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Frattaglie in saldo #4

2 novembre 2010

L’autunno è sempre un periodo di ripensamento e riflessione. Io, questa volta, rifletto sulla scena estrema americana. Quel che le sta dando un po’ di vitalità è il fatto che i generi siano in parte saltati e molte nuove band incrocino stili diversi in una maniera resa peculiare dalla differente sensibilità con la quale vengono digerite le influenze provenienti dal vecchio continente. Facciamo un paio di esempi tra le nuove uscite. I BLACK ANVIL hanno un look da gruppo thrash tedesco anni ’80 ma la loro proposta è tutt’altro che ortodossa. Vorrebbero suonare blackthrash ma vengono da New York, quindi il risultato è lontanissimo dall’operato dei vari Nocturnal Breed e Bestial Mockery. Perchè? Beh, soprattutto perchè sono una sorta di nuova incarnazione metallara dei Kill Your Idols, un nome non trascurabile della scena HC della Grande Mela. Triumvirate (Relapse), loro seconda prova, non è chissà quale capolavoro ma è abbastanza originale da meritare attenzione. Brani come The Evil Of All Roots alternano sfuriate degne dei Marduk a serrati rallentamenti di derivazione post-hardcore. We Own You parte con un arpeggino psichedelico e sfocia in una classicissima carneficina black ultraveloce che guarda, a modo suo, alla Norvegia. I momenti migliori, però, sono quelli meno sparati, come Ultimate Reality, dove il background del gruppo emerge anche nel modo di concepire le melodie. Provateli e fatemi sapere. Altrettanto eclettici, ma molto meno interessanti, gli INFERNAEON, anche loro alla seconda prova sulla lunga distanza con questo Genesis To Nemesis (Prosthetic). L’act floridiano suona una specie di death americano blackeggiante con tastierone bombastiche che fanno a cazzotti con chitarracce e mitragliate di doppia cassa (Legacy of Kane) che avrebbero potuto stare benissimo su un disco degli Immolation, con tanto di assoloni pirotecnici e riff epici e maligni che a volte sembrano presi di peso dai Children Of Bodom (First Of The Fallen). Non la mia tazza di tè. Per carità, se poi siete tra quelli ai quali piacciono, che so, gli ultimi Behemoth potreste trovarci qualcosa. C’è anche una cover di Creeping Death, nobilitata dalla presenza dell’esimio Oderus Orungus dei Gwar.

I Severe Torture ti entrano subito in testa

Slaughtered (Season Of Mist) è il titolo del quinto (s)platter dei SEVERE TORTURE. Che fantasia, neh? Ma al combo olandese non è mai interessato essere qualcosa di diverso da dei seguaci dei Cannibal Corpse con un gusto tutto europeo per le atmosfere cupe e claustrofobiche. Nei frangenti più tirati (Deride Jesus) si rasenta il plagio ma, per l’appunto, a loro va bene così. E francamente anche a me. I brani che preferisco sono comunque quelli più cadenzati, come Inferior Divinity o Swallowing Decay, dove il quintetto di Boxtel sfodera maggiore personalità, con malsane melodie chitarristiche che spezzano la tensione di uno spietato massacro brutal death. Cambiamo genere, ma non filosofia, con gli svedesi INTERMENT. Ve li ricordate i Centinex? Bene. Questo progetto era nato nei primi anni ’90, aveva fatto qualche demo ma poi i membri del gruppo si erano ritrovati nella suddetta band, formatasi successivamente, e avevano lasciato perdere. Adesso che i Centinex si sono sciolti Johan Jansson, Martin Schulmann e Kenneth Englund, insieme al carneade John Forsberg, hanno tirato fuori il vecchio monicker, recuperato qualche brano vecchio e inciso un disco che spacca il culo ai cincillà. Into The Crypts of Blasphemy (Pulverised) è commovente, a partire dalla copertina, che ricorda quelle disegnate a penna che potevi ammirare sulle vecchie cassettine autoprodotte, fino a titoli come Morbid Death, Stench Of Flesh e Night Of The Undead. Death svedese vecchia scuola, stile Carnage e Grave, suonato con cattiveria, convinzione, spietatezza e una devozione ferrea al suono truculento dei tempi che furono. A noi piace così.

Il "Settimo Sigillo" di Bergman è uno degli apici della produzione artistica svedese del XX secolo. Dopo "Slaughter Of The Soul", ovviamente

Li abbiamo citati due righe fa, tra poco ce li godremo live di spalla ai Misery Index, quindi parliamone. Burial Ground (Regain/Masterpiece) è il nono full-lenght degli storici GRAVE. Già, il nono. Capirete quindi che non c’è da attendersi nulla di pirotecnico o folgorante, un po’ lo stesso discorso che vale per gli Unleashed. Gli album successivi alla reunion non mi sono dispiaciuti affatto, in particolare il notevole As Rapture Comes. Anche qua – c’è bisogno di spiegarlo? – swedish death old school, questa volta ancora più ignorante e primordiale del solito. Non è la loro prova migliore e si tira qualche sbadiglione ma per la fedeltà alla causa meritano pur sempre stima. Nel bene e nel male, una sicurezza.  E restiamo in Svezia con un disco uscito un paio di mesi prima che questo sito partisse ma del quale tocca parlare assolutamente, sia pure in ritardo: Purgatory Unleashed – Live At Wacken (Earache), registrazione di una data del tour di reunion intrapreso due anni fa dai superni AT THE GATES. Qua sono fottutamente di parte, gli At The Gates sono uno dei miei gruppi preferiti, Slaughter Of The Soul è uno dei dieci dischi della mia vita e ogni volta che lo metto su sono contento di essere al mondo per il solo fatto di poterlo ascoltare. Quindi come volete che vi parli di un live album che immortala una prestazione incredibile di Tompa e compagni e contiene una scaletta da lacrime che, a parte la strumentale acustica Into The Dead Sky, contiene TUTTI i brani di quell’immortale capolavoro e presenta estratti da ogni singola produzione dell’immensa band di Goteborg (con uno spazio inatteso dato allo spettacolare Terminal Spirit Disease)? Non si può che ammutolire e prendere il muro a testate di fronte all’ascolto di questa ultima testimonianza di una delle più grandi band della storia del death metal europeo. E chi, come me, non riuscì ad assistere a quel tour continuerà a mangiarsi il fegato (con cipolle, grazie). Meraviglioso. Sublime. Iperuranio. Fatelo vostro a ogni costo. (Ciccio Russo)

16 commenti leave one →
  1. nunzio permalink
    19 dicembre 2010 02:00

    Volete la verità?
    Il live degli At The Gates è sì bello, anzi perfetto e pure emozionante…ma poi?
    Io l’ho molto apprezzato, ma come possono pretendere di rendermi le stesse emozioni di quando quindicenne comprai la ristampa di slaughter of the soul?
    Una riflssione su TUTTE le reunion, please.

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    • nunzio permalink
      19 dicembre 2010 02:03

      …detto ciò, io a Tomas Lindberg lo bracco da anni, e se lo becco lo riempio di bacetti…nessuno come lui è mai riuscito a fondere in una personalità artistica (in una voce, anzi) tutto ciò che io cerco in musica: death metal, grind, hardcore…

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