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Arriva Tsar Bomba che scoppia e rimbomba: NECROPHOBIC – Mark of the Necrogram

22 marzo 2018

Il nome in codice era Big Ivan, ma passò alla storia come Tsar Bomba. L’ordigno nucleare più devastante mai concepito dall’uomo. A modo suo, un capolavoro della fisica, basato su tre stadi: fissione, fusione, un’altra fissione. Leggo su Wikipedia, 3.125 volte più potente della “Little Boy” che fu lanciata su Hiroshima. Cento megatoni. Fu testata nel 1961 a metà della potenza perché altrimenti le conseguenze sarebbero state ingestibili anche per la Russia, il Paese con più spazio libero per esperimenti all’idrogeno che ci sia, e non si sapeva fin dove sarebbe potuto arrivare il fallout. Il capo progettista Andrej Sacharov poi diventerà un attivista per la pace e nel 1975 vincerà il relativo Nobel, senza poterlo ritirare. Ma questa è un’altra storia.

Fatto sta che prima o poi un gruppo heavy metal doveva scrivere un pezzo in proposito. Ci hanno pensato i Necrophobic. Ed è pure un pezzo della madonna, già singolo dell’estate. È un peccato che, al concerto per l’anniversario dell’annessione della Crimea coinciso con le elezioni, Vladimir Putin non abbia chiamato i Necrophobic per fargliela suonare. È sempre in tempo per la prossima parata militare. Però tutto Mark of the Necrogram merita. Una sorpresa inattesa e legata in tutta evidenza ai cambi di line-up. Segue spiegone per tutti gli appassionati di filologia delle formazioni svedesi a porte girevoli. So che non siete in pochi.

Da Womb of Lilithu sono passati cinque anni. Di quelli che lo incisero sono rimasti solo il batterista e fondatore Joakim Sterner e il bassista Alex Friberg, che era arrivato nel 2008 e sta pure nei Firespawn (che a me continuano a non dire niente). Ma non è arrivata gente nuova. È tornata gente vecchia. Alle chitarre rivediamo Johan Bergeback e lo storico Sebastian Ramstedt. Alla voce, addirittura, Anders Strokirk, che aveva cantato sull’indimenticabile debutto The Nocturnal Silence e poi se ne era andato. Sostituisce Tobias Sidegard, il bassista originario che era passato al microfono e ha poi dovuto lasciare la band per guai giudiziari (niente chiese bruciate o altre cose pittoresche: menava la moglie). Gli svedesi sono quindi inevitabilmente tornati all’antico. E sia lodato Lucifero. Womb of Lilithu non era male ma il gruppo stava iniziando a infilarsi nel vicolo cieco del voler dimostrare di essere evoluti e al passo coi tempi. A volte sembravano i Watain, dai. Con Mark of the Necrogram si torna all’antico, senza tuttavia fare finta di non essere nel 2018, con una produzione equilibrata.

Premi play, parte la title-track ed è di nuovo 1996. Il giro di chitarra ti rimane stampato in testa al primo ascolto. Il salto di qualità in termini chitarristici, del resto, è enorme. Belli gli assoli, belli i riff, belli gli arpeggi, belli i fischioni. Ma tutto è al posto giusto. Gli stacchi acustici, i cambi di tempo, i rigurgiti thrashettoni (Crown of Horns vi farà svitare il cranio, per poi esplodere in una mitragliata di black metal puro). E lo screaming basso alla svedese di Strokirk mi piace molto più dello stile declamatorio che stava sviluppando Sidegard. E poi caccia ritornelli veri. Lamashtu. Sacrosanct. Una meglio dell’altra. Quella facilità di scrittura quasi candida che caratterizza tutti i migliori gruppi svedesi. C’è pure la copertina di Necrolord, cosa volete di più dalla vita. (Ciccio Russo)

7 commenti leave one →
  1. weareblind permalink
    22 marzo 2018 11:02

    Mai sentiti, grazie della segnalazione. Sotto giusto ora.

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  2. 22 marzo 2018 11:40

    Gran disco! \m/ \m/ \m/ Ricordo che anche un’altra band svedese gli AVATAR… se ne uscì (qualche annetto fa) con un titolo di brano uguale; nell’album “hail the apocalypse”.

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  3. Mirko permalink
    22 marzo 2018 12:42

    Prende benissimo con questa recensione, li avevo lasciati all’ottimo “Death to All”. Copertina di Necrolord, pentacolone sulla chiesa del male… qui mi sembra tutto in regola per procedere con l’acquisto, dai.

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  4. Fanta permalink
    22 marzo 2018 13:40

    Discone. Veramente ‘na bomba. Praticamente l’ ha scritto Ramstedt da solo, un pò come Hrimthursum e Death to All. E si sente.
    D’accordissimo su Strokirk. Anni fa lessi un’intervista (bella) con Blackmon (David Parland, R.I.P.). In tempi non sospetti disse che Sidegard a Strokirk gli spiccia casa, vocalmente parlando. Ed è proprio così.

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  5. andrea-metal permalink
    22 marzo 2018 15:54

    Stavo leggendo questo articolo mentre sganciavo una bomba (non entro nei particolari) e ve lo giuro, nello stesso momento si è sentito il rumore di una bomba che ha fatto cagare sotto mezza Lombardia!!
    https://www.ecodibergamo.it/stories/bergamo-citta/due-forti-boati-sentiti-in-bergamascagente-per-strada-scuole-evacuate_1273132_11/?src=newsletter&utm_source=Newsletter-7083&utm_medium=Email&utm_campaign=Newsletter-editoriale&type=8
    Vuol dire che mi ascolterò bene bene con calma questo dischetto

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  6. Supermariolino permalink
    22 marzo 2018 23:20

    Un bel disco davvero. Era ora.

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  7. Fredrik DZ0 permalink
    22 marzo 2018 23:34

    disco tra i loro migliori, all’altezza di nocturnal silence (ho fatto l’esperimento scientifico di fare una playlist mescolando le tracce dei due album e al di là della produzione e dei volumi, è la qualità delle canzoni ad essere equiparabile). anche per me strokirk dà la paga al tossico sidegard.

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