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SODOM – In War And Pieces (SPV)

28 gennaio 2011

Le vicende di Mirafiori e dei minatori cileni intrappolati nelle viscere dell’Atacama hanno riportato prepotentemente nell’immaginario collettivo la questione operaia, un tema sul quale l’uomo del Novecento si era sempre confrontato, come dimostrano i film di Ken Loach, i quadri di Pellizza de Volpedo e i primi dischi dei Sodom. Mentre scriveva la storia del metal estremo con Obsessed By Cruelty e Persecution Mania, Tom Angelripper estraeva ancore carbone in una miniera della Ruhr, come avevano già fatto suo padre e suo nonno. E non ha mai dimenticato le sue radici; pensate al suo nuovo fondamentale progetto dedicato alla celebrazione dell’orgoglio minatore, i Die Knappen, autori di un heavy/thrash/rock’n’roll dall’ignoranza sublimemente teutonica. Del resto i Sodom sono tra i lasciti più importanti della cultura tedesca del secolo scorso insieme alla scuola di Francoforte e al cinema espressionista.  

"Caro Adorno, cosa ne pensi dell'ultimo dei Sodom?" "Davvero niente male, caro Horkheimer, ora aspetto con ansia il nuovo Destruction. Si va a troie stasera?"

In War And Pieces –  dopo le registrazioni del quale il batterista Bobby Schottkowski se ne è andato per non meglio specificati problemi personali con Tom (probabilmente aveva fregato delle bottiglie pregiate dalla cantina nella quale il frontman investirà sicuramente tutto quello che guadagna con la band) venendo sostituito da Markus Freiwald – prosegue sulla scia del precedente, omonimo lavoro, che in qualche modo presentava una vena melodica inedita per l’act di Gelsenkirchen. Perché un’evoluzione c’è stata, davvero, non sono le classiche differenze che notano solo i fan integralisti come il sottoscritto. Feigned Death Throes, ad esempio, ha delle chitarre che la produzione di Waldemar Sorychta fa suonare quasi svedesi. In generale prevalgono i mid-tempo scapoccioni alla Napalm In The Morning, con il coro da stadio da cantare a un festival teutonico con un litro di birra in mano abbracciati agli altri fratelli del vero metal. Come i due pezzi iniziali, la title-track e l’altrettanto irresistibile Hellfire. Il pezzo più ignorante è invece, al solito, quello cantato in crucco, Knarrenheinz, dedicata alla loro mascotte, presente in quasi tutte le loro copertine (ma secondo me in Get What You Deserve è sempre lui, in mutande), della quale spero facciano un giorno i pupazzi così ne regalo uno al mio nipotino. E non c’è un brano debole che sia uno, non l’ho messo disco dell’anno giusto perché quando buttai giù la playlist non lo avevo ancora ascoltato abbastanza. Adesso però non riesco a toglierlo dallo stereo e a lavoro sono giorni che canto i ritornelli e mimo la doppia cassa coi piedi mentre scrivo serissimi lanci d’agenzia sul Fondo di Stabilità Europeo o le aste dei titoli di stato portoghesi con la collega della scrivania davanti che mi guarda con sconforto sempre maggiore. Insomma, è il fottuto nuovo album dei Sodom, che cazzo state ancora a leggere a fare, correte a comprarlo se volete fare qualcosa di buono per voi stessi, per il metallo e per il mondo nel suo complesso.  Se avete culo trovate la versione deluxe con un cd contenente dieci canzoni estratte dallo show del venticinquennale al Wacken del 2007, show che trovate al completo nel doppio dvd Lords Of Depravity Part 2, uscito qualche mese fa: sei ore di roba, se è fico almeno la metà della Part 1 significa che è indispensabile come l’aria che respirate. Io non lo ho ancora trovato nei negozi ma non ho intenzione di ordinarlo su internet, nessuno può togliermi piccole gioie della vita come entrare in un megastore e dire: “Signorina, ce l’ha il nuovo dvd dei SODOM? Si chiama LORDS OF DEPRAVITY. La Part 2, mi raccomando“. (Ciccio Russo)

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