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Frattaglie in saldo #13

6 settembre 2011

Un fan dei Pestilence cerca di dare una chance a “Doctrine”

Finalmente ho trovato cosa inserire alla voce “peggior disco” nella playlist di fine anno. No, non sto parlando di Illud Divinum Insanum, un vero e proprio cult che è ormai il nostro piccolo Plan 9 From Outer Space e – da un certo punto di vista – il vero disco del 2011, bensì dello sconfortante comeback dei PESTILENCE. Che la riesumazione dell’act olandese fosse utile come i maglioni per cani (cit.) si era già capito dal primo lavoro sortito dalla reunion, quel Resurrection Macabre che, pur essendo una discreta rottura di coglioni, si manteneva almeno su livelli prossimi al minimo sindacale. Il nuovo Doctrine (Mascot) è invece uno dei platter più genuinamente insostenibili mi sia capitato di ascoltare di recente. Il death metal tecnico e abrasivo che rese famosi i Pestilence nei primi anni ’90 sa oggi di rancido, tra riff che sembrano composti da una cover band dei Morbid Angel in down da anfetamine, la voce di Patrick Mameli ridotta a un fastidioso gracchiare, svarioni ritmici del tutto pleonastici – al basso c’è sempre il fenomeno Jeroen Paul Thesseling, che ha da poco scaricato gli Obscura (contento lui…) – e un vuoto di idee che definire pneumatico è un complimento, a partire dall’originalissimo concept antireligioso. Qua di antireligioso però ci sono solo le bestemmie che avranno tirato i malcapitati che  hanno acquistato questa porcheria, la cui fruizione integrale è un’esperienza paragonabile a un vero e proprio calvario che non auguro nemmeno al mio peggior nemico. Meglio rifarsi le orecchie con Entity (Nuclear Blast), quinta prova sulla lunga distanza degli ORIGIN, che da poco hanno accolto a bordo Jason Keyser, ex sturalavandini dei purtroppo defunti Skinless (che non ha partecipato però alle registrazioni). Si tratta probabilmente della prova più matura dell’act di Topeka, che si è lasciato definitivamente alle spalle le ingenuità degli esordi e ci regala una delle migliori uscite del 2011 in campo di brutal death tecnico. Non è esattamente il mio genere e non resisteranno nel mio stereo più di tanto ma devo ammettere che, a differenza del 99% delle formazioni analoghe, Gli Origin le canzoni le hanno. Al netto di qualche soluzione stucchevole, gli sfoggi di perizia strumentale sono sempre messi al servizio di brani rifiniti al cesello che spaziano con disinvoltura dal furore grind di Purgatory agli oltre sette minuti di Consequence Of Solution. Forse un po’ freddini ma è questione di gusti.

Se invece preferite qualcosa di più grezzo e ignorante potete buttarvi su Kill On Command (Victory), nuovo parto dei truculenti JUNGLE ROT che, ormai al sesto full length, si confermano una garanzia. Tutt’altro che innovativo ma comunque dotato di uno stile personale e riconoscibile, il quartetto del Wisconsin suona un death metal groovy e scapoccioso reso più dinamico e trascinante da robuste dosi di thrash (ci sono pure i cori da stadio) e da un uso moderato ma intelligente della melodia. L’insieme è un po’ altalenante ma i brani migliori (Blood Ties, Demoralized, la stessa title-track) sono randellate dall’impatto irresistibile che non mancheranno di fare breccia nei cuori più old school. Dopo aver spaccato tutte le costole intorno, s’intende. Consigliati a chi apprezza le pietanze semplici ma sostanziose. Altrettanto pestone, ma molto meno divertente, è Necropolis Transparent (Nuclear Blast), terzo album a firma dei LOCK UP, che – dopo un tour di riscaldamento – fanno il loro ritorno a a nove anni dal precedente (e strafico) Hate Breeds Suffering. Per chi avesse trascorso gli ultimi lustri in una base antartica, la line-up comprende l’ex ugola degli At The Gates, Tomas Lindberg, Shane Embury dei Napalm Death al basso e l’onnipresente Nicholas Barker dietro le pelli. Il chitarrista dei Criminal Anton Reisenegger, ha preso invece il posto che fu di Jesse Pintado, morto nel 2006, ed è forse per questo che la faccenda è diventata meno interessante. Stilisticamente identico al suo predecessore ma assai più fiacco e noioso, Necropolis Transparent non può essere certo definito un brutto disco, però non c’è nessun motivo per cui lo dobbiate preferire al debutto di un gruppo di adolescenti serbo-croati che fa più o meno la stessa roba. Va bene che se suoni in diciottomila band alla volta non puoi avere sempre idee fresche, ma qua pare davvero che Tompa e Shane abbiano messo insieme gli scarti di registrazione di Disfear e Napalm tanto per far uscire qualcosa. Solo per completisti terminali. Vi lascio con una preview del nuovo disco degli inossidabili Vader, del quale parleremo a breve. Nel frattempo siate gentili con il prossimo, non mangiate i grassi, leggete un buon libro, fate passeggiate e cercate di vivere in pace e armonia con gente di ogni fede o nazione. Arimortis. (Ciccio Russo)

16 commenti leave one →
  1. 6 settembre 2011 20:05

    Lock Up: delusione bruciante.
    Ho detto.

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  2. sergente kabukiman permalink
    6 settembre 2011 22:55

    e così i pestilence hanno fatto fiasco..andiamo bene

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  3. preck permalink
    13 settembre 2011 14:44

    non mi sembra che DOCTRINE dei Pestilence sia così orribile come viene descritto sopra, anzi rispetto a tanto piattume estremo ci sono delle buone idee. Sicuramente non siamo ai livelli dei vecchi album, ma si ascolta ben volentieri. Per inciso, sono di quelli che hanno comprato il cd e non me ne sento affatto pentito.

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