Frattaglie in saldo #17

Evil-Dead

Inizialmente l’idea era dedicare questa puntata di frattaglie in saldo alle uscite death metal del 2012 dei quali ritenevo valesse la pena parlare ma che non sono riuscito a recensire all’epoca per meri motivi di tempo. Perché, come dice Nunzio, spesso si passano i primi mesi dell’anno nuovo a recuperare dischi dell’anno vecchio. Come, dunque, non voler dire la propria sugli Abonimable Putridity, nuova promessa dell’underground brutal russo? Come non dedicare il giusto spazio al ritorno dei Masachist, cult band polacca oggetto in passato di un dotto approfondimento a cura del desaparecido Matteo Cortesi? Come sottovalutare il contributo alla scena svedese dei Necrovation? E così via. Solo che, così facendo, uno si ritroverebbe subito punto e a capo, con una caterva di nuove release accumulatesi nel frattempo. E quindi ciccia. Ho capito che gli album dell’anno prima sono come le belles passants di Brassens. Ogni lasciata è persa. Entonces, che sul pezzo si stia. Partiamo da una nostra vecchia conoscenza, i DEFEATED SANITY, che avevo scoperto con il precedente Chapters Of Repugnance e del cui nuovo album, Passages Into Deformity (Willowtip), vi avevamo già spiattellato un’anteprima. Il brutal ipertecnico con scappellamento a destra non è certo la mia tazza di té, eppure questi feroci tedesconi non smettono di piacermi. A rendere questo macello di blast beat e cambi di tempo differente da tanto materiale omologo di provenienza statunitense sono i suoni, cupi e freddi ma non troppo plastificati, un’attitudine piuttosto old school e, last but not least, una forza d’urto impressionante, segno che ai berlinesi interessa più fare male che mostrare quanto siano bravi con gli strumenti. Del resto non stiamo parlando certo di pivellini; stanno in giro da quasi due decadi e le regole del genere le conoscono bene. Lo dimostrano randellate spaccacrani come Verblendung o The Purging, che faranno breccia tra le cervella di ogni appassionato di efferatezze soniche. Solo ora mi rendo conto che il batterista, unico membro superstite della line-up originale, si chiama LILLE GRUBER.

L’insanguinato vessillo dei GRAND SUPREME BLOOD COURT raccoglie tre quarti dell’attuale line-up degli Asphyx (il batterista Bob Bagchus, il cantante Martin van Drunen e il bassista Alwin Zuur), più Eric Daniels, storica ascia degli olandesi ai tempi di The Rack, e il bassista degli Hail Of Bullets, Theo Van Eekelen. Bow Down Before The Blood Court (Century Media), preso come divertissement, è pure grazioso, ma somiglia troppo a una versione ripulita e svedeseggiante (nel senso entombediano del termine) della band madre per interessare davvero. Ruvide cavalcate, lugubri stacchi doom, l’ombra degli Ophtalamia nei frangenti più riflessivi, suoni abbastanza moderni, un approccio tra il ruffiano e il caciarone. Non male, però non morde come dovrebbe. E dall’inevitabile confronto con Deathhammer esce perdente. Sfizioso il concept, che ruota intorno a una specie di spietata inquisizione anticristiana, la Grand Supreme Blood Court appunto, che infligge pene terrificanti ai rei.Voi un ascolto concedeteglielo lo stesso, non si sa mai. Ci si domanda, più che altro, perché gli Asphyx non si riprendano direttamente Daniels dato che, se hanno messo su un side-project insieme, i rapporti non dovrebbero essere proprio pessimi.

martyrs_still2081Quella degli SVART CROWN è una svolta curiosa e un po’ furbetta ma non inedita. Li avevamo lasciati con il discreto Witnessing The Fall, death/black canonico ma funzionale, un po’ alla Behemoth. Con Profane, (Listenable), loro terzo album, i francesi cambiano pelle e si reinventano inserendo forti richiami al post-hardcore più oscuro e tagliente, un crossover già tentato, con risultati migliori, da act americani come i Black Anvil e i Tombs. L’esperimento riesce però a metà: si sente che non è esattamente cosa loro, e gli episodi più ispirati restano quelli dove riemerge la componente death metal fangosa alla Morbid Angel o quella epica & maligna (Until The Last Breath), più che i momenti dove giocano a fare i fratellini cattivi dei Cult Of Luna.  Il classico esempio di scuola di “passo più lungo della gamba”.

