriculum caccino roba così plasticosa e insulsa, provando a somigliare alla melma commerciale che piace agli americani oggi, un po’ come le cinquantenni che, invece di sfruttare a loro vantaggio la crescente passione per le Milf dei trentenni odierni, cercano di fare concorrenza alle ragazzine e si rendono solo ridicole. Nel ponte della title-track Lars Goran Petrov fa pure la voce pulita. Mah. (Ciccio Russo)

 

 

2 commenti leave one →
  1. fredrik permalink
    20 novembre 2015 14:21

    a me non pare malaccio, certo niente per cui strapparsi i capelli…quei pochi rimasti a Petrov, per esempio.

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Trackbacks

  1. Una volta qui era tutta Svezia | Metal Skunk

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