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Frattaglie in saldo #12

18 luglio 2011

I neozelandesi ULCERATE non mi hanno mai fatto impazzire. Ho sempre apprezzato l’ottica schizoide e, nei limiti, peculiare attraverso la quale interpretano il death metal, riconosco loro talento e originalità ma non è che Of Fracture And Failure e Everything Is Fire abbiano girato chissà quanto nel mio stereo. Con The Destroyers Of All (Willowtip/Hammerheart), il trio di Auckland sembra voler calcare ulteriormente la mano sulla componente post-qualcosa alla Neurosis: i tempi sono ancora più rallentati e ipnotici e permane il loro gusto per lo svarione ben dosato, con tecnicismi quasi impercettibili e controtempi che non guastano l’impatto di una coltre di chitarre pesante e opprimente. Il problema è che, con tutte le band che si sono buttate nel genere partendo da lidi extreme metal, questi kiwi, pur confermandosi un ensemble di tutto rispetto, non riescono a emergere per una particolare freschezza di idee. Cambiamo totalmente registro con i compagni di etichetta BLOOD FREAK, dei quali vorrei tanto poter parlare bene a prescindere dato che vengono dalla mia città americana preferita e hanno lasciato ai posteri, con il loro secondo album Live Fast, Die Young… and Leave a Flesh-Eating Corpse!, uno dei migliori titoli della storia. Purtroppo Mindscraper (Willowtip/Hammerheart), quarto full lenght di questi buontemponi, diverte solo a tratti. Il genere è sempre quello, death/grind caciarone e volutamente sopra le righe. La prima metà del disco scorre però nella noia, tra “sperimentazioni” che lasciano il tempo che trovano (la simil-techno di  Psychoplasmic) e un minimalismo eccessivo per brani che quasi sempre superano la soglia dei tre minuti. Si comincia a ragionare con gli ultimi pezzi, più groovosi e d’impatto, ma gli amanti delle nefandezze musicali avranno sicuramente pietanze più succulente da degustare.

Continuiamo ad addentrarci nelle viscere dell’underground più putrido. Un lettore mio conterraneo mi ha consigliato i PUTERAEON, quartetto all’esordio che, con la sua adesione pedissequa ai canoni del death svedese old school primigenio, sembra quasi voler chiedere scusa a nome di tutta la nazione per aver dato i natali agli In Flames. The Esoteric Order (Cyclone Empire) è il classico buon disco di genere che non guarda oltre i primi di Entombed e Grave, tra chitarre ribassatissime, un incedere a volte doomy e riferimenti lovecraftiani, ma può risultare fonte di notevole sollazzo per i nostalgici più coriacei. Certo, anche questo genere di amarcord c’è chi lo fa meglio (tipo gli Interment) e tredici canzoni sono un po’ troppe per scongiurare del tutto la noia. Onesti faticatori dello strumento, si diceva un tempo. Di solito si tende a diffidare delle band estreme provenienti da località inusuali, eppure sono sempre di più le eccezioni che confermano la regola. Un paio di esempi? Prendete i WEAPON. All’anagrafe sono canadesi ma il loro leader e fondatore, il signor Vetis Monarch, è nato in Bangladesh, ha riparato in Alberta nel 2005 e ha rifondato il gruppo con gente del posto. From The Devil’s Tomb (Anja Offensive/Agonia Rec.), seconda prova del blasfemo four-piece, non è affatto male. Death/black dal forte afflato epico che alterna con efficacia cavalcate in doppia cassa da giorno del giudizio e frangenti melodici e ariosi di una certa suggestione che possono ricordare alla lontana roba tipo i The Chasm o gli Ancient Rites meno cafoni. Da recuperare. Hanno forse bisogno di meno presentazioni gli INQUISITION. I blackster colombiani, anch’essi trasferitisi di recente in Nord America, tagliano il traguardo del quinto album con il sorprendente Ominous Doctrines Of The Perpetual Mystical Macrocosm (No Colours). Anche qua si spinge molto sul pedale dell’epico & maligno, con un notevole protagonismo delle chitarre e dei pezzi abbastanza strutturati. Nelle parti sparate i riferimenti sono quelli più ovvi, Immortal in primis; i brani più lenti ed evocativi lasciano invece emergere una certa personalità e catturano con le loro atmosfere funeree e glaciali. Sicuramente molto meglio di tanta roba analoga che arriva dagli States. Ascoltatevi una ballata macabra come Desolate Funeral Chant e fatemi sapere. Vi lascio con un’anticipazione del nuovo album dei Decapitated, del quale parleremo la prossima volta insieme a un paio di altre uscite un po’ più, ehm, mainstream tipo questa. Stay gore & tuned.(Ciccio Russo)

9 commenti leave one →
  1. 18 luglio 2011 11:46

    A volte rifletto su quanto sia bello essere metallari per cominciare la ricerca di gruppi come questi già alle nove di mattina…

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  2. Certain Death permalink
    18 luglio 2011 12:19

    Il nuovo Decapitated è un disco divino, l’ho ascoltato parecchie volte e mi è piaciuto un casino. Va be sul nuovo Origin non c’è nient’altro da dire, non so se a te è piaciuto, ma nel mio stereo sta girando ininterrottamente, è perfetto.

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  3. 18 luglio 2011 13:55

    mainstream???
    ciccio ma allora tu non vivi HARDCORE RADIKULT!!

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  4. Necrohamster permalink
    18 luglio 2011 18:14

    Il cd degli Ulcerate è una roba pazzesca!

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