In Nomine Doomini vol. 13: La Nouvelle Vague del dark sound d’Oltralpe
Nulla potrebbe andare storto se la band si chiamasse CORNUCOPIA, come il brano di Vol. 4, insomma, e se il disco si intitolasse Songs for Unfortunate Times. Azzeccato, no? Trattasi dell’esordio di un quartetto di Nantes di cui in realtà non si sa granché. Ma come entrée centra già l’obiettivo. Devoti al Sabba di Birmingham, adottano l’idioma inglese e anche il suono, in realtà. Nulla che faccia trasparire le origini di chi sta dietro gli strumenti. Potrebbero benissimo essere svedesi, come i Count Raven, e la qualità è buona di già. D’altronde se un riff gira bene sei a metà dell’opera. E, ad esempio, uno come quello di Eternity Screams gira benissimo. Attendiamo sviluppi.
Strana creatura questi DIONYSIAQUE, da Strasburgo. Creatura marchiata I, Voidhanger. Il disco nuovo, il secondo, si intitola La Tourbe Des Rêves. Doom, sicuro, un po’ gotico e a tratti vagamente death, ma dall’atteggiamento gargantuesco, sopra le righe, barocco. Il cantante a tratti pare ispirarsi abbastanza precisamente a Jaz Coleman dei Killing Joke. Cantano in inglese anche loro, per lo più, ma nei passaggi folk (Hate Fruit) affiora maggiormente un’anima autentica, grottesca e sfuggente. Quando prende il sopravvento la francofonia, si delinea ancora meglio lo spirito del dark sound d’oltralpe, un punk-doom alcolico e occulto (The Two Headed Boy). Non per tutti i palati, magari, ma l’approccio libertario alla materia (La Commune Ou la Mort, le barricate in copertina) sicuro qualcun altro oltre al sottoscritto lo conquista.
Ancora più sfuggenti ancora i marsigliesi PÉNITENT, con Te Veut Ivre. Probabilmente giovanissimi, anti-modernisti inamovibili, integralmente francofoni. Il loro è un doom a modo loro. Irrimediabilmente francese, con quella vena folklorica e quel senso melodico sbagliato, discutibile (sgraziato è dire poco) che si sente spesso nel rock d’oltralpe, dai Trust ai Peste Noire. Non sembra nemmeno che vadano esattamente a tempo. L’approccio è davvero naif, ma in qualche modo finisce per lasciarti incollato all’ascolto. Sembra una specie di Dark Sound alla francese, appunto, un mix anarchico di influenze disparate e magari occulte, perché no. È interessante come queste “forme” quasi primitive ed elementari di metallo antico ed ibridato, in bassa o bassissima fedeltà, si prestino così bene ad assumere connotati regionali, dalla Francia alla Russia dei Wizards, al Messico dei Santo Fuzz. Potrebbero pure infastidirvi, i Pénitent, ma io invece me li ascolto con gusto. Avec plaisir. (Lorenzo Centini)

grazie, mi andrò sicuramente ad ascoltarmi i Penitent, sembrano interessanti. Tra l’altro sono omonimi dei Penitent norvegesi, i quali pubblicarono negli anni ’90 un soporifero disco su Cold Meat Industry che ordinai dopo l’ottima recensione su MetalShock…quasi un’ora di voci declamatorie su elementari tastierine Bontempi, li mortacci de Roger Karmanik!!!
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