GALVANIZER // MALFORMED // HELSLAVE // THE GREAT OBSERVER @Traffic, Roma – 17.05.2026
Pur essendo molto presto (sono appena le 20.30) ci sono abbastanza observers per i THE GREAT OBSERVER (ok, dopo questa defenestratemi alla prima occasione). Marcissimo death metal primissima maniera, con la voce bella cavernosa che sembra provenire da quel luogo imprecisato tra l’oltretomba e la stanza affianco: l’Oltrestanza, oppure la tomba affianco. Il cantante-chitarrista si presenta con camicia nera aperta fino all’ombelico (“levate ‘sta camicia!”, urlerà qualcuno a fine esibizione), scarpe eleganti e capello riccio sciolto sbarazzino: sembra un ballerino di flamenco. La seconda chitarra, invece, forse per via del baffo e qualcosa nella conformazione del cranio mi ricorda vagamente il collega Edoardo Giardina (Edo, ma che cazzo stai a fa’? Ti sei dato al flamenco pure te, vecchio trapano?). Oltre al chitarrista, a sparare growl all’impazzata c’è pure il batterista il quale, nonostante un fisico da culturista, si fa talmente il culo a capanna tra batteria devastante e vocione da orco che, a fine esibizione, penso abbia l’ambulanza che lo aspetta davanti al camerino per un ricovero d’urgenza (lo riconsegneranno al prossimo concerto, direttamente dietro le pelli, e così via).

Dopo di loro è il turno degli HELSLAVE, che tornano in pista a cinque anni da From the Sulphur Dephts con un nuovo Ep e un nuovo cantante: Enrico di Lorenzo, dietro il microfono anche degli Eyeconoclast, uno dei miei gruppi feticcio dell’underground romano dai tempi in cui mi facevo le canne all’ora di religione. Fisicamente mi ricorda un po’ il cantante degli Eiffel 65, quindi si passa dal flamenco all’eurodance con molta nonchalance, non ci facciamo mancare niente stasera. Con gli Helslave il death metal si fa meno ottantiano e più moderno, con ritmi serratissimi e riff chirurgici. Ci sento qualcosa degli Aborted, soprattutto nell’alternanza tra growl e scream ad opera del nostro cantante Enrico, Sven de Caluwé de noantri. Cantante Enrico che leggo essere, nella vita di tutti i giorni, un medico chirurgo specializzato in audiologia e fonometria, che fa il cantante death metal per una strana legge del contrappasso che lo condanna a martoriarsi l’udito in maniera permanente. Strana la vita!
Dopo gli Helslave mi concedo una quindicina di sigarette e il mio sguardo si sposta sul pubblico: si spazia tra tutte le età e – ormai inutile ribadirlo – le donne sono più che raddoppiate rispetto a li tempi mia. Ho notato anche un leggero incremento dei quasi sessantenni, forse per via del sapore old school della serata. Del resto il death metal esiste da una quarantina d’anni, e i deathster della prima ora, cresciuti a pane (coi vermi) e Left Hand Path, ormai sono dei boomer che mettono la foto con gli occhiali da sole a specchio in spiaggia nell’avatar di facebook e sotto la scritta “il mare dietro di me è calmo perché la tempesta sono io”, o qualche altra massima simile.

Ci spostiamo finalmente in Finlandia coi MALFORMED (molto fico il nome, avessi una band death metal la chiamerei così). Professionalità e poche parole, “tipico dei finlandesi”, direbbe una vecchia pubblicità. Qualche problema tecnico, di cui i musici si scusano in tempo reale. Che belli questi angioletti iperborei senza un pelo in faccia (il bassista non sono sicuro abbia raggiunto la maggiore età) che macinano riff spaccaossa e growl demoniaci come se non ci fosse un domani. C’è ancora speranza per il futuro. Un futuro che però guarda molto al passato, perché si torna di prepotenza negli anni ’80. Si sentono i primi Carcass, gli Obituary e compagnia putrescente. Nonostante la giovane età, i nostri suonano già come dei veri esperti. Menzione speciale per l’eclettico batterista, che ha marinato la scuola per venire in Italia a devastarci le orecchie con un drumming tutt’altro che scontato.
Coi GALVANIZER, headliner di questa ottima serata, anche loro finlandesi, viene giù tutto il Traffic: un assalto sonoro all’arma bianca, con volumi da codice penale (a fine serata tutti a farsi un esame audiometrico da Enrico degli Helslave, me raccomando). Death metal old school, ciccione e fracassone, che non disdegna però rallentamenti putridi e morbosi e bordate da scapoccio compulsivo, soprattutto nei pezzi meno datati, che un tempo avremmo definito death’n’roll. Attivi dal 2013 e con due Lp alle spalle, fisicamente sono i fratelli maggiori camionisti dei Malformed: sono proprio quelli che i quattro finlandesini imberbi di prima chiamano al cellulare quando si mette male nei bar di ubriaconi di Helsinki. Il cantante, poi, ha un non so che di western, con quel baffo alla Wyatt Earp. Lui sì che fa rispettare la legge e l’ordine, e agli sbronzi banditi dei puzzolenti saloon della Lapponia vengono le stalattiti al culo quando lo vedono arrivare. I suoi compagni, invece, lavorano in una fabbrica metallurgica (Galvanizer sta per zincatore), quindi, poco prima di mezzanotte, ci salutano e se ne vanno a casa, altrimenti domattina il loro capo, se li vede arrivare in ritardo, li manda a spalare neve a mani nude nella tundra. (Gabriele Traversa)