Non si spostano invece di una virgola (né si capisce perché dovrebbero fare altrimenti) quei simpatici guerrafondai dei JUNGLE ROT, il tipico gruppo che fa più o meno sempre la stessa cosa ma, disco dopo disco, continua a farla sempre meglio. Terror Regime (Victory), settimo full in quasi vent’anni, è ancora più essenziale e diritto all’obiettivo del precedente Kill On Command (recensito in una precedente edizione di questa amabile rubrichina), grazie a una componente hardcore, sottile ma tangibile, che aumenta esponenzialmente la carica distruttiva di un death/thrash d’assalto, dai riferimenti piacevolmente datati (agli altri vecchiacci in ascolto potrebbe venire in mente gentaglia come Holy Terror e Devastation) ma tutt’altro che passatista e stantio. Sempre azzeccati e funzionali al contesto i fugaci sprazzi melodici, che possono ricordare gli ultimi Sodom. Ci spariamo il video della title-track scapocciando fortissimo e menando pugni contro il muro:

Per non recensire solo gruppi che erano già attivi quando frequentava la quarta ginnasio, chiudiamo con gli ep di debutto di tre giovani accolite di sfascioni. Torniamo in terra di Cermania con Founded On The Shambles, quattro canzoni con le quali vedono la luce i BLACKWATER. Death metal tecnico, dai suoni fin troppo moderni (lo stacchetto meshuggoso un paio di volte salta fuori), che erompe in cruente mitragliate black e ripiega su un riffing cadenzato e inquieto alla Immolation. Devono ancora trovare una loro identità ma le cose che funzionano superano le ingenuità. Da aspettare al varco tra un paio d’anni. Di recentissima formazione anche i romani GALERA, che raccolgono tre ex membri degli Ebola che, reclutato il batterista dei Payback, hanno dirottato verso territori più vicini al postcore. Nelle cinque tracce di Roma Isterica si passa da sfuriate che ricordano nello spirito la vecchia band a momenti più riflessivi alla Converge, che spesso si trasformano in sferragliate dal sapore più metallaro (Sanguine). Azzeccata la scelta del cantato in italiano, che funziona soprattutto nei momenti meno frenetici. Da riascoltare con una produzione migliore, dato che i pezzi sono piuttosto strutturati. Hardcore de ‘sta città. Chiudiamo con i GRISLY AMPUTATION da Pittsburgh, brutal death trucido con spremute di budella goregrind. Più dinamici e divertenti della media del genere, che non frequento moltissimo, però ogni tanto capita qualcuno che ti sta simpatico senza motivo. Tipo i Putrid Pile. O questi qua. Meraviglioso il titolo Scraping The Resin From Your Lungs, che suggerisce una tattica estrema da adottare quando finisce l’erba e hai in casa un altro cannabinomane. Quanto ai lunghissimi sample dai film splatter, non ne ho riconosciuto manco uno. È che non sono molto aggiornato ultimamente, che con l’età mi sono spostato sui western e sui film di guerra. Forse dovrei rivedermelo un Massaccesi, ogni tanto. E Cannibalistic Tendencies è un po’ come un Massaccesi ogni tanto. Lo trovate tutto su bandcamp.

Vi lascio con i genovesi VAREGO e il video ufficiale di Soul To Devour, da TVMVLTVM, prodotto da Billy Anderson, ora al lavoro sul loro secondo album, previsto nei prossimi mesi. Post-qualcosa ritualistico e tooliano a tinte stoner. Sono fissati con Lovecraft e i polpi, quindi ne dovevo parlare per forza. Arimortis.

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