Tag Archives: sbudellamenti

Scendi il cane che lo piscio: DEVOURMENT – Obscene Majesty

Giusto due mesi fa cadeva il ventennale di Molesting the Decapitated, il disco che lanciò i Devourment come uno dei gruppi più influenti della scuola death americana degli anni zero, tra i capofila, insieme ai Disgorge, di quello che, quando ancora avevo tempo da perdere sui siti specializzati americani, scoprii essere stato battezzato dai giovani d’oggi “slam”, ovvero un’estremizzazione degli

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La finestra sul porcile: TERRIFIER

Scrivo solo ora di questo piccolo disgustoso gioiello perché non ne conoscevo l’esistenza fino a venerdì scorso. Quando il tempo fa cagare (e credetemi, nelle steppe dell’Est Europa non è rara occorrenza), oltre a cucinare melanzane alla parmigiana per la mia deliziosa compagna, la quale, abituata a crauti, cipolle e patate, sembra avere scoperto un mondo nuovo ed è bellissimo

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Avere vent’anni: BROKEN HOPE – Loathing

Ricordo come se fosse ieri l’uscita del disgustoso Loathing. Dopo l’altrettanto disgustoso Repulsive Conception, uscito due anni prima, ci si aspettava un ulteriore salto di qualità dai Broken Hope, et voilà. Laddove Repulsive… era ultra-complicato, ipertecnico, e soprattutto lunghissimo, le cose si semplificarono (per modo di dire) in questo quarto full degli statunitensi. È un disco che va dritto al punto. Il

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Frattaglie in saldo #18

I giapponesi che suonano metal estremo sono un po’ come gli europei che disegnano manga. Puoi essere tecnicamente valido e applicarti al meglio, tuttavia qualcosa mancherà sempre in termini di autenticità. Prendete i pur validi Ritual Carnage (che fine hanno fatto?) o i loro concittadini COFFINS, che varcano la boa del quarto full di una discografia costellata di split ed

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DEVOURMENT – Conceived in Sewage (Relapse)

La prima cosa che mi viene in mente quando penso ai Devourment è l’arresto di Ruben Rosas, che cantò sul debutto Molesting The Decapitated per poi passare alle sei corde sul successivo Butcher The Weak, cedendo da quel momento il microfono al bassista Mike Majevski. Nel 2002 l’antiautoritaria ugola d’oro, pur di esibirsi al Colorado Death Fest, violò la libertà

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