Frattaglie in saldo #16

Recensire il nuovo dei GRAVE è un esercizio abbastanza inutile, dato che è dal loro ritorno sulle scene che Ola Lindgren e compagni pubblicano lo stesso album ogni due anni con puntualità elvetica. E quando dico lo stesso album intendo davvero lo stesso album, tenendo presente che chi scrive è in grado di trovare differenze persino tra i dischi degli Haemorrhage. Non che ciò sia necessariamente un male, però devo ammettere che Endless Procession Of Souls (Century Media), decimo full del gruppo, lascia abbastanza il tempo che trova. Rispetto al precedente Burial Ground, gli svedesi hanno alzato leggermente il piede dall’acceleratore, con una prevalenza dei mid-tempo sulle parti più sparate ma per il resto, come è ovvio, non è cambiato nulla: old school death metal alla maniera di Stoccolma, cupo e torcibudella ma meno fresco e coinvolgente del solito. Non sempre la coerenza e la devozione alla causa possono essere una scusa e ormai queste cose c’è chi le fa anche meglio di loro (tipo gli Interment).

Spostiamoci nella confinante Norvegia e occupiamoci degli AURA NOIR, tornati in studio a ben quattro anni dal precedente Hades Rise, probabilmente perché, adesso che è fuori dai Mayhem, Blasphemer ha ritrovato il tempo per ubriacarsi con gli antichi compagni di merende. Out To Die (Indie Recordings) è ormai vecchio di qualche mesetto e l’avevo recuperato in vista del loro devastante show nella capitale e fareste bene a recuperarlo anche voi perché, come dicono all’accademia dei Lincei, spacca veramente il culo. Rispetto ai bei tempi di Deep Tracts Of Hell il blackthrash degli oslensi è sempre più thrash e sempre meno black (probabilmente perché nel frattempo i ragazzi hanno imparato a suonare) ma proprio per questo fa ancora più male. Otto rudi colpi di clava sul cranio serviti da gente per la quale la storia della musica inizia con i Motörhead e finisce con i Sodom: un tiro irresistibile, uno spirito rock’n’roll alcolico e gradasso e tanto, tanto Satana. Da inserire d’ufficio nel pantheon delle guide spirituali del blog. Se poi siete così true che gli Aura Noir vi sono parsi imborghesiti, potete sempre buttarvi su Scum.Collapse.Eradication (Nuclear War Now!), quarta fatica dei REVENGE, che fanno più o meno la stessa roba ma suonata peggio e registrata alla bersagliera. Questi zozzoni canadesi, dal logo illeggibile e dalle copertine tutte uguali, continuano a farsi voler bene, tirando su un macello al quale sarebbe divertente sottoporre gli indiboi fan degli Agalloch che sostengono di capire e apprezzare il black metal. Se sentite la mancanza di raffinati gentleman come Bestial Warlust e Sadistik Exekution vi troverete a vostro agio. Dischi così ogni tanto ci vogliono. Ogni tanto.

Dai, non fa simpatia?

Cambiamo filone ma non livello d’ignoranza con i PUTRID PILE, progetto di un trippone occhialuto del Wisconsin, tale Shaun LaCanne (bel cognome), che fa tutto da solo, compreso il drum programming, che all’inizio dà un po’ fastidio ma tanto in questo settore (un lurido death all’americana con pesanti influenze grind, se non si era capito) ormai nel 90% dei casi la batteria o è pesantemente triggerata o ci ha il rullante che suona come il proverbiale fustino di Dixan. O tutte e due le cose insieme. Per il resto Blood Fetish (Sevared) è un ottimo disco di genere, più divertente della media, grazie a pezzi catchy e di breve durata, che si distingue dalla schiera di produzioni analoghe per un riffing moderatamente fantasioso e memore degli ultimi Cannibal Corpse, con un risultato finale che ricorda più il brutal di scuola olandese alla Houwitser/Severe Torture che la claustrofobia tritatutto dei vari Disgorge e Devourment. E poi c’è quella sagoma di Shaun LaCanne che fa proprio simpatia, anche solo per la sua adesione estetica allo stereotipo del nerd statunitense appassionato di goregrind e ghiotto di tacos farciti allo strutto. Ti immagini questo orsacchiottone cicciottoso che sta tutto il giorno a tracannare rutt cola e spizzarsi siti di porno estremo, buttando giù l’ennesimo testo a base di feci e mutilazioni genitali. Magari ha fondato una one man band perché, nutrendosi esclusivamente da McDonald’s e da Kentucky Fried Chicken, ha sviluppato un’aerofagia così devastante che nessuno vuole chiudersi in una sala prove con lui per il timore di morire asfissiato. E non vi ho detto ancora la cosa più bella: ANCHE DAL VIVO FA TUTTO DA SOLO! Se non ci credete, ecco qua il trailer del dvd, uscito l’estate scorsa, che immortala la sua esibizione all’Obscene Extreme del 2011:

E niente, quest’uomo è il mio nuovo mito. (Ciccio Russo)

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