Road to WACKEN 2026
L’anno scorso dovetti rinunciare per vari motivi, ma stavolta tocca ritornarci, anche perché il cartellone è particolarmente interessante. Come di consueto, una lista parziale dei gruppi che non vorrei perdermi:
ALCEST: non esattamente il gruppo che ti aspetteresti al Wacken, ma potrebbero essere la sorpresa che non ti aspetti, come furono i Tiamat o i 69 Eyes l’ultima volta che ci andai.
ALESTORM: perché nel bene o nel male sono una tradizione.
ARCH ENEMY: uno dei gruppi-simbolo di Metal Skunk, anche se non per i motivi che loro si aspetterebbero.
BLACK LABEL SOCIETY: non so se ne ho mai parlato qui, ma li vidi la prima volta all’Underground di Londra, famoso locale di Camden Town piccolo e sottoterra. C’era pochissima gente, e io stavo seduto sul palchetto con Zakk Wylde a un metro che suonava la chitarra con la lingua. Li ho poi rivisti altre volte in contesti completamente diversi, ma a loro rimango legato per quel primo ricordo.
BLOOD FIRE DEATH: una cover band dei Bathory con, tra gli altri, Ivar Bjornson, Bard Faust e Blasphemer. Assolutamente imperdibili.
CASTLE RAT: Centini li aveva recensiti con altezzoso sussiego, a me però non dispiacciono per niente.
CORROSION OF CONFORMITY: non li ho mai visti e vorrei rimediare.
CRIMSON GLORY: non ho sentito il disco di quest’anno e la formazione è ovviamente stravolta, eppure…
EINHERJER: anche con loro sono fermo agli anni Novanta, però nel contesto del Wacken sono sicuro che faranno i botti.
EMPEROR: c’è bisogno che spieghi il perché?
IN FLAMES: anche qui, uno dei primi gruppi che ho sentito dal vivo. Era il tour di Colony, nel frattempo è successo di tutto, e spesso non in senso buono, ma qualche bel pezzo in scaletta ce l’hanno sempre.
JUDAS PRIEST: dall’uscita di KK Downing li ho evitati per principio, ma visto che me li ritrovo al Wacken provo a togliermi lo sfizio. Anche perché l’unica altra volta che li vidi fu con Ripper alla voce.
LACUNA COIL: orgoglio nazionale, che piacciano o meno.
MINOTAURUS: mi piace tantissimo un loro disco chiamato The Lonely Dwarf, non avrei mai pensato di riuscire a vederli dal vivo.
NEVERMORE: beh, sono curioso. In ogni caso ne parlerò benissimo, perché non vorrei mai avere qualche problema col nuovo cantante, che pare uscito dalla WWE.
PARADISE LOST: di spalla a King Diamond sono stati eccezionali, non me li perderei per nessun motivo.
POWERWOLF: dal vivo spaccano sempre.
RUNNING WILD: uno dei modi migliori per perdere la voce. Peraltro dovrebbe essere l’ultimo concerto della loro storia, anche se non è la prima volta che dicono così.
SACRED STEEL: dopo il concertone fenomenale di Erba sono diventati uno dei gruppi per i quali vale la pena farsi ore di macchina, figurarsi se te li ritrovi davanti a un festival.
SAVATAGE: all’Alcatraz c’era letteralmente gente che piangeva dall’emozione. Speriamo solo in una scaletta migliore, ma in ogni caso va bene lo stesso.
SAXON: ogni volta che vado al Wacken ci sono i Saxon, è tradizione.
SPECTRAL WOUND: la quota black metal ci sta sempre, anche in un contesto come il Wacken dove non te l’aspetteresti.
SUBWAY TO SALLY: questa è invece la quota zumpettona, visto che stavolta non ci sono gli In Extremo.
THE GATHERING: dopo la data di Trezzo, riascoltarsi tutto Mandylion con Anneke alla voce due volte in un anno è qualcosa che non avrei mai sperato potesse succedere.
THE HAUNTED: per Tompa.
TRIPTYKON: spero che suonino al buio, perché potrebbe essere uno dei momenti più alti del festival.
VREID: li vidi una prima volta allo Wolfszeit e l’ultima volta proprio al Wacken, e ho bei ricordi di entrambi i concerti, anche se per motivi completamente diversi.
YNGWIE MALMSTEEN: Carrozzi, aspettati una sfilza di video su Whatsapp.
Poi c’è anche tanto altro, e magari qualcosa me la perderò per colpa delle sovrapposizioni, ma mi pare una scaletta di tutto rispetto. Vi terremo aggiornati. Lunga vita al Wacken. (barg)




